CHIETI – Con il ministro della cooperazione internazionale Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, e il rettore dell’università “d’Annunzio” Carmine Di Ilio, l’arcivescovo di Chieti Vasto monsignor Bruno Forte ha affrontato il rapporto tra fede e politica, al centro del secondo appuntamento delle sue “Quaestiones quodlibetales”.

L’incontro si è svolto oggi pomeriggio all’università “d’Annunzio” ed è stato imperniato non solo sul rapporto tra fede e politica, ma anche a quello della nostra realtà con la cultura.

“Viviamo in un universo sempre più deculturalizzato – ha detto infatti Riccardi – che produce donne e uomini spaesati e poco costruttivi. Senza cultura non si vive, non si riesce a capire il mondo in cui si vive. Perciò questo incontro organizzato tra Chiesa, università e politica è indicatore di una linea di costruzione che bisognerebbe seguire”.

La cultura per il ministro viene anche prima delle regole e delle riforme: “Perché le abbiamo provate tutte le riforme, ma perché funzionino c’è bisogno della riforma degli uomini che possono essere riformati solo attraverso la cultura”.

L’Italia che il ministro immagina è un paese “alle soglie di una terza repubblica, è una nazione europeista che non ha paura della globalizzazione e della modernalizzazione, se saremo globalizzati e insieme anche solidali. È un’Italia, infine, che ha una funzione storica tra l’Europa e il sud del mondo. Ma per avere tutto questo ci vuole anche una politica rinnovata”.

“Una chiesa autentica, che prega, che pensa che ama i poveri, e una comunità cristiana vissuta sul territorio sono già un fatto politico – ha detto ancora il ministro – nel senso che incidono sulla realtà del tessuto umano e aprono al mondo globale con una visione. Una comunità cristiana autentica è una delle ricchezze del nostro paese che ne spiegano anche la tenuta nella crisi. E gli uomini e le donne che da essa provengono e che lavorano nella politica devono porsi il problema di come restare attaccati ad essa”.

Monsignor Forte ha chiesto al ministro, senza mezzi termini, se “stare in questo governo, che molti accusano di essere il governo delle banche, è coerente per un uomo che h dimostrato di aver vissuno una vita ispirata ai principi del Vangelo”.

Riccardi ha risposto dicendo che certamente “questo governo ha fatto scelte difficili” e anche che lui avrebbe continuato “a leggere il Vangelo e a restare al governo fino alla scadenza del mandato”, intendendo con ciò dire che “non cioè non c’è una risposta semplice per questioni che sono molto complesse”. (ar.ia.)