CHIETI – La prima sezione del Tar Abruzzo, con sentenza depositata ieri, ha annullato il provvedimento con il quale la Asl di Chieti negava l’autorizzazione al trattamento sanitario all’estero di un ragazzo affetto da paralisi cerebrale spastica insorta dopo il parto.

I genitori, che hanno adito la via della giustizia amministrativa, lo hanno portato presso una clinica altamente specializzata degli Stati Uniti, la “NYU Hospital for joint dease in New York”, diretta dal dottlor Alan Strongwater, dove il ragazzo, seguito da un’equipe interdisciplinare, ha velocemente recuperato alcune funzionalità motorie, a differenza delle cure che aveva seguito a Chieti e Reggio Emilia e che non avevano prodotto risultati simili.

Il Tar ha evinto che l’alta specializzazione della clinica di New York, dimostrata dai miglioramenti clinici del ragazzo valutati anche dagli stessi medici della Asl, “Si basa sulla interdisciplinarietà e sul lavoro d’equipe tra diverse professionalità, modalità operative del tutto assenti in Italia, integranti specificità di trattamenti tali da caratterizzare il centro estero rispetto agli standards verificabili in Italia”.

Quindi il provvedimento della Asl, basato su un diniego di autorizzazione motivato dal fatto che “il trattamento negli Usa risulta sovrapponibile a quanto effettuato presso il Centro di Riabilitazione San.Stefar di Chieti e presso l’Ospedale S.M. Nuova di Reggio Emilia e che quindi le metodiche citate risultano essere erogabili anche a livello nazionale” è stato annullato.

Il giudice amministrativo ha sostanzialmente ribadito i principi affermati dal Supremo Consesso e dalla Corte di Giustizia in tema di ricorso alle cure estere, in quanto “Nel caso di specie, non può sottacersi che, come risulta dalla documentazione medica esibita in atti, il miglioramento è stato effettivo e globale”.

La Asl è stata anche condannata al pagamento delle spese processuali e alla rifusione del contributo unificato.