L’AQUILA – Se non ci fossero stati i video in diretta a testimoniare il crollo, dovuti ai forti terremoti, della cupola della chiesa delle Anime Sante, a piazza Duomo all’Aquila, quasi non verrebbe da crederci, oggi, a vederla ricostruita e riscoperta, “dov’era e com’era”.
I nuovi scatti di AbruzzoWeb, esterni e interni, che arrivano dall’edificio sacro, vero nome Santa Maria del Suffragio, riscaldano il cuore dopo otto, lunghi anni di attesa.
Per gennaio la chiesa potrebbe essere restituita al rettore, don Daniele Pinton>; a quel punto passerebbe circa un mese per i collaudi, un’altra ventina di giorni per rimontare l’antico organo monumentale e si arriva ai primi di marzo, quando potrebbe esserci l’inaugurazione.
Il consolidamento strutturale è terminato, la parte rimasta da completare è quella degli apparati decorativi, nella zona dell’altare e in generale proprio sotto la cupola.
L’intervento è stato finanziato con la somma di circa 7 milioni di euro a metà dal governo francese e dalla Protezione civile. I lavori vengono svolti dalla Italiana costruzioni con Navarra costruzioni dello stesso gruppo, che si è aggiudicata la gara.
Direttore dei lavori l’architetto Franco De Vitis, responsabile unico del procedimento Claudio Finarelli, agli ordini del segretario regionale Mibact, Stefano Gizzi.
A fine 2016 una carenza di 2,5 milioni di euro aveva messo in pericolo la prosecuzione e il completamento dell’opera, ma alla fine una rimodulazione interna al ministero dei Beni culturali ha scongiurato l’impasse.
Per ricostruire la cupola è stata riutilizzata una tecnica di costruzione che risale agli antichi Romani.
Gran parte delle decorazioni è andata perduta con i crolli, ma i fregi sono stati ricostruiti grazie a stampi unici ricavati dai quelli superstiti e dai documenti storici oltre alle rappresentazioni grafiche della chiesa, utilizzando materiali quanto più simili agli originali.
L’interno mostra ancora “a nudo” le aggiunte in mattoni e i rinforzi con reti metalliche per l’adeguamento sismico della struttura. I fregi floreali in malta e foglia d’oro zecchino sono stati scollati dalle pareti, protetti, trattati e restaurati.
E poi c’è la facciata, in pietra di Poggio Picenze con decorazioni in stucco, che ha subìto interventi di restauro e consolidamento mentre alcuni fregi sono stati ricostruiti in toto.





