CHIETI – “Siamo ente strutturalmente deficitario, lo resteremo nel 2012 e forse anche fino alla fine del mandato, nel 2014”. Il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, parte da un dato negativo, quello della situazione economico- finanziaria, per raccontare il suo 2011 in Provincia, dove, nonostante il dato economico, si è riusciti a portare a casa importanti risultati.

Forse il più importante in assoluto è stato quello del progetto Elena: 80 milioni in arrivo dall’Europa per riportare efficienza energetica negli edifici pubblici.

Al di là della cifra che si è riusciti ad ottenere dall’Europa, quello che più inorgoglisce Di Giuseppantonio è che proprio perché ente strutturalmente deficitario questo progetto sarebbe dovuto essere bocciato e invece, spiega il presidente, “la Banca europea per gli investimenti ha passato al setaccio i miei due anni di amministrazione in una sorta di accuratissima radiografia finanziaria dell’ente e ha deciso di approvare il progetto ritenendo affidabile questo ente, nonostante tutto”.

“La fiducia dell’Europa è stata la cosa più bella di questi anni”, aggiunge il presidente, alle prese fin dal primo giorno con grossi problemi economici che in alcuni casi hanno bloccato qualsiasi possibilità di azione amministrativa, come hanno provato sulla propria pelle tante associazioni che si sono viste tagliare o addirittura annullare i contributi della Provincia.

Dal punto di vista amministrativo, tra i risultati più importanti di questo 2011 Di Giuseppantonio ricorda il progetto per la valorizzazione dell’ex istituto agrario di Paglieta che si sta cercando di vendere, il parco delle arti musicali delle Torri montanare a Lanciano, l’inaugurazione del liceo artistico a Vasto, i lavori per completare la sede Ipsia di San Salvo per un importo di oltre 560 mila euro, quelli per la nuova biblioteca all’istituto tecnico commerciale “Galiani” di Chieti per 240 mila euro, il piano per la messa in sicurezza sismica degli edifici scolastici, i fondi finalmente trovati per completare la variante di Quadri sulla fondovalle Sangro, l’accordo con le Ferrovie dello Stato per le aree di risulta sulla costa dei trabocchi (ma le aree per la pista ciclopedonale non sono ancora passate alla Provincia, il censimento non è stato ancora completato perciò l’ente ha chiesto una proroga rispetto alla data del 31 dicembre 2011) e i nuovi uffici decentrati del Genio civile a Lanciano.  

Se dal punto di vista amministrativo, dunque, ci sono state luci ed ombre, anche il 2011 politico può essere visto in questa maniera.

Da una parte la critica costante delle opposizioni, sempre molto attive e pressanti, con le quali però non c’è mai stato “muro contro muro” e si sono registrati anche momenti di collaborazione, dall’altra le tensioni interne alla maggioranza. In particolar modo quelle con il principale alleato, il Pdl.

Due casi su tutti hanno segnato un punto critico all’interno dei rapporti Udc-Pdl: il caso dell’ex assessore Silvio Tavoletta, cacciato dalla Giunta dopo il passaggio dal Pdl a Fli, e quello, ancora in corso, del vice presidente Antonio Tavani, che ha annunciato polemicamente di voler lasciare il Pdl per dissapori con la dirigenza locale del partito.  

L’ultimo caso è ancora in divenire, mentre il primo, ormai chiuso, ha segnato un momento difficile, in cui è sembrato che il presidente dovesse sottostare a un diktat del coordinatore provinciale del Pdl, Mauro Febbo.

Ma Di Giuseppantonio smentisce: “Nessuno mi ha imposto nulla. Con Mauro Febbo e Fabrizio Di Stefano c’è un’amicizia che nasce dal 1995 con il progetto del centrodestra in Abruzzo. Io l’ho portato avanti dalle file del Ccd, loro da quelle di An. Da allora abbiamo camminato nella stessa direzione, tanto che proprio loro due sono stati i miei più convinti sostenitori sin dalla candidatura alla presidenza della Provincia”.

Anche per quanto riguarda i rapporti con la maggioranza in Regione, dove l’Udc è all’opposizione, Di Giuseppantonio respinge le accuse di chi pensa che la Provincia di Chieti trovi poco ascolto sui tavoli regionali: “Basta rivedere la mia storia per capire che ho sempre assunto posizioni obiettive a prescindere la dalla cosiddetta filiera politica. E quando si è trattato di rivendicare il ruolo della Provincia sia come presidente, sia come rappresentante dell’Unione delle province abruzzesi, ho sempre assunto posizioni rigorose”.

Il presidente, comunque, non manca di fare un appunto all’amministrazione regionale: “La Regione dovrebbe essere più attenta a valorizzare il ruolo degli enti locali. Il presidente, Gianni Chiodi, dovrebbe dovrebbe imprimere una svolta di natura culturale alla sua amministrazione perché svolga un ruolo di coordinamento e programmazione anziché di gestione diretta. Penso che Chiodi abbia la capacità e la freschezza politica per poterlo fare”.

Ma Enrico Di Giuseppantonio non è solo il presidente della Provincia di Chieti e dell’Upa, è anche uomo di punta del suo partito, l’Udc, di cui è stato coordinatore regionale sinché non è arrivato un commissario mandato da Roma per gestire la fase dei congressi, l’onorevole della Vela Armando Dionisi.

L’arrivo del commissario ha attestato le divisioni interne all’Udc abruzzese, che appare incerto anche nella politica delle alleanze, con un’anima più vicina al centrodestra, proprio quella rappresentata da Di Giuseppantonio che in Provincia governa in questo modo, e un’altra più vicina al centrosinistra rappresentata dal consigliere di amministrazione della Rai Rodolfo De Laurentiis.

Il presidente della Provincia di Chieti dice di voler lavorare per arrivare a un congresso unitario e sulla possibilità di una sua candidatura si trincera dietro a un diplomatico “non ci ho ancora pensato”.

Ribadisce, però, che “non è questione di nomi ma quello che conta è il programma e la linea politica da tenere”.

Di Giuseppantonio chiede “un partito che torni a fare proposte serie e si misuri sui problemi. Occorre prediligere non il ‘bla bla bla’ che si fa sulla piazza mediatica ma l’approfondimento vero dei problemi e il tentativo di risolverli anche con scelte impopolari.

Nell’Udc abruzzese ci sono certamente sensibilità diverse come è giusto che sia ma poi sulle scelte ci siamo sempre trovati sempre sulla stessa lunghezza d’onda. Ma non consentirò che il partito si divida sulle alleanze”. (ar.ia.)