L’AQUILA – “Sono stato sentito dai magistrati come testimone. Ho ribadito di non aver avuto alcun contatto con l’imprenditore Riccardo Fusi al di là della telefonata che mi è stata passata da Denis Verdini. Ho ribadito anche di non aver mai ricevuto da quest’ultimo sollecitazioni in nessun senso”. 

È quanto dichiarato dal presidente della Giunta regionale e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, al termine del colloquio con i magistrati della procura distrettuale antimafia dell’Aquila che indagano sugli appalti per il G8 dell’Aquila e sulla ricostruzione post-terremoto.

Un appuntamento a sorpresa, avvenuto in tarda serata, dopo che nel pomeriggio Chiodi durante un’intervista aveva usato una formula dubitativa sulla data dell’incontro con i magistrati, già annunciato: “Non sono stato convocato dal procuratore Rossini, ma dalla dottoressa Capasso. Pero’ dobbiamo concordare quando”.

Nella stessa intervista, Chiodi si è anche sfogato lungamente sul difficile clima che grava attualmente sulla politica abruzzese. Un clima che il governatore ha definito “da inquisizione” e “da caccia alle streghe”, anche se ha ribadito, combattivo: “Non mi arrenderò: sono come un cinghiale”.

INCONTRO IN SERATA IN PROCURA ALL’AQUILA

Chiodi è stato sentito in serata come persona informata sui fatti dal procuratore antimafia, Alfredo Rossini, e dal sostituto Olga Capasso, distaccata all’Aquila dalla procura nazionale antimafia per rafforzare l’azione di contrasto alle infiltrazione mafiose nella ricostruzione post terremoto.

Il presidente, in circa un’ora di colloquio, ha chiarito la sua posizione in relazione a quanto emerso dalle intercettazioni telefoniche inviate all’Aquila dalla procura di Firenze relative all’inchiesta sui Grandi eventi e sul G8 della Maddalena, che ha portato tra gli altri all’arresto del presidente del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, Angelo Balducci, e dell’imprenditore Diego Anenome e al coinvolgimento del capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso.

In particolare, Chiodi è stato intercettato mentre parla con l’imprenditore Riccardo Fusi, presidente dimissionario della Btp, azienda di costruzioni di rilievo nazionale, dal telefono del coordinatore nazionale Verdini.

Il colloquio termina con una promessa di incontro che, secondo Chiodi, non è mai avvenuto. Fusi e Verdini sono indagati dalla procura distrettuale antimafia dell’Aquila, insieme all’imprenditore aquilano Ettore Barattelli, presidente del consorzio Federico II, del quale fanno parte la stessa Btp e le altre due imprese aquilane Vittorini Emidio e Marinelli-Equizi.

Proprio intorno al Federico II, peraltro in corso di scioglimento, nato dopo il terremoto per aggiudicarsi appalti nella ricostruzione, ruota l’inchiesta: i magistrati sospettano che gli imprenditori abbiano preso o cercato di prendere appalti attraverso l’intercessione di amicizie politiche importanti.

Rossini e Capasso, i quali, raggiunti in serata al telefono mentre tornavano a Roma, non hanno voluto né confermare né smentire il colloquio con Chiodi, hanno convocato come persone informate sui fatti anche il capo della Protezione civile Bertolaso e il presidente della Cassa di Risparmio della provincia dell’Aquila, Rinaldo Tordera.

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