PESCARA – “Lucido e razionale nella sua follia” anche quando si tratta di realizzare una bomba in grado di provocare una strage.
Gli investigatori definiscono così, elementi raccolti alla mano, Roberto Di Santo, 58 anni di Roccamontepiano (Chieti), ricercato in tutta Italia per aver realizzato prima una ‘trappola’ esplosiva in una villetta di Cepagatti (Pescara), poi un’automobile incendiaria che ieri sera ha preso fuoco nell’atrio del Tribunale di Chieti.
Disoccupato, con una moglie e un figlio lasciati da tempo, si arrangiava facendo lavoretti, grazie alle sue abilità come idraulico, elettricista, impiantista e muratore.
Lavori per cui spesso non sarebbe stato pagato o sarebbe stato pagato in ritardo, come ha lui stesso denunciato nel videomessaggio realizzato per mostrare la bomba preparata nella villetta del pescarese.
Persona solitaria, i suoi unici rapporti Di Santo li aveva col padre, 82enne di Chieti, e con pochi amici. È proprio a casa del genitore che risiedeva prima di trasferirsi in camper, nel giardino della villetta trifamiliare di Cepagatti, dove era impegnato per i lavori di ristrutturazione dell’appartamento della sorella.






