L’AQUILA – Ma che fine ha fatto il Popolo della libertà all’Aquila? A meno di un anno dalle elezioni amministrative nel Comune capoluogo di regione, il principale partito di minoranza ha silenziosamente ceduto il rango di opposizione ai partitini satellite della coalizione, chiudendosi in un preoccupante silenzio.
Basta vedere quello che è successo di recente, in occasione dell’approvazione del bilancio di previsione. La sola voce critica che si è levata su un terreno solitamente ideale per lo scontro politico è stata quella di Luigi D’Eramo, capo del monogruppo della Destra, che ha bombardato l’amministrazione con argomenti anche corposi, se si dimostrassero vere le sue accuse.
Chi gli è andato dietro a incalzare il sindaco Massimo Cialente o l’assessore al ramo Silvana Giangiuliani? Nessuno, a testimonianza che lo schieramento è tutt’altro che unito.
La verità è che oggi il Pdl se ne sta zitto e buono, lasciando l’iniziativa politica alle nuove leve, i giovani del partito, vogliosi di mettersi in mostra e pronti ad attaccare la Giunta con comunicati al vetriolo, ma che, in fondo, non sono nemmeno consiglieri comunali.
Fatti salvi loro, l’opposizione all’Aquila non la fa il partito più grosso, ma quelli più piccoli, come in questo caso la Destra. E il ruolo di leader del Pdl comincia a essere messo in discussione, anche per alcuni strani trasversalismi che si sono susseguiti nel tempo.
Ha fatto scalpore, per esempio, che un esponente pidiellino come Franco Mucciante sia stato eletto presidente della Prima commissione, proprio quella sul Bilancio, la più importante insomma, ovviamente con i voti della maggioranza.
Ha fatto storcere il naso poi che Enzo Lombardi, coordinatore comunale del Pdl, abbia presentato una mozione prima e una proposta di deliberazione di Consiglio poi assieme al presidente del Consiglio, Carlo Benedetti, nientemeno che esponente dei Comunisti italiani!
Anche se i due hanno giustificato la curiosa (politicamente) alleanza in nome dell’interesse collettivo superiore, la ricostruzione, molti non hanno gradito questa promiscuità.
Non deve stupire più di tanto, quindi, che in vista del voto del prossimo anno ci siano state prove di dialogo tra l’estrema destra degli storaciani e il centro che raccoglie tutta l’area degli ex Dc, che negli anni scorsi si sono spacchettati a destra e a sinistra.
Un dialogo per creare un “ponte” tra destra e centro scavalcando il Pdl e raccogliendo tutti quelli che sosterrebbero di corsa una candidatura a sindaco di Giorgio De Matteis, quali che siano le scelte del partitone azzurro.
Lo scenario più disastroso che si è ipotizzato è addirittura quello di un duello interno tra lo stesso vice presidente vicario del Consiglio regionale (sempre ammesso che accetti di infilarsi in un turbine del genere, o comunque un altro candidato sindaco del Terzo polo) e un ipotetico mister X scelto in fretta e furia dal partitone allo sbando come agnello sacrificale. Una lotta fratricida che spianerebbe le porte della vittoria a Cialente (o magari a Gianni Lolli).
E poi, in fondo, basta ricordare che il Pdl in Consiglio comunale nemmeno c’è. Il gruppo consiliare in realtà nominalmente esiste, ma è ostaggio del consigliere Raffaele Tripoli Cavaliere (subentrato al dimissionario Pierluigi Tancredi) che, forte della sua carica di capogruppo, vuole trattare da pari a pari con Lombardi, che a filarselo a queste condizioni non ci pensa neanche.
In attesa che si sblocchi questa impasse, nell’assemblea continuano a operare e a essere pagati gli ammuffiti gruppi consiliari di partiti che non esistono più: Forza Italia e Alleanza nazionale in primis, ma anche tanti altri partitini che dovrebbero confluire nel Pdl.
E pensare che un gruppo riunificato pidiellino conterebbe otto o forse perfino nove consiglieri, diventando il più grande del Consiglio: un gruppo capace, con i chiari di luna che attanagliano anche la maggioranza, quasi di orientare l’asse politico dell’amministrazione o, se non altro, di presentarsi in forma allo sprint elettorale.
Vallo un po’ a spiegare ai litigiosi discoli che tra pochi mesi, sorridenti sui “santini”, chiederanno di nuovo agli aquilani di essere votati. (alb.or.)
ARTICOLI CORRELATI:
L’AQUILA, APPROVATO BILANCIO DI PREVISIONE. LA DESTRA, ”E’ UN FALSO”





