L’AQUILA – “Ho cercato, cerco e cercherò di essere un centesimo di quello che lui è stato perché lo stimo troppo e perché è il mio punto di rifermento per tutto. Mi mancherà parlarci dopo la partita per chiedergli come avessi giocato, ma tanto sapevo sempre la sua risposta: ‘Sei una pippa!’ oppure, ‘Vuoi sapere le cose belle o brutte che hai fatto?’ rispondevo: ‘Entrambe’”
E’ un passaggio del toccante ricordo che Alessio Scarsella ha dedicato al padre Fabrizio Scarsella, aquilano, noto a tutti con il soprannome “Shultz”, morto a 65 anni a causa di una grave malattia.
Scarsella, dopo aver studiato al liceo scientifico, si iscrisse all’Isef e per moltissimi anni è stato professore di educazione fisica molto apprezzato dagli studenti per le sue doti di docente e per la sua simpatia. In gioventù è stato calciatore dell’Aquila dopo aver ottenuto ottimi risultati nelle giovanili. Negli ultimi anni ha curato il settore giovanile della squadra rossoblù ma è stato anche allenatore con successo di numerose squadre dilettantistiche.
Nel 2016 è morta sua moglie Maria Celestina Di Stefano anche lei insegnante.
Scarsella, che era anche un amante della buona musica rock, instradato dagli appassionati amici del Torrione, quartiere dove in gioventù è vissuto. lascia i figli Alessio, Chiara e Marco.
CHI ERA IL MIO PAPÀ
Questo è il discorso che ho detto per salutare papà, lo scrivo qui perché ho saputo che in molti non sono riusciti a sentirlo e quindi vorrei che tutti sapessero quello che era papà per me.
“Speravo che questo momento non sarebbe arrivato mai ma alla fine la vita ti sbatte le cose in faccia che tu voglia o meno. Chi era papà, anzi Schultz.
Per ognuno di voi ha rappresentato qualcosa di diverso per me era tutto, dall’amico, al compagno di calcio, al mister, al professore, all’insegnante di vita ma soprattutto era papà.
Tutte le cose che cercavo in una persona le avevo trovate in lui, non c’era niente che lui non sapesse di me, mi conosceva meglio di come io conosca me stesso.
In questo ultimo periodo cercavo sempre di più di sentirmi vicino a lui e infatti spesso portavo una sua felpa diversa per sentire il suo odore addosso a me e per sentirmi come se fossi in un continuo abbraccio con lui.
Ho cercato, cerco e cercherò di essere un centesimo di quello che lui è stato perché lo stimo troppo e perché è il mio punto di rifermento per tutto.
Mi mancherà parlarci dopo la partita per chiedergli come avessi giocato ma tanto sapevo sempre la sua risposta:” Sei una pippa!” oppure :” Vuoi sapere le cose belle o brutte che hai fatto?” rispondevo:” Entrambe”.
Iniziava a parlarmi delle cose brutte poi quando gli chiedevo di dirmi le cose belle mi diceva:” Se l’hai fatte vuol dire che non serve che te lo dica” e mi lasciava sempre con il magone sopra lo stomaco perché avevo piacere nel sentirmi dire bravo ma lui non lo ha quasi mai fatto.
La sua vita è stata segnata da tanto dolore, ha perso la mamma a 10 anni e il padre mentre lui stava giocando a pallone, da tutto ciò però si è sempre alzato e ha mangiato la vita a mozzichi infatti spesso quando mi vedeva triste mi diceva:” Hai 24 anni alzati e mangiati la vita a mozzichi, non puoi piangerti addosso, combatti”.
Nessuno gli ha regalato niente e si è conquistato tutto da solo.
Poi ha combattuto insieme a mamma ma alla fine il destino gli ha strappato pure lei.
Subito dopo non era lui, dentro casa non rideva quasi mai e aveva sempre mille pensieri in testa, per primo noi figli.
Nonostante tutto si è riuscito ad alzare anche allora e ha ripreso ad essere Schultz anche dentro casa, perché se lo conoscevi veramente sapevi che molte volte quando stava in giro anche se era giù lui doveva sorridere e doveva far sorridere.
Dopo tutto quello che avevano passato le persone che amava è toccato pure a lui combattere ma era riuscito a rialzarsi anche stavolta anche se per poco perché poi la malattia è tornata e lui ormai era troppo stanco.
Tutto questo per dire che comunque vada ci si deve rialzare sempre, nonostante tutto quello di brutto che ci è capitato.
Cercherò di trovare dentro di me un pizzico della forza che ha avuto lui per rialzarmi subito e tornare a sorridere come lui avrebbe voluto che facessi.
Aveva una corazza invalicabile che poche volte sono riuscito a penetrare anche se lui mi amava più di se stesso, fino all’ultimo ha pensato a noi figli e non a lui.
Nelle ultime settimane questa corazza si era rotta e ho potuto ammirare anche il lato debole che non mi aveva quasi mai mostrato e quindi tutto se stesso, ogni volta che andavo da lui mi ripeteva che gli mancavo e che mi voleva bene e che voleva che non me ne andassi troppo lontano da lui.
Ieri aprivo Facebook e leggevo tutti i commenti e i pensieri che voi avete scritto per lui e mi è comparso il sorriso in bocca perché lui si chiedeva sempre se avesse lasciato qualcosa negli altri ma soprattutto nei suoi alunni che amava come fossero dei figli e guardando i commenti e i pensieri ho notato che aveva lasciato più di qualcosa.
Ora una piccola curiosità che io ricorderò per sempre e che spero vi aiuti a sorridere in questo brutto giorno.
Giovedì sono andato a trovarlo per l’ultima volta e mentre me ne stavo andando mi dice:” Mi raccomando con la macchina, vai piano eh e chiama quando arrivi” io gli rispondo sfacciatamente:” Certo vado a 130-140 sulla superstrada e a 170 in autostrada”. Allora lui con la faccia seria mi guarda e mi dice:” non fa lo stupido eh!” Io sorrido e gli dico:” Tranquillo sono stupido ma fino a un certo punto” a quel punto lui con il sorriso in bocca mi ribatte e mi dice:” Il problema è che non si sa dov’è messo sto punto”.
Ci siamo fatti una risata l’ho abbracciato, un bacio al volo, ho chiuso la porta del reparto e me ne sono andato via contento di aver rivisto lo Schultz che conoscevo.
Non credevo fosse l’ultimo incontro ma alla fine non è andata come avevo previsto.
Ora quando lo ricorderemo facciamolo attraverso una risata come quella che lui ci avrebbe fatto fare. Ti voglio bene. Ciao papi “.






