L’AQUILA – La notte precedente l’epica battaglia di Bazzano del 2 giugno 1424, 591 anni fa, Braccio da Montone dormì un sonno agitato, popolato di strani sogni.

Forse fu un presagio, forse la tensione per uno scontro decisivo e imminente, Braccio al risveglio si trovò malmesso e dolorante.

Raccontò ai suoi soldati di un pellegrino incappucciato che, in sogno, lo aveva preso a bastonate, intimandogli di interrompere l’assedio della sua città, pena una tristissima sorte.

Solo poche ore dopo, il testardo condottiero perugino, che non aveva voluto credere all’incubo premonitore, trovò la morte per le gravi ferite riportate in battaglia.

Il misterioso pellegrino venne identificato con San Pietro da Morrone ovvero Celestino V, già protettore e patrono della città dell’Aquila, come si legge nel Bellum Braccianum di Pico Fonticulano.

Si gridò al miracolo e questo non fu che l’ultimo di una serie di episodi, considerati miracolosi, attribuiti all’intercessione del Santo Papa nella guerra contro i bracceschi.

Stretti in durissimo assedio, gli aquilani si rivolsero a San Celestino con preghiere, processioni e liturgie, affidandogli simbolicamente anche le chiavi della città perché la preservasse dalla sconfitta e dalla distruzione.

Il Santo “e in visione e in fatti assicurò i cittadini della protettione sua et della vittoria che si doveva ottenere con debellare e disfare i nemici, come avene a punto” (don Lelio Marini – Vita e miracoli di San Pietro del Morrone già Celestino V – 1630).

Nell’ottobre 1423, quando già da 5 mesi la città era assediata, era avvenuto un primo episodio inspiegabile che risolse a favore degli aquilani una spinosa situazione.

I piani di Braccio da Montone prevedevano di costringere la città alla resa privando il popolo di acqua e cibo.

Così, una notte, un gruppo di audaci aquilani, guidati da Giovanni di Matelica, azzardò l’incursione verso i pascoli di Rocca di Cambio, dove i bracceschi avevano condotto le bestie razziate nelle terre del contado.

L’impresa era rischiosissima, la forza della disperazione e il coraggio muovevano gli aquilani che furono scoperti mentre tornavano in città scendendo da Monte Cagno con il bottino di bestiame e dopo aver liquidato 18 uomini tra i nemici di guardia al pascolo.

I soldati di Braccio erano appostati tra Ocre e Paganica, gli aquilani tentarono l’ultima carta per salvare la pelle ripiegando verso il convento celestiniano di San Lorenzo delle Serre di Roio, che sapevano disabitato poiché i monaci si erano ormai tutti trasferiti a Collemaggio.

Giunti al monastero, ecco invece un monaco incappucciato aprire le porte: furono salvi uomini e bestie ed ebbero poi la meglio anche sugli inseguitori, difendendosi dalle mura del convento.

Passato il trambusto, nessuno riuscì più a trovare il misterioso monaco. Dice il Fonticulano “che síi fama quelle essere ftato San Pietro Celestino, al quale gli Aquilani faceuano continue e feruéti orationi e souente gli ha uenano fatte e faceuano solénissime processioni in tanto e si urgente bisogno, come a principale et benignisimo padrone e protettore loro”. (don Lelio Marini, già Cit.)

Lo stretto legame tra L’Aquila e Celestino V, già fortissimo per l’inestimabile concessione del privilegio dell’indulgenza plenaria, la Perdonanza Celestiniana che dura ancora oggi, si manifestava tutto nella fede profonda che gli aquilani dimostravano di avere nel loro protettore.

Nel febbraio del 1424, durante uno dei tanti scontri minori, ma non per questo meno cruenti, che ebbe luogo sotto le mura civiche verso Sant’Elia, l’esercito di Braccio subì numerose perdite tra morti e feriti mentre nulla accadde agli aquilani.

Ricorreva l’anniversario della traslazione delle spoglie di Celestino V da Fumone, comune del Frusinate dove fu prigioniero, all’Aquila, e anche in questo caso si volle riconoscere il miracoloso intervento del santo a favore della sua città.

Forse fu questa fede in San Pietro Celestino a infondere la forza necessaria per sostenere un così lungo assedio: gli aquilani si ritrovarono, uniti, nel sopportare le privazioni e i combattimenti fino al momento in cui finalmente, mossi dalla forza della disperazione, dalla fame e dai tormenti subìti, approfittarono della distrazione o disobbedienza di tal Niccolò Piccinini, capitano di uno degli schieramenti bracceschi.

Questi lasciò sguarnite le porte della città e gli aquilani poterono uscire e precipitarsi inferociti verso la piana tra Civita di Bagno e Bazzano, teatro della battaglia e della vittoria finale. L’Aquila era finalmente libera.

L’apparizione in sogno di Celestino V a Braccio da Montone fu ritratta su tela dal pittore Karl Ruther di Danzica, allievo del Rubens, nel XVII secolo.

Il quadro fu realizzato per la chiesa dei celestini alla civitella di Chieti ed è ora conservato nella sala consiliare del Comune di Chieti.

Un ciclo di dipinti con scene della vita di Celestino era invece nella Basilica di Collemaggio.

Dopo il recupero dalle macerie, sono ora in fase di restauro, in attesa di tornare a casa.

BIBLIOGRAFIA

2 Giugno 1424 – La Battaglia di Bazzano di A. Ciuffetelli e A. Tozzi, Compagnia Rosso d’Aquila, L’Aquila 2012

Si ringrazia la Compagnia Rosso D’Aquila per  il contributo.