L’AQUILA – “A sindaco non ci si candida da soli, bisogna essere candidati e io un’offerta di questo tipo non l’ho ricevuta. Ne parlano i giornali, questo sì, mi fermano le persone per strada, tanti amici, bontà loro, che vorrebbero anche questo mio impegno, ma io non ho avuto alcuna proposta ufficiale da parte di alcuna forza politica e quindi il tema non si pone”.
Dopo mesi di vox populi e indiscrezioni su una sua possibile discesa in campo come candidato sindaco del centrosinistra, a parlare e far chiarezza, intervistato da Abruzzoweb, è il diretto interessato, finora silente: l’avvocato Pierluigi Mantini, 70enne aquilano, docente di Diritto amministrativo e urbanistico presso il Politecnico di Milano, tre volte deputato dell’Ulivo e poi del Pd e dell’Udc, consigliere della Struttura commissariale ricostruzione sisma 2016, ex vicepresidente del Consiglio di Stato, ed alto rappresentante dell’Ocse per i conflitti nell’Europa dell’Est.
Sempre più presente nella sua città, essendo dal luglio del 2024 alto consulente giuridico per la stesura delle Norme tecniche attuative nell’Ufficio del piano regolatore del Comune dell’Aquila, incarico che gli è stato conferito, dopo bando pubblico, dall’assessore comunale all’Urbanistica Francesco De Santis, della Lega.
“Voglio essere chiaro – prosegue Mantini -, ma partendo da una premessa: io non mi occupo più di politica dei partiti da molti anni, ho fatto delle scelte, mi occupo piuttosto di politiche pubbliche, come professionista amministrativo anche di semplificazioni e dei grandi cantieri delle ricostruzioni post calamità che sono da questo punto di vista un luogo di sperimentazione”.
Premesso questo dunque, “è impossibile, come diceva qualcuno o più di qualcuno, dimettersi dalla politica intesa come amore per la Civitas, per la Polis, ma non mi candido a niente, ho già molte esperienze professionali, e francamente, detta molto male, non mi aggiunge nulla il fatto di fare o meno il sindaco dell’Aquila”.
Alla domanda su un giudizio dei nomi che oltre al suo circolano da tempo, questa la risposta: “Da osservatore prendo atto che c’è nel centrosinistra l’ipotesi del dottor Alessandro Grimaldi, quella dell’amico consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, del magistrato Fabio Picuti, senz’altro tutte figure all’altezza, come pure ce ne sono dall’altra parte, nel centrodestra, e penso al senatore Guido Liris, considerata la prima scelta, a meno che non ci sia per lui, da quello che ho letto, la conferma al parlamento”.
Mantini assicura però che una sua presenza politica ci sarà eccome.
“Torno sempre più spesso nella mia città natale, sono consigliere per il Piano urbanistico e anche presidente del circolo tennis, che forse è la carica che più mi onora, viso che lo frequento da quando ero bambino. E mi sono fatto promotore della nascita di L‘Aquila Next, che esordirà a settembre, un’associazione a cui parteciperanno diversi aquilani, ed anche docenti e ricercatori dell’Università di Milano e di altre città, con l’obiettivo di proporre all’attenzione della politica, analisi e studi progetti, azioni utili e buone idee per chiunque amministrerà la città dopo la primavera del 2027″.
E questo in un’ottica che va oltre i recinti, ideologici e del bipolarismo.
“Per me non esistono amministrazioni buone e amministrazioni cattive per definizione: non è che se un’amministrazione è di destra deve essere peggiore di un’amministrazione di sinistra o viceversa. Bisogna vederle alla prova dei fatti. Sono contrario a questo bipolarismo un po’ malato per cui ‘mai con la destra’ e ‘mai con la sinistra’”.
Lo conferma il buon rapporto professionale che Mantini ha instaurato con l’assessore De Santis, per il resto da lui lontano politicamente, nell’Ufficio del piano regolatore del Comune dell’Aquila.
“So che ogni tanto fa le sue battute sul piano politico, ma questo non c’entra con la conduzione di questa difficile riforma urbanistica della città, e devo dire che l’assessore è molto dinamico, attivo e competente, coglie l’importanza dei temi, coordina e dirige, e sa ascoltare quando il terreno diventa molto tecnico. Mi pare anche che con il sindaco e l’amministrazione ci sia una buona collaborazione”.
Allargando lo sguardo, un giudizio sulla politica nazionale, a sinistra e a destra: “Il centrosinistra lo vedo molto in difficoltà. Giuseppe Conte è stato seduto per quattro anni e tre mesi accanto a me in Consiglio di Stato, c’è un rapporto di amicizia, ha avuto il merito di de-grillinizzare il Movimento 5 stelle, da presidente del Consiglio ha ben affrontato momenti difficili per il Paese come la pandemia del covid, ma detto questo le sue posizioni sull’Ucraina e sulla politica internazionale le trovo veramente troppo distanti da qualunque mia idea”.
Per quanto riguarda l’avanzata dell’ex generale in pensione ed europarlamentare Roberto Vannacci è poi tranchant: “Cavalca solo i problemi della sicurezza e delle migrazioni, ma aggiungo che non dovrebbe essere Vannacci a dire che ci devono essere controlli ai confini per garantire una legalità negli ingressi, dovrebbe essere scontato, lo dovrebbero dire anche i leader del centrosinistra. Accanto ad un canale regolare e legale, per consentire di venire a lavorare, ma in aereo, senza che nessuno debba perdere la vita in mare, senza dover pagare i trafficanti, con corsi di formazione anche nel Paese di origine. L’Europa ha bisogno di nuova cittadinanza e di manodopera. I dati sono chiarissimi: l’Africa crescerà di un miliardo di abitanti entro fine secolo, l’Italia scenderà a soli 35 milioni di abitanti”.






