L’AQUILA – “Possiamo tranquillamente dire che i soldi spesi per ristrutturare la Casa dello studente siano stati gettati nella spazzatura”.
Questa frase lapidaria pronunciata ai cronisti dal super perito Maria Gabriella Mulas al termine dell’udienza di oggi all’Aquila la dice lunga sulle risultanze delle sue analisi dell’intervento svolto nel 2000 sulla struttura, crollata nove anni dopo a causa del sisma.
Valutazioni su cui oggi c’è stato scontro in aula tra la prof e un perito di parte, l’ingegnere romano Alberto Cherubini, esperto di rischio sismico, chiamato dagli avvocati pescaresi Mercurio e Massimo Galasso, che assistono gli imputati Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rossicone, responsabili proprio di quell’intervento.
Secondo la Mulas, il “deficit di resistenza” che ha fatto cadere l’edificio dove sono rimasti uccisi otto giovani “è stato amplificato in maniera direi abnorme dalla presenza di una parete non strutturale che è stata messa in fase di restauro, la parete antincendio”. Chiamata “parete Rei” in gergo.
Un’affermazione contestata da Cherubini sul piano tecnico e dai due avvocati su quello delle responsabilità penali. “Il collasso ci sarebbe stato sempre – ha detto Mercurio Galasso – la parete Rei ha cambiato qualcosa ma che ne sappiamo se in meglio o in peggio?”.
Strali contro quel restauro anche sull’aspetto dei controlli antisismici che, al termine dei lavori, non sono stati ripetuti. Le parti hanno cozzato notevolmente su questo.
Per Massimo Galasso, infatti, quel muro “è un divisorio non portante” per il quale “non era necessario un nuovo adeguamento sismico”.
“I nostri ingegneri sono intervenuti su una struttura che già da dieci anni era Casa dello studente – ha aggiunto poi – I lavori non toccavano le strutture portanti ma si trattava solo di una ristrutturazione e una diversa sistemazione delle stanze”.
Di qui la non obbligatorietà dei controlli, “la norma è molto chiara”, ha aggiunto. “Si potevano fare per scrupolo morale? I professionisti fanno quello che prevede la legge”, ha concluso.
Tesi ribadita anche da Mercurio Galasso: “Non bastano i princìpi della sicurezza, ci sono norme che chiedono un adempimento a un soggetto – ha ricordato – Solo se sono state violate dovremo rispondere in sede penale. La Mulas è bravissima nelle ipotesi ma di quelle in sede penale non ce ne facciamo niente”.
A sposare le tesi del super perito, ovviamente, anche le parti civili. “Si cerca di stemperare ed eliminare i profili di responsabilità evidenziati dalla consulente del tribunale – ha spiegato l’avvocato Simona Giannangeli – C’è stato uno scontro di perizie, ma la Mulas ha già evidenziato le responsabilità con un lavoro complesso e serissimo. Chi è intervenuto non doveva e poteva omettere controlli statici e sismici sull’edificio”.
Sul concetto di sicurezza, i controlli da fare o no e sulle implicazioni penali di tutto questo i due periti hanno dibattuto animatamente in aula, tanto che alla fine il pubblico ministero Fabio Picuti li ha invitati a tornare sui binari: “Questi sono discorsi da avvocati, facciamola finita!”, ha sbottato.



