L’AQUILA – Acquisire nuove prove, una relazione di calcoli e dvd, e riaprire il processo per il crollo della Casa dello studente, il “castello di carte”, com’è stato definito dai periti per la sua fragilità strutturale, dove il 6 aprile 2009 morirono 8 giovani.
Questo l’obiettivo delle difese di 3 dei 4 imputati condannati dal tribunale ordinario il 16 febbraio 2013 in occasione della prima udienza in Corte d’Appello all’Aquila, che a rigor di logica dovrebbe celebrarsi in camera di Consiglio, perché in primo grado gli imputati hanno scelto il rito abbreviato, che consente di chiudere il processo senza fase dibattimentale, ma solo con l’udienza preliminare, in cambio di uno sconto di pena.
Questo, almeno, in teoria. Nei fatti, la Corte sarà chiamata a pronunciarsi immediatamente su questo dilemma delle nuove prove, che verrà posto dagli avvocati difensori Mercurio e Massimo Galasso, che assistono Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rossicone, tecnici autori dei lavori di restauro del 2000.
Facile aspettarsi un parere contrario da parte del procuratore generale, che sostiene l’accusa, e degli avvocati di parte civile sull’istanza, ma l’ultima parola spetterà al collegio giudicante.
Attraverso un’ordinanza, i magistrati potranno quindi aprire una nuova fase istruttoria, con l’acquisizione dei nuovi motivi di appello che farebbe slittare di molto la sentenza di Appello, oppure procedere secondo il programma originario, che prevedrebbe la requisitoria del pg e le arringhe di parti civili e difese prima del verdetto finale, ipotizzabile tra una o due udienze.
“Abbiamo presentato una richiesta di rinnovazione di istruttoria e depositato nuovi motivi con un’ulteriore relazione tecnica di approfondimento su alcuni aspetti – spiega ad AbruzzoWeb l’avvocato Massimo Galasso – Chiederemo che la Corte ne tenga conto con un supplemento di attività istruttoria”.
Non escluso, anche se non è sicuro, l’ascolto di nuovi testimoni. “Qualora la Corte lo ritenga può disporre d’ufficio nuove perizie ed escussioni – ipotizza il legale – Il nostro materiale passa in rassegna tutti gli aspetti tecnici, abbiamo provato a fare simulazioni in base ai crolli e alle accuse che ci si muovono con i dati dello stesso perito Mulas, per dimostrare che il collasso è ascrivibile ad altri e non ai nostri assistiti”.
I dati d’altronde sono sempre gli stessi, “sono dati oggettivi, ma è l’interpretazione che va rivista, soprattutto in relazione al progetto originario. Il progetto era quello che era – contesta Galasso – il nostro apporto al nesso causale e al crollo è stato nullo”, in riferimento alle gravi carenze sottolineate dai periti di tutte le parti nel progetto originario dello stabile, redatto dal progettista Claudio Botta, morto nei giorni scorsi a 95 anni, e da altri defunti da molto tempo.
Infine una riflessione sul clima che si respirerà in Corte d’Appello dopo le clamorose assoluzioni nel secondo grando del processo alla Grandi rischi. “Quel verdetto non influenzerà minimamente questo procedimento – conclude Galasso – Ogni processo è a sé, ci sono profili di responsabilità diversi, nessun processo può influenzarne un altro in via generale e poi sono questioni differenti”.
Secondo quanto si è appreso, non dovrebbero esserci invece richieste istruttorie dagli avvocati difensori dell’altro imputato Pietro Sebastiani, che sono Attilio Cecchini e Angelo Colagrande.
Tra le parti civili aumenterà la responsabilità per l’avvocato teramano Wania Della Vigna, che in primo grado difendeva 11 parti, tra le quali i familiari di Hussein “Michelone” Hamade e 4 ragazzi sopravvissuti nell’ala crollata. Una rappresentanza che si allargherà fino a comprendere 22 parti.
Gli indagati per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni erano inizialmente 15, quattro dei quali deceduti. Poi la posizione del progettista Claudio Botta, 95 anni, morto poche settimane fa, è stata stralciata. Dei rimanenti dieci, otto ad aprile 2012 sono stati ammessi al rito abbreviato, che ha consentito di saltare la fase dibattimentale, chiudendo i conti nell’udienza preliminare con uno sconto di un terzo della pena in caso di condanne.
Sono Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rossicone, tecnici autori dei lavori di restauro del 2000; Pietro Sebastiani, tecnico dell’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu); Luca D’Innocenzo, presidente Adsu dell’epoca, Luca Valente, nel 2009 direttore Adsu, Massimiliano Andreassi e Carlo Giovani, tecnici autori di interventi minori. Indagini anche su Giorgio Gaudiano, che negli anni Ottanta ha acquisito la struttura da un privato per conto dell’Ateneo, e Walter Navarra, che ha svolto lavori minori in passato: per loro è rimasto il rito ordinario.
Nel crollo sono rimasti uccisi Luca Lunari, Marco Alviani, Luciana Capuano, Davide Centofanti, Angela Cruciano, Francesco Esposito, Hussein “Michelone” Hamade e Alessio Di Simone.



