L’AQUILA Nei mesi scorsi l’Udu scrisse una lettera all’Arcivescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, e al vescovo ausuliare, monsignor Giovanni D’Ercole, con la quale chiedono la restituzione della casa dello studente di Coppito alla Regione Abruzzo
IL TESTO DELLA LETTERA
A seguito del sisma del 2009 uno degli interventi simbolici era rappresentato dalla edificazione di una Residenza Universitaria, anche alla luce della sconvolgente tragedia rappresentata dalla Casa dello Studente di Via XX Settembre.
Nella città dell’Aquila prima del sisma erano presenti 2 residenze universitarie a gestione pubblica, la nota struttura di Via XX Settembre, e la struttura della Compagnia di Gesù, che dopo anni di gestione diretta da parte dei Gesuiti, fu affittata dall’Adsu per salvaguardare i posti letto ed incrementare il numero degli alloggi destinati agli studenti fuori sede idonei alla borsa di studio, ovvero per gli studenti per i quali lo Stato organizza interventi a garanzia del diritto allo studio, individuando i beneficiari con precisi criteri, fissati da legge, di reddito e merito.
A queste 2 Residenze si affiancavano numerose residenze private gestite da ordini religiosi, dalle Suore Filippine, alla Suore Ferrari, ai Salesiani, e altre ancora.
Il fabbisogno abitativo per gli universitari è sempre stato alto e sia le Residenze pubbliche che le Residenze gestite da ordini religiosi fungevano da “regolatore” diretto o indiretto del mercato degli affitti.
Tra gli studenti residenti nelle strutture pubbliche e gli studenti residenti nelle strutture private, così come con quelli che invece si riversavano nel mercato delle locazioni universitarie, non vi è mai stato conflitto, né invidia, né imbarazzo e questo perché non si è mai generata confusione tra il ruolo della residenzialità pubblica ed il ruolo della residenzialità privata.
Chi entrava nelle strutture pubbliche lo faceva perché conforme a regole e atti pubblici. Chi entrava nelle strutture private lo faceva senza che né gli enti, né gli studenti, pretendessero dai soggetti privati di seguire i criteri di un bando pubblico.
Le scelte della Regione e le pretese della Curia circa la Residenza comunemente denominata “San Carlo Borromeo”, hanno rotto questo equilibrio ed hanno inevitabilmente scaricato sugli studenti le tensioni derivanti da una vicenda che, per la sua natura ibrida, non può che essere opaca.
La residenza è stata costruita con fondi FAS, ovvero con fondi pubblici, dentro l’inquadramento dell’Accordo di Programma tra Comune dell’Aquila, Regione Lombardia, Dipartimento di Protezione Civile, Regione Abruzzo, Arcidiocesi dell’Aquila e Provincia dell’Aquila.
L’Accordo di Programma, pur riportando l’interesse dell’Arcidiocesi anche alla gestione, chiariva che la struttura veniva data dal Comune, ente beneficiario dell’investimento, alla Regione Abruzzo, affinché ne curasse la gestione attraverso le sue articolazioni. E’ invero fuori dubbio che la normativa nazionale e regionale evidenzi che l’Ente addetto alla gestione delle Residenze Universitarie pubbliche nel territorio aquilano, esplicita articolazione della Regione Abruzzo, non può che essere l’Adsu dell’Aquila. La Curia, in base all’Accordo di Programma, avrebbe beneficiato della struttura costruita con soldi pubblici dopo 30 anni, rimanendo in possesso a quella data del terreno.
Si è spesso parlato della cessione del terreno da parte della Curia come “donazione” che giustificasse la successiva gestione da parte della stessa.
Vale la pena, a tal fine, ricordare che il terreno di cui trattasi era, prima della ratifica dell’Accordo di Programma, secondo il P.R.G. vigente, parte zona agricola di rispetto ambientale e parte zona di rispetto stradale. Con la sottoscrizione dell’Accordo di Programma la variante urbanistica conseguente ha comportato “una nuova destinazione d’uso dell’area, variata in zona per attrezzature Socio-Sanitarie, con la superficie territoriale coincidente con la superficie fondiaria resa disponibile, esclusa la fascia di rispetto stradale e l’indice di utilizzazione territoriale massimo pari a 0,60”. Un passaggio cioè da agricolo ad edificabile con indice di edificabilità elevato.
La Curia e la Regione Abruzzo, hanno però stipulato tra loro una scrittura aggiuntiva, con la quale la Regione affidava alla Curia stessa la gestione della struttura. Da questa scrittura aggiuntiva conseguono le deliberazioni della Regione.
La scrittura aggiuntiva è oggetto di innumerevoli ed inevitabili polemiche.
Innanzitutto la Regione Abruzzo non aveva la disponibilità del bene per un siffatto accordo, in secondo luogo l’affidamento alla Regione Abruzzo da parte del Comune dell’Aquila è legato ad una sua gestione, attraverso l’ente regionale (che notoriamente non è la Curia Aquilana) della struttura stessa.
Vale la pena ricordare che mentre l’Accordo di Programma ufficiale firmato da Bertolaso, Formigoni, Chiodi, Pezzopane, Cialente, Molinari riporta testualmente che il Comune dell’Aquila si impegna a
“trasferire, a titolo gratuito, alla Regione Abruzzo l’uso della struttura della residenza universitaria realizzata, affinché la Regione stessa, attraverso le sue articolazioni, provveda alla relativa gestione”;
la scrittura aggiuntiva a firma dei soli Chiodi e Molinari, e sottoscritta all’insaputa degli altri firmatari l’Accordo di Programma, in premessa ed in riferimento all’Accordo stesso riporta:
<< premesso… che con il prefato accordo, tra l’altro, il Comune di L’Aquila si è obbligato a concedere “alla Regione Abruzzo l’uso della struttura della residenza universitaria realizzata, affinché la Regione stessa, attraverso le sue articolazioni, provveda alla relativa gestione, anche mediante affidamento”, una volta ultimata; >>
Non sfugge né a Voi, né a chi legge, che nella scrittura separata tra il Presidente Chiodi e l’Arcivescovo Molinari, nel richiamare l’Accordo di Programma, si riporta, peraltro virgolettato come fosse scritto nell’Accordo di Programma stesso, un “anche mediante affidamento” che in realtà non è presente nell’Accordo di Programma ratificato da Comune, Protezione Civile, Provincia e Regione Lombardia. Quell’aggiunta è dunque mendace e da quell’aggiunta si fa discendere un affidamento della Regione Abruzzo all’Arcidiocesi, ovvero alla Fondazione Falciola, piuttosto che all’Adsu.
Come se ciò non bastasse, è utile rammentare che l’Accordo di Programma e persino la scrittura aggiuntiva di cui contestiamo la legittimità, prevedono la gestione secondo i criteri e la normativa del Diritto allo Studio Universitario.
E’ noto a tutti che questo non è avvenuto e che gli ospiti della Residenza San Carlo Borromeo non sono affatto individuati dalla graduatoria dell’Adsu, né beneficiano della quota-alloggio Adsu destinata ai beneficiari di posto alloggio, che pur essendo idonei alla borsa di studio, non la ricevono integralmente per mancanza di fondi (idonei non beneficiari di borsa, ma beneficiari di alloggio).
A causa di questi fatti, e dunque per esclusiva responsabilità della Regione Abruzzo e dell’Arcidiocesi dell’Aquila, si è generato quest’anno un clima estremamente teso tra gli studenti universitari fuori sede.
Del tutto legittimamente gli studenti ospiti della Residenza San Carlo Borromeo, si sono attivati nella ricerca dell’alloggio, in un contesto di difficoltà enorme nel territorio, così come accadeva, seppur in un contesto migliore, per gli studenti che si attivano per entrare nelle Residenze a gestione privata all’Aquila prima del terremoto.
Altrettanto legittimamente gli studenti che non sono riusciti ad entrare nella Residenza, non avendo avuto l’opportunità del “bando pubblico”, hanno ritenuto di aver subito una ingiustizia, essendo la struttura costruita con soldi pubblici ed essendo la stessa destinata a gestione pubblica secondo le regole dell’Adsu. Questo senso di ingiustizia subita non si presentava certo con le Residenze gestite dagli ordini religiosi prima del sisma, non essendo strutture di natura pubblica e dunque non essendo d’obbligo un bando pubblico con criteri di selezione fissati dalla legge.
Si sono evidentemente ritenuti ancor più oggetto di ingiustizia, coloro i quali avrebbero invero avuto diritto all’alloggio presso la San Carlo Borromeo, qualora la stessa fosse stata gestita in rispetto dell’Accordo di Programma.
Non si può certo rimproverare agli studenti l’aspirazione alle proprie legittime aspettative, né si può rimproverare a chi Vi scrive l’aver testardamente e ripetutamente evidenziato in molteplici sedi, le regole cui doveva e dovrà sottostare la gestione della Residenza in oggetto.
Il Presidente della Regione Abruzzo ha naturalmente responsabilità istituzionali e politiche ed è su questi profili che noi facciamo e faremo leva nei suoi confronti, affinché sani questa ferita civica.
La Curia invece ha altre responsabilità, che non sono certo istituzionali e politiche, ma che investono ugualmente la tenuta civica di una comunità, ancor più una comunità che affronta quotidianamente le difficoltà del vivere in un territorio disgregato e frantumato.
E’ a questa responsabilità che ci appelliamo per sanare questa ferita, eliminando la contraddizione derivante dalla gestione da parte della Curia di un bene che ha invece altra destinazione.
Solo eliminando completamente questa contraddizione, non inventando altre complicate sottoregole che finiranno inevitabilmente per generare nuove categorie di “esclusi”, si potranno eliminare le tensioni tra gli studenti e le critiche di tanta parte della cittadinanza nei confronti dell’operato della Curia circa la “San Carlo Borromeo”.
Nello scorso Maggio il Vescovo Molinari, in un apprezzatissimo e condiviso intervento contro la speculazione negli affitti e contro la mancanza di solidarietà tra aquilani, richiamava l’enciclica “Caritas in veritate”, come chiave di lettura dello sviluppo economico.
Ci permettiamo, con umiltà laica, di riprendere un passo della stessa Enciclica: “La carità eccede la giustizia, perché amare è donare, offrire del “mio” all’altro; ma non è mai senza la giustizia, la quale induce a dare all’altro ciò che è “suo”, ciò che gli spetta in ragione del suo essere e del suo operare.” ed è la stessa Enciclica, richiamando la “Populorum Progressio” di Paolo VI, che ricorda come la giustizia sia la “misura minima” della carità. Ovvero non può esistere carità negando giustizia.
L’attività di questa organizzazione è, come gli studenti universitari ben sanno, orientata verso “il bene comune”. Per questo la stessa “Caritas in veritate”, anche per una organizzazione laica come la nostra, dove coesistono studenti atei come cattolici, agnostici come musulmani, è di particolare interesse quando afferma che “bisogna poi tenere in grande considerazione il bene comune” e quando spiega che “impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall’altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pólis, di città”.
Noi non potremmo rinunciare a queste attività (prendersi cura e avvalersi delle istituzioni) e per questo non potremmo mai dismettere la nostra richiesta di rispetto nei confronti delle istituzioni che formano la pólis degli universitari.
Non possiamo e non vogliamo credere che la Curia continui a rispondere alle sollecitazioni che provengono da più parti, così come alle critiche, anche quelle giornalistiche, o anche alle polemiche, più o meno dure, che sulla questione della Residenza Universitaria si sono sviluppate, evidenziando sempre la proprietà originaria del terreno.
Tanti cittadini aquilani proprietari di terreni, hanno dovuto sottostare al principio basilare dell’interesse pubblico, ed è già la “Populorum Progressio” a ricordare che
“Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario. In una parola, «il diritto di proprietà non deve mai esercitarsi a detrimento dell’utilità comune, secondo la dottrina tradizionale dei padri della chiesa e dei grandi teologi». Ove intervenga un conflitto «tra diritti privati acquisiti ed esigenze comunitarie primordiali», spetta ai poteri pubblici «adoperarsi a risolverlo, con l’attiva partecipazione delle persone e dei gruppi sociali». ”
Al fine di realizzare l’opera per gli universitari, il Comune avrebbe non a torto potuto esercitare il potere di “esproprio”. Il fatto che si sia giunti ad un diverso accordo, che tutelasse però l’uso pubblico a garanzia dell’Art.34 della Costituzione Italiana, non può divenire causa del perdurare delle contraddizioni evidenziate.
Con la presente lettera vogliamo sollecitarVi a risolvere definitivamente i conflitti, le incomprensioni, le polemiche, nell’unico modo possibile per Voi, riconsegnando con sollecitudine la struttura alla Regione, affinché i posti letto possano entrare nella disponibilità del bando pubblico dell’Adsu per l’A.A. 2010/11.
Sarebbe un gesto di grande sensibilità civica, che restituirebbe sia all’azione della Regione Lombardia, che a quella della Curia, la sua piena valenza.
Sarebbe un gesto che farebbe definitivamente uscire dall’imbarazzo gli studenti che rimarranno nella struttura, quelli che vi entreranno, quelli che vi erano ospiti e che ne usciranno, quelli che non riusciranno ad entrare perché privati o dell’informazione necessaria o della possibilità di usufruire di un diritto pubblico.
È il gesto che in tanti si attendono dalla Curia Aquilana





