CHIETI – “Pronto!”. Risponde con la sua consueta voce squillante il presidente della Regione nella legislatura 2000-2005, Giovanni Pace, che oggi festeggia 78 anni.

Chi lo immagina, considerata l’età, in poltrona a leggere un giornale davanti al camino si sbaglia: è nel suo studio a rispondere su Facebook a tutti i messaggi di auguri che gli sono giunti.

Non con il classico pollice in su del “mi piace”, come solitamente si fa, ma chiamando per nome uno per uno gli amici del social network che hanno scritto sulla sua bacheca: “un lavoro lungo, ma sono abituato così”.

Tra telefonate, sms, biglietti e telegrammi, sono circa 3 mila le persone che l’hanno voluto salutare.

Presidente, tanti auguri, come va?

Benissimo, per fortuna sono in buona salute e mi sento in forma, d’altra parte ho sempre condotto una vita sana e attenta, e adesso ne godo i frutti.

Come ha passato la sua giornata?

Fino alle 13.30 sono stato nel mio studio di commercialista, che frequento con continuità, l’unico lusso che mi concedo, rispetto a prima, è arrivare un po’ più tardi la mattina. A pranzo sono stato con la mia famiglia e nel pomeriggio sono tornato al lavoro, anche se il mio tempo è dedicato a rispondere ai messaggi di auguri.

Quest’anno per lei è particolarmente importante, visto che è uscito senza problemi dalla vicenda dell’inchiesta giudiziaria.

Sono sempre stato tranquillo. Certo: avrei preferito non essere al centro delle indagini, ma ho sempre avuto fiducia nella magistratura e per questo ho chiesto il rito abbreviato.

Cosa ne pensa della situazione politica nazionale?

Non so quanto ci metterà il nuovo presidente del Consiglio dei ministri, Mario Monti, a realizzare il programma di governo, ma ha fatto una sintesi che ad altri non è riuscita e speriamo che la saggezza assista i parlamentari. Comunque non si tratta di idee nuove, le ha solo raccolte pescando tra gli impegni che anche Silvio Berlusconi aveva assunto con l’Europa ma che non ha potuto realizzare a causa del confronto incivile che ha caratterizzato la vita politica recente: come si dice in gergo tra centrodestra e centrosinistra non si sono sparati solo perché non avevano la polvere.

E di quella regionale?

Il governatore, Gianni Chiodi, fa tutto quello che è nelle sue possibilità ma i risultati sono scarsi. Forse il suo limite è stato di non aver sbattuto adeguatamente i pugni sui tavoli del governo per far valere le ragioni dell’Abruzzo come facevo io. In questi anni non mi sembra che la Regione abbia fatto grossi passi in avanti perché credo che l’attuale presidente abbia subito una sorta di sudditanza nei confronti del governo centrale.

Durante il mio quinquennio ho inaugurato decine di opere pubbliche, avevo ottenuto 16 milioni di euro per rimuovere il “digital divide” e portare la banda larga nelle zone interne, era stato progettato l’intervento delle vasche di accumulo per il Fucino… tutte opere che si sono arenate e su alcune abbiamo anche perso i finanziamenti.

Valga l’esempio della diga di Chiauci, al confine tra Abruzzo e Molise: nell’aprile 2009 il ministero delle Infrastrutture stava per riprendersi i fondi stanziati, a quel punto ho scritto al titolare del dicastero, Altero Matteoli, e gli ho spiegato la cosa. Lui mi ha detto che il Provveditorato alle opere pubbliche, che aveva la responsabilità sui lavori, era impegnatissimo nel terremoto aquilano, allora ha fatto una disposizione ministeriale che ha superato la cosa, e si è colto l’obiettivo di inaugurarla.

Della sanità regionale che mi dice?

Ho chiuso i miei cinque anni con un deficit di 680 milioni, di questo mi sono scusato con gli abruzzesi e ho pagato un duro prezzo, perdendo le elezioni. Non ho voluto coprire il disavanzo con l’aumento di Irpef e Irap, per non mettere le mani nelle tasche dei cittadini.

Però è bene ricordare che i trasferimenti statali per l’Abruzzo erano inferiori di circa un miliardo rispetto a oggi però la sanità funzionava, non c’erano chilometriche liste di attesa, sono stati acquistate apparecchiature importanti e la mobilità dei pazienti tra gli ospedali delle varie regioni era in favore della nostra. Attualmente, con tanti soldi in più in cassa, la sanità non gira a dovere e scontiamo una mobilità fortemente passiva. Anche Chiodi ha recentemente dichiarato, in un’intervista, che la gente va a farsi curare dove la sanità è migliore. Ecco: il parametro della qualità è misurato da questo, e allora vuol dire che durante la mia presidenza la situazione era ottima.

Lei è molto affezionato all’Aquila, città ferita dal terremoto.

All’Aquila 50 anni fa avevo lo studio e ho ci ho preso moglie. Nel capoluogo ho svolto la professione di geometra per pagarmi l’università, è normale che mi senta fortemente legato al posto. Con il terremoto la realtà è cambiata, Berlusconi ha avuto dei meriti nel realizzare velocemente le case, forse si poteva fare di più e meglio, ma i risultati ci sono stati. La pecca è stato l’eccesso di presenzialismo nel taglio dei nastri delle inaugurazioni.

Cambiamo completamente argomento. Cosa ne pensa dell’attuale classe politica abruzzese?

I giovani danno segnali di passione e intelligenza importanti, a destra come a sinistra. Ci sono tanti ottimi amministratori. Li conosco perché continuo a coltivare il territorio con la passione di sempre.

È iscritto ancora al partito?

Dopo aver fatto l’anno scorso l’iscrizione on line al Popolo della libertà, non ho rinnovato la tessera. Seguo invece con simpatia, e nel contempo con preoccupazione, le posizioni del presidente della Camera, Gianfranco Fini, ma non sono un aderente di Futuro e libertà.

Critico con Berlusconi, quindi?

L’ex premier ha avuto grossi meriti che non gli sono stati riconosciuti: di fatto ha istituzionalizzato il presidenzialismo, ha dato vita a un sistema bipolare, ha fatto importanti riforme sulla giustizia, come quella della confisca dei beni ai mafiosi e dell’abrogazione del patteggiamento in secondo grado, ma ha avuto anche delle responsabilità, esattamente quelle che gli rimproverava Fini un anno e mezzo fa e che oggi tutti riconoscono come esatte queste critiche. Nella posizione di Fini mi preoccupa la probabile rottura del meccanismo che garantiva l’alternanza e la governabilità attraverso la presenza di due grandi schieramenti a vocazione maggioritaria. 

Pensa mai a un suo ritorno in politica?

Neanche per sogno, c’è un tempo per tutto. Preferisco dedicarmi alle mie Lettere abruzzesi (il sito che gestisce in proprio, ndr), vedo i giovani, scrivo le mie impressioni sull’attualità. Il gruppo che si è creato intorno a me e che si incontra spesso è impegnato a fare riflessioni, a parlare, così come ho fatto pure io con lei, della società ma non siamo impegnati a fare politica nel senso specifico del termine. Sono contento così, e sto bene. (pi.bi.)