L’AQUILA – Il presidente del comitato Mia Casa, Pio Rapagnà, boccia la proposta lanciata su Facebook dal capogruppo di Futuro e Libertà nell’assise civica del capoluogo Enrico Verini, condivisa da altri consiglieri e che verrà formalizzata in Consiglio comunale, di non ricostruire le case popolari dell’Aquila danneggiate dal sisma e dare agli assegnatari dell’edilizia residenziale pubblica gli alloggi del progetto C.a.s.e..

Un’ipotesi “improponibile e inattuabile – per Rapagnà – in quanto frutto di una ‘riflessione’ che è fuori da ogni contesto legislativo e giuridico e non è nella disponibilità dei ‘soggetti proponenti’ e del medesimo Consiglio comunale”.

“La ‘ricostruzione pesante’ della Edilizia residenziale pubblica sovvenzionata regionale attiene ad altri ‘soggetti attuatori’, come il Provveditorato interregionale alle opere pubbliche e la medesima Ater, scelti e individuati in base a leggi, ordinanze e finanziamenti nazionali, mentre alcuni ‘spregiudicati’ consiglieri comunali dell’Aquila, trascorsi ormai 4 anni e 6 mesi dal terremoto, propongono ‘addirittura’ di non ricostruire”.

Secondo Rapagnà “la competenza della ricostruzione ‘pubblica’ è, in parte dello Stato, in parte dell’Ater e in parte degli assegnatari e inquilini che per la realizzazione delle loro abitazioni hanno “contribuito” attraverso una Legge “di scopo” come quella che ha istituito la GES.CA.L (Gestione Case Lavoratori), con l’impegno e il “patto costituzionale”, da parte dello Stato, di poter accedere, attraverso l’uso del risparmio popolare, alla proprietà della abitazione e al “futuro” riscatto”.

“Il Mia Casa sta lottando “duramente e quotidianamente” – prosegue – per la “ricostruzione” degli edifici di Edilizia Residenziale Pubblica sia Regionale che Comunale. Evidentemente, adesso si scopre che c’è oggi chi, invece, si prepara “alla lotta” per la “non ricostruzione e distruzione” di questo significativo e “prezioso” patrimonio abitativo pubblico, il quale non ha niente a che vedere con le Case su palafitte del Progetto C.a.s.e. poichè queste non si configurano come “edilizia residenziale pubblica sovvenzionata” ma come “ricovero provvisorio” al posto delle tende, in attesa della “ricostruzione” dell’Aquila, del Centro Storico e degli edifici residenziali pubblici e privati”.

“Ecco una nuova “irrazionale stravaganza” – dice ancora Rapagnà – che giustifica l’urgenza da parte del Consiglio regionale di approvare una Legge Ordinaria per la ricostruzione, la quale dovrà razionalizzare, semplificare, assumere e coordinare le innumerevoli “Ordinanze” della Protezione Civile e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, i tanti “Decreti” del Commissario delegato – nonché Presidente della Regione – Gianni Chiodi, gli “Atti” del Sindaco e del Comune dell’Aquila e le “Convenzioni” tra “soggetti attuatori” della ricostruzione”.

“Soltanto un atto legislativo “generale” del Consiglio regionale – spiega – può recepire e rendere “veramente” attuabili i criteri, le modalità e gli obiettivi della ricostruzione che il Comune dell’Aquila, i Comuni del cratere ed i soggetti attuatori pubblici e privati dovranno unitariamente perseguire, uscendo dalla “confusionaria” interpretazione delle tantissime norme attuative prodotte in questi anni”.

“In ogni caso il Mia Casa e i cittadini direttamente “chiamati in causa” – conclude –  nella loro qualità di vittime sacrificali, sono pronti al confronto e, anche, se necessario, allo scontro non solo delle idee, ma anche delle competenze e delle responsabilità, comprese quelle “pesantissime” del recente passato amministrativo”.