CHIETI – “Non si può spaccare un congresso sulle primarie di un solo comune”. Le parole sono del senatore Fabrizio Di Stefano, vice coordinatore provinciale del Popolo della libertà, nel suo discorso al congresso provinciale di Chieti e questa frase è stata quella che ha fatto capire perché un congresso che alla vigilia poteva essere unitario ha visto spuntare all’ultimo momento una seconda lista voluta e guidata dal vice coordinatore provinciale uscente, Pasquale Di Nardo.
Il comune cui fa riferimento Di Stefano, sebbene non lo dica espressamente, è Ortona, l’unico tra i 20 centri della provincia di Chieti in cui si vota, al di sopra dei 15 mila abitanti, in cui il centrodestra non ha ancora un candidato sindaco.
A dire il vero, tra tanto fair play e tanti attestati di stima tra i componenti dell’uno e dell’altro schieramento, non si era riusciti ad inquadrare bene la situazione, a capire, cioè, perché era nata la seconda lista Di Nardo.
Anzi, ad ascoltare i discorsi alla platea congressuale del vice sindaco di Ortona, Lucio Cieri, candidato coordinatore del gruppo che fa capo al senatore Di Stefano, e dello stesso Di Nardo, emergevano due posizioni molto simili nella sostanza, eppure contrapposte.
Cieri ha proposto un intervento da coordinatore in pectore. I numeri dicono che sarà lui a vincere e dunque ha assicurato che la sua sarà una gestione che tenterà di arrivare a “scelte condivise, non solo dal coordinamento provinciale ma anche dalla base” e che vorrà un “partito aperto” pronto a mettersi in gioco su tutte le scelte più importanti.
Nel suo discorso di Di Nardo si è presentato come uno “sfidante minoritario” e ha addirittura ventilato la possibilità di ritirare la candidatura, cosa che tecnicamente non era possibile, come ha ribadito il presidente del congresso, onorevole Antonio Leone.
Di Nardo ha anche assicurato che la sua appartenenza al partito non è in dubbio e che Cieri sarà il suo coordinatore provinciale. Ha detto anche che “non si va da nessuna parte se non si rispettano le idee degli altri”, ma ha subito chiarito che questo “non è un rimprovero che faccio a voi ma prima di tutto a me stesso”.
Al termine del suo discorso, Di Stefano si è alzato e lo ha abbracciato, e all’inizio del suo intervento il senatore ha anche ringraziato Di Nardo per aver presentato la sua lista, dimostrando in questo modo che quello di Chieti è un congresso vero e che il Pdl teatino non è “un partito di plastica” con “nomi calati dall’alto”.
Ma la frase del senatore circa il rischio di spaccare un congresso sulle primarie di un solo comune ha spazzato via i dubbi, e ha fatto capire che il problema era il caso Ortona.
E, in effetti, l’intervento di Di Nardo è stato molto incentrato sia sul voto ad Ortona, sia sulla necessità di ricorrere alle primarie. Una necessità che, però, non è affatto mal vista neanche da Di Stefano, visto che già in tempi non sospetti il vice coordinatore regionale del Pdl si era schierato pro primarie. Sebbene ad Ortona siano in tanti a non volere le primarie.
Lo stesso Cieri ci ha detto che avrebbe lavorato per ricomporre il Pdl ortonese e arrivare a una candidatura unica. È su questa linea anche il sindaco di Ortona Nicola Fratino, la gran parte della sua maggioranza e l’assessore provinciale e capogruppo del Pdl al Comune di Ortona, Remo Di Martino che reclama la candidatura.
Allora chi è che vuole le primarie ad Ortona? A chiederle a gran voce è il presidente del Consiglio comunale Tommaso Cieri, sostenuto dal gruppetto del socialisti, che fa riferimento proprio a Pasquale Di Nardo, che, a questo punto, si capisce come non veda di buon occhio Di Martino candidato sindaco.
Insomma, alla fine è stata Ortona a mettersi di traverso a un congresso che poteva essere unitario. Senza voler nulla togliere, con questa considerazione, alla legittima posizione di Di Nardo e del suo gruppo di presentarsi e anche, magari, di volersi contare in sede congressuale. (ar.ia.)




