L’AQUILA – “Isidoro di Siviglia, erudito del sesto secolo dopo Cristo, diceva che le città non sono fatte di pietre ma di abitanti. I centri storici sono per gli abitanti i luoghi delle relazioni e dell’incontro, degli scambi, dei servizi e delle opportunità. Ebbene, il centro storico dell’Aquila questo deve tornare ad essere, non può essere invaso, direi quasi stuprato, da una quantità di musichette, di tavolini malmessi, come fosse una sagra paesana”.
È questa solo una delle priorità dell’Aquila, che verrà e che si sarà definitivamente lasciata alle spalle il terremoto del 2009, per il professor Pierluigi Mantini.
Il 70enne avvocato aquilano è del resto autorità indiscussa in materia, in quanto docente di Diritto amministrativo e urbanistico presso il Politecnico di Milano, tre volte deputato dell’Ulivo e poi del Pd e dell’Udc, consigliere della Struttura commissariale ricostruzione sisma 2016, ex vicepresidente del Consiglio di Stato, ed ex alto rappresentante dell’Ocse per i conflitti nell’Europa dell’Est.
Il suo nome era uscito tra quelli di possibili candidati alle comunali della primavera 2027, ma in una precedente intervista ad Abruzzoweb, ha di fatto chiarito che preferisce dare il suo contributo non tornando alla politica attiva, ma in termini di idee e proposte, ed anche con l’associazione L’Aquila next che sarà presentata a settembre (Qui il link). Intanto dal luglio del 2024, è alto consulente giuridico per la stesura delle Norme tecniche attuative nell’Ufficio del piano regolatore del Comune dell’Aquila. E, carica a cui tiene moltissimo, è presidente del circolo tennis Peppe Verna.
In termini generali, per Mantini, “L’Aquila nel ‘400 è stata una media capitale europea, oggi dobbiamo vederci da una parte nel contesto della realtà degli Appennini, con tutti i problemi che in parte abbiamo anche di abbandono, di esodo, dall’altra nel ruolo di capoluogo di un territorio vasto, oltre i confini regionali, ben collocato nelle reti nazionali e internazionali. Del resto abbiamo una autostrada che ci collega a Roma, abbiamo non oltre le due ore di distanza due o tre aeroporti”.
Per Mantini innanzitutto il turismo non può essere l’asset fondamentale per L’Aquila, e comunque sul tema osserva: “L’Aquila è bella, ma dire che è la città più bella del mondo è una esagerazione, ha comunque un centro storico importante, le montagne la circondano. La nostra offerta è però ancora un po’ bassa, non abbiamo grandi alberghi, nonostante i progressi fatti nella recettività, non abbiamo un auditorium da mille posti che possa ospitare un grande evento, un convegno nazionale e internazionale, concerti di un certo livello”.
Per l’urbanista piuttosto “dobbiamo pensare anche ad altro, e in tal senso davvero strategica è ad esempio la Scuola nazionale della pubblica amministrazione, che abbiamo finanziato come struttura commissariale già nel dicembre 2021, con ordinanza commissariale nell’ambito del Pnc, finanziata con 20 milioni di euro, che potrebbe portare centinaia di persone in città, dirigenti di prima e seconda fascia dell’amministrazione dello Stato a formarsi all’Aquila”.
Assolutamente strategico, più del turismo, in termini di pil e qualità del posti di lavoro creati è poi la cara vecchia industria.
“Nostro punto forte sono i distretti industriali, come quello chimico e farmaceutico, ed anche quello aerospaziale, i punti diciamo di maggiore attrattività e produttività, con un alto valore aggiunto professionale”. Per non dimenticare la cultura, intesa in modo non generica, ma basata sulle associazioni sulle e strutture culturali. C’è poi la sanità e il tema non è tanto realizzare il nuovo ospedale: diffido dai progetti faraonici, occorre piuttosto garantire i servizi di prossimità, e stesso discorso per il sociale, perché non basta il cuore degli aquilani, occorrono dei servizi all’altezza”.
Venendo al centro storico.
“In genere i centri storici nelle città medievali furono fatti sostanzialmente per la difesa, nelle città dell’ottocento erano il fulcro del progresso e lo spazio pubblico per eccellenza, nel novecento sono stati caratterizzati dalla motorizzazione, dall’espansione edilizia, con incremento dei costi ambientali. Noi oggi abbiamo bisogno di ripensare le città dotandole di infrastrutture verdi all’interno del perimetro urbanizzato, ma anche con dei luoghi di incontro, di relazioni, di densificazioni, di opportunità, di servizi”.
E questi luoghi non possono essere i centri commerciali della periferia.
“L’Aquila ha un centro storico esteso, grande, importante, più di milleottocento edifici vincolati. E non va bene così come è oggi il centro della città: deve tornare ad essere il centro delle relazioni, degli incontri, delle opportunità, dei servizi. Un luogo che ha una sua dignità e quindi non può essere invaso, direi quasi stuprato, da musichette e tavolini malmessi, non può il centro storico essere trasformato in una sagra di paese”.





