CHIETI – In quattro anni, dal 2008 ad oggi, ci sono stati ben sei incendi in aziende che si occupano di trattamento dei rifiuti. Quattro alla sola Seab. A rischio non c’è solo la sicurezza ambientale ma anche la salute dei cittadini. L’allarme è de Wwf Chieti che ripercorre tutta la serie di incendi alla Seab, dopo l’ultimo di mercoledì scorso.

“Il primo – ricorda la presidentessa Wwf Nicoletta Di Francesco – si verificò nella notte a cavallo tra il 18 e il 19 luglio 2009 è fu veramente devastante, i vigili del fuoco rimasero tre intere giornate  a domare le fiamme e il fumo si propagò per parecchi chilometri interessando anche paesi limitrofi sino ad arrivare a Ortona (Chieti). Numerose le sostanze inquinanti trasportate con il timore di ricadute sulla vegetazione”.

“Nel secondo, – dice ancora la Di Francesco – avvenuto nel  pomeriggio del 22 maggio del 2010, le fiamme furono spente in poco tempo anche se riguardarono una struttura in plastica. Durante la notte tra il 19 e il  20 dicembre 2011 un altro rogo, il terzo, interessava un deposito di plastica compressa; in quel caso intervennero 7 squadre di vigili del fuoco. Con l’incendio divampato il 14 novembre, tra i rifiuti indifferenziati di plastica e cartone e con produzione di fumo denso e acre avvertito sino al colle, siamo al quarto; questa volta quattro le autobotti intervenute”.

La Di Francesco cita anche le partole del dirigente regionale del settore rifiuti Franco Gerardini, che solo poco più di un anno fa, in una lettera al presidente della Regione pubblicata in parte anche dai giornali, scriveva  che “l’attuale situazione espone me, come responsabile del procedimento, nel rilascio delle autorizzazioni regionali e procedimenti amministrativi vari, e collaboratori, a rischi di carattere amministrativo, economico e penale” riferendosi proprio alla precaria gestione dei rifiuti in Abruzzo.

Alla Seab, sottolinea ancora il Wwf, “ditta che tra l’altro tratta rifiuti speciali e pericolosi, l’autorizzazione è stata rinnovata dalla Regione Abruzzo fino al 2016”.

“Con questi incendi ripetuti,  a cadenza quasi annuale – dice Nicoletta Di Francesco – non possiamo che sentirci preoccupati. Ogni volta ci si domanda  cosa è bruciato e perché, ma soprattutto ci si chiede quanto possa essere pericoloso il fumo che viene prodotto. Pensiamo ai  bambini,  ai cittadini che si trovano da soli ad affrontare l’aria irrespirabile senza conoscerne i livelli di insalubrità”. 

La richiesta del Wwf alle autorità è di accertare al più presto le cause dell’incendio, di attivare un piano di sicurezza, di tenere informata la popolazione, di non trascurare i controlli e se necessario revocare i permessi quando non sussistono più i requisiti necessari, ma soprattutto, “di non rilasciare autorizzazioni  per ampliamenti o nuovi impianti di trattamento rifiuti nella vallata del Pescara perché sono a rischio la salute dei cittadini e la sicurezza ambientale”.

Si rivolge invece al presidente della Regione Gianni Chiodi il responsabile regionale del giovani dell’Italia dei valori Giampiero Riccardo che parla dell’incendio alla Seab come di “una storia dai contorni indecenti e un caso unico in Italia.

Anche Riccardo chiama in causa le autorizzazioni regionali: “Due mesi fa la Regione Abruzzo aveva disposto la sospensione delle autorizzazioni, subordinando il ripristino delle attività di stoccaggio e trattamento rifiuti all’opera di adeguamento degli impianti e successiva ispezione da parte degli organi preposti dell’Arta. Bastarono ventiquattro ore per abolire l’interruzione di esercizio e ripristinare il flusso di rifiuti da e verso il deposito di via Penne”.

“Ciò vuol dire – continua l’esponente teatino dell’Idv – che la Seab continua a operare in maniera alquanto anomala, dimostrando l’incapacità di garantire un livello di sicurezza adeguato alle attività poste in essere e a danno della salute di tutti i cittadini di Chieti. Altrettanto grave è l’incapacità di predisporre un opportuno monitoraggio e puntuali verifiche da parte della Regione e anche dell’amministrazione comunale, la quale dovrebbe esercitare un ruolo di vigilanza tutt’altro che secondario. A quanto pare invece, l’argomento risulta meno appetibile delle speculazioni sul riordino delle province e altre simili facezie. Chissà perché”.

Riccardo ha chiesto al gruppo dell’Italia dei valori in Consiglio regionale di presentare un’interrogazione al presidente della Regione e agli assessori competenti, per sapere se “alla luce dell’ultimo fatto grave, ovvero l’incendio del 14 novembre, persistano le condizioni per il proseguimento in piena sicurezza delle attività e si ritenga o meno opportuna una nuova una minuziosa verifica di tutte le autorizzazioni in possesso della Seab”.

“In questo modo – conclude Riccardo – spero di tradurre in atti e risposte concrete l’indignazione di tanti cittadini ormai esasperati, che nessuno, né la bassa politica, tanto meno chi gestisce gli impianti, possono permettersi di prendere in giro”.