CHIETI – Il caso dei rifiuti del pescarese continua a tenere banco a Chieti, dopo il Consiglio regionale di ieri in cui si è affrontata la questione e il nuovo incontro istituzionale di questa mattina nella sede pescarese della Regione.
Se il vertice di oggi non ha portato grandi novità, il Consiglio di ieri si è tirato dietro uno strascico di polemiche, soprattutto da parte dell’Italia dei valori, che ha replicato alle dichiarazioni dell’assessore regionale teatino Mauro Febbo (Pdl).
Nel corso del vertice regionale, il Comune di Chieti ha ribadito la propria contrarietà ad accettare nuovi conferimenti provenienti dal Pescarese, almeno in questo momento. La posizione del Comune è in linea con quanto deciso a livello regionale di destinare l’immondizia di Colle Cese prima a Sulmona (L’Aquila) e Cupello (Chieti) e poi, in ultima analisi, e se la situazione dovesse nel frattempo rimanere la stessa, a Chieti.
Scende in campo anche l’Upa, l’unione delle Province abruzzese, con il presidente Enrico Di Giuseppantonio, che ha convocato un nuovo vertice regionale sul problema rifiuti per il 21 marzo prossimo.
Si partirà dal problema del pattume del pescarese per affrontare tutta la complessa problematica dello smaltimento dei rifiuti su base regionale.
IDV CHE CHIEDE CHIAREZZA A CHIODI, FEBBO E DI PRIMIO
Secondo il coordinatore regionale dei giovani Idv, Giampiero Riccardo, “il Consiglio regionale straordinario che si è tenuto ieri pomeriggio è stata un’occasione sprecata per far luce sulle reali intenzioni della Giunta Chiodi sulla discarica pubblica di Chieti. Tante chiacchiere e pochissime informazioni”.
Per Riccardo il Pdl teatino, e in particolare l’assessore Febbo, ha messo in campo un doppio gioco poco chiaro, che servirebbe solo a mischiare le carte in tavolo.
“Febbo, al microfono, quindi rigorosamente riportato a verbale, – dichiara Riccardo – ha volontariamente alterato la realtà teatina, arrivando addirittura a dichiarare che lui stesso ha incontrato e illustrato ai cittadini di contrada Casoni, la delibera di Giunta regionale che disciplinerà il conferimento dei rifiuti del pescarese nella confinante discarica. Affermazione completamente falsa, poiché i rappresentanti del comitato civico “Il Bivio”, nonostante molteplici richieste, ancora oggi non vengono ‘ricevuti’ da Febbo e tanto meno dal sindaco, Umberto Di Primio”.
“L’amministrazione Di Primio – continua il coordinatore dei giovani Idv, il primo ad aver tirato fuori il caso dei rifiuti del pescarese – ha dato alla Regione la disponibilità di Casoni sin dal primo momento, ma nel contempo dichiarando ai cittadini di Chieti la propria contrarietà”.
Riccardo conclude chiedendo chiarezza: “Chiodi, Febbo, Di Primio rispondano una volta per tutte a tre semplici domandine: da quando e per quanto tempo i rifiuti di Pescara potrebbero andare a Casoni? Quali quantità verrebbero trasportate? c’è il rischio che la discarica di Casoni possa essere ampliata? e poi, io un’altra domanda gliela farei: voi andreste a vivere a Casoni?”
L’INCONTRO DI QUESTAMATTINA A PESCARA E LA POSIZIONE DEL COMUNE DI CHIETI
Alla presenza del direttore regionale del Servizio rifiuti, Franco Gerardini, del direttore della Protezione civile e Ambiente, Carlo Visca, dei sindaci della provincia di Pescara, del presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa, dell’assessore all’ambiente della Provincia di Chieti, Eugenio Caporrella, del sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, dell’assessore allo smaltimento dei rifiuti del Comune di Chieti, Alessandro Bevilacqua, del presidente di Ambiente Spa, Massimo Sfamurri e di Roberto Pasqualini rappresentante della Deco, società che gestisce sia Colle Cese che Casoni, si è svolto stamane a Pescara il nuovo incontro sul problema rifiuti.
Il Comune di Chieti, fa sapere il sindaco Di Primio, ha ribadito di nuovo la propria contrarietà all’utilizzo, in tempi immediati, della discarica di Chieti da parte di Ambiente Spa, Consorzio di smaltimento dei rifiuti della provincia di Pescara.
“Pur avendo risposto, infatti, nella sola misura del 5 per cento e solo se strettamente necessario, – dichiara infatti Di Primio – all’appello ad una solidarietà regionale, il fermo obiettivo della mia amministrazione è quello non solo di tutelare la salute dei cittadini che abitano nella zona circostante l’area di Casoni, ma anche ribadire la contrarietà a qualsiasi ampliamento e rimodulazione della discarica di Chieti, ai fini della sua stessa chiusura definitiva”.
“Chieti, città virtuosa per il rispetto dell’ambiente, ha adottato nel corso degli ultimi anni strumenti validissimi per la tutela ecologica, come la raccolta differenziata, che ha raggiunto le soglie del 65% , e importanti certificazioni ambientali. Questi sforzi, compiuti dalla cittadinanza tutta, – ha concluso il sindaco – non possono essere vanificati a causa di una tardiva o mancante programmazione, motivo per il quale mi batterò strenuamente affinché la discarica di Chieti sia l’ultimo luogo disponibile per il conferimento dei rifiuti del pescarese”.
DI GIUSEPPANTONIO CONVOCA UNA NUOVA RIUNIONE PER IL 21 MARZO
Il Presidente dell’Unione delle Province abruzzesi nonché presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, ha convocato per il prossimo 21 marzo a Pescara alle ore 11.30 presso la Sala Figlia di Jorio della Provincia, un tavolo di lavoro e di confronto per discutere della situazione dei rifiuti in Abruzzo e per una verifica della normativa regionale in materia.
Alla riunione sono stati invitati la Regione Abruzzo, i Presidenti delle quattro Province con i rispettivi assessori all’ambiente, i presidenti delle commissioni ambiente ed i dirigenti di settore delle Province abruzzesi.
“In un momento in cui sembra profilarsi un’emergenza rifiuti in diversi comuni abruzzesi – dice Di Giuseppantonio – verificheremo quale ruolo in concreto possono avere le Province”.
“Siamo alle prese con una situazione di criticità che si può risolvere attraverso una sorta di contributo di solidarietà da parte di tutti, ma è evidente – conclude il presidente – che senza un piano organico e funzionale dei rifiuti ci ritroveremo ogni due, tre mesi, con le discariche sempre più prossime all’esaurimento e con lo spettro dei rifiuti abbandonati nelle strade”.





