CHIETI: “Grazie al sindaco Umberto Di Primio e alla sua Giunta gli operai della società pubblica Teateservizi rischiano di perdere anche il diritto alla disoccupazione e i teatini di veder interrotti i servizi di cui si occupa la società”.

La denuncia è del capogruppo della lista civica Chieti per Chieti ed ex assessore comunale Luigi Febo che questa mattina ha tenuto una conferenza stampa sui problemi della società pubblica.

A fine mese scade la proroga degli affidamenti dei servizi, “dopo due anni – sottolinea Febo – in cui si è andati avanti con proroghe su proroghe, fuori da ogni norma di buon governo e di legge, come è stato rilevato anche dai revisori dei conti e dal segretario segretario generale”.

“Proprio per mettere la parola fine a questo stato di cose – continua l’ex assessore comunale – in una delibera di indirizzi del 29 dicembre scorso si fissava il termine del 25 gennaio per presentare il nuovo piano industriale della società pubblica. Oggi è appunto il 25 ma del piano neanche l’ombra. Non sono riusciti a rispettare neanche un impegno preso da loro stessi”.

“E non crediamo – dice ancora il capogruppo della lista civica di minoranza – che riescano a portare il piano industriale entro fine mese, perché occorre anche il parere dei revisori dei conti e poi un passaggio in commissione”.

Con grande probabilità si dovrà ricorrere ad una nuova proroga, almeno per salvaguardare la continuità dei servizi gestiti (riscossione, verde pubblico, cimitero, parchi gioco e impianti sportivi).
 

Ma il problema non è relativo solo ai servizi ma anche al personale che rischia non solo di rimanere a casa ma anche di perdere il diritto agli ammortizzatori sociali.

“Il sindaco – spiega al riguardo Febo – si era impegnato a far lavorare il personale di Tetateservizi in rotazione, visto che non poteva tenere tutti e 46 i dipendenti. In questo modo si sarebbe riusciti almeno a garantire un minimo di sussidio di disoccupazione per tutti, almeno finché non sarebbe approdato in Consiglio un nuovo piano industriale per capire quale fosse l’effettivo organico dell’azienda pubblica”.

La promessa, però, non sarebbe avvenuto. “Non è stata rispettata neanche l’anzianità di servizio – aggiunge il consigliere comunale – Ci sono alcuni dipendenti con sei anni di anzianità di servizio che sono lasciati a casa, mentre altri che ne hanno solo uno lavorano”.

C’è, infine, il mistero della gestione delle reti del gas, riscattate a giugno scorso dal Comune proprio per farle gestire dalla società pubblica. L’acquisizione avrebbe portato nelle casse della società tra i 400 e gli 800mila euro l’anno. Su questi soldi si puntava proprio per rilanciare la società pubblica. Adesso, conclude Febo, di questa ipotesi di gestione non si sa più nulla. (ar.ia.)