L’AQUILA – “La Iurato dovrebbe trovarsi nei nostri panni, allora sì che capirebbe cosa vuol dire piangere lacrime vere”.

È il grido disperato di una madre che ha perso il figlio nel crollo della Casa dello studente, Annamaria Cialente, a rompere il silenzio sdegnato tra i familiari delle vittime che assistono al processo dopo aver appreso delle intercettazioni in cui l’ex prefetto dell’Aquila rideva, ammettendo di aver pianto per finta proprio davanti a quel simbolo tragico del sisma del 2009.

Una notizia sconvolgente, impossibile da metabolizzare, che ha lasciato senza parole molti, che ha guastato anche il pranzo a metà udienza, dopo un’ennesima mattinata di attesa, quando sul telegiornale nazionale appare il volto noto dell’ex rappresentante del governo e lo stomaco si chiude.

“Che pensiamo? Che dobbiamo pensare ormai?”, ribatte con una domanda la Cialente ai cronisti che le chiedono un commento a questa notizia grottesca.

“Ci siamo contornati di gente che dovrebbe vergognarsi. Qualcuno si è messo a ridere perché avrebbe trovati i profitti”, sbotta, ricordando l’imprenditore Francesco Piscicelli che pochi minuti dopo la scossa già pregustava il bottino della ricostruzione.

“Gente falsa che non ha mostrato sentimenti veri”, è invece la valutazione riservata con disprezzo all’ex prefetto.

“Mio figlio, Francesco Esposito, è l’ottavo morto della Casa dello studente ed è morto per colpa di chi, oggi, si lava la coscienza”, conclude la donna. (alb.or.)