CHIETI – La vicenda del rinnovo del collegio dei revisori dei conti del Comune di Chieti mette ancora una volta in evidenza la strana “sintonia” tra l’Unione di centro (che in città sostiene la coalizione di centrodestra del sindaco Umberto Di Primio) e il Partito democratico.
Ad emergere è anche l’ormai sempre più netto ruolo da contraltare, rispetto all’Udc, che all’interno della maggioranza gioca il “gruppo dei cinque” (come si autodefiniscono i cinque consiglieri che pur appartenendo a gruppi diversi in maggioranza, votano come fossero un unico gruppo).
Il Consiglio comunale avrebbe dovuto eleggere i nuovi tre revisori dei conti, generalmente due vicini alla maggioranza e uno alla minoranza, ma dal voto, anziché tre nomi, ne vengono fuori quattro: 20 voti vanno a Silverio Salvatore, il candidato del sindaco Umberto Di Primio, 20 a Luigi Mezzanotte, il candidato dell’Udc, 19 a Paolo Consalvi, candidato della maggioranza vicino al gruppo dei cinque, e 19 a Valerio D’Amicodatri, candidato della minoranza.
Per capire chi tra Consalvi e D’Amicodatri debba entrare si applica il regolamento che, a pari voto, dà la precedenza al più vecchio. Dunque, D’Amicodatri è fuori e Consalvi dentro. Ed è qui che insorge l’Udc. Il capogruppo Alessandro Giardinelli dice in Consiglio che non è giusto privare la minoranza di un proprio rappresentante. Alle sue parole fa seguito, questa mattina all’avvio del Consiglio comunale che doveva decidere sulla questione, la lettera del candidato Udc Mezzanotte che si dice non più disponibile a ricoprire il ruolo, lasciando campo libero al candidato del centrosinistra.
Poi, nel corso di una riunione capigruppo convocata seduta stante per dirimere la questione, maggioranza e opposizione si mettono d’accordo: sarà il presidente del Consiglio comunale Marcello Michetti a nominare il collegio e probabilmente anche il presidente, che a questo punto sarà il candidato del sindaco, Salvatore, che, però, nella precedente votazione aveva preso tanti voti quanti il candidato dell’Udc, che si era avvalsa dell’appoggio del centrosinistra.
20 a 20: un equilibrio che fa riflettere sulla forza di quella “sintonia” più volte scoperta tra Udc e Pd.
Per Giardinelli, comunque, l’elezione del rappresentante dell’opposizione rappresenta “una vittoria dell’Udc che trovava non democratico eleggere un organo di revisione contabile monocolore”. Per Gianni Di Labio, capogruppo del Popolo di Chieti e membro del gruppo dei cinque, invece, “l’Udc è stata sconfitta, perché non è riuscita nel gioco di far eleggere sia il proprio candidato che quello dell’opposizione”.
Di Labio ci tiene anche a sottolineare che “non è vero che si voleva estromettere il rappresentante dell’opposizione ma che, proprio, il comportamento dell’Udc ha fatto sì che si arrivasse a questa situazione, perché in una precedente riunione di maggioranza si era detto che erano solo due i candidati della maggioranza e uno dell’opposizione”.
Insomma, per Di Labio, quello fatto dall’Udc è stato proprio un “pastrocchio”, cui “la maggioranza tutta ha dovuto rimediare”. (ar.ia.)






