L’AQUILA – Potrebbero aprirsi nuovi scenari sulla morte di Stefano Cucchi, dopo che la Procura di Roma ha deciso di riaprire le indagini a seguito della sentenza della Corte di assise di appello che aveva assolto tre agenti della polizia penitenziaria e nove tra medici e infermieri dell’ospedale Sandro Pertini, dove il geometra 32enne morì il 22 ottobre del 2009, a sei giorni dall’arresto per droga.
E la famiglia del giovane, alla luce della nuova inchiesta che mira a fare luce anche “sugli aspetti medico-legali” legati alla causa della morte, ha acquisito e consegnato alla Procura una consulenza firmata dall’aquilano Carlo Masciocchi, presidente della Società Italiana di Radiologia Medica, direttore dell’Unità Operativa di Radiologia dell’Asl aquilana e prorettore dell’Ateneo.
La perizia di Masciocchi ha certificato “lesioni fratturative del tutto evidenti” alla terza vertebra lombare e alla quarta sacrale (S4) di Cucchi, tra loro “assolutamente contestuali”, smentendo di fatto gli esperti della Procura della Repubblica e quelli dell’Università Statale di Milano scelti dalla corte, sostenendo che quella di L3 è una frattura “recente”.
Ilaria Cucchi, sorella della vittima, e l’avvocato Fabio Anselmo hanno preso atto, dopo un colloquio di quasi un’ora con il procuratore Giuseppe Pignatone e il pm Giovanni Musarò, che “la nuova inchiesta è in una fase molto avanzata” e che punta naturalmente a fare luce anche sugli autori del pestaggio cui il giovane fu sottoposto la notte dell’arresto quando fu portato in una caserma dei carabinieri, con relative e successive coperture.






