L’AQUILA – Ultima udienza del primo processo civile per il crollo della Casa dello studente, oggi al tribunale dell’Aquila, con i familiari di Hamade Hussein detto Michelone, una delle 8 vittime, che chiedono circa due milioni di euro di risarcimenti.

“Durante il processo penale, che si è concluso con la condanna definitiva di quattro tecnici – dice l’avvocato Wania Della Vigna, che rappresenta Michelone e tutte le altre vittime – abbiamo citato in giudizio Regione Abruzzo e Azienda per il diritto allo studio, che hanno chiamato in causa Università dell’Aquila, Ministero dell’Istruzione e Angelini immobiliare, società che realizzò l’edificio. Questi ultimi, a loro volta, hanno chiamato in causa le loro compagnie assicurative”.

Il giudice Monica Croci, che ha sostituito il presidente Ciro Riviezzo, ha trattenuto in decisione la sentenza, che sarà emessa entro il 2018 dopo le comparse conclusionali delle parti.

Per l’avvocato Della Vigna si tratta di una “sentenza importante perché farà da apriposta per tutti gli altri ragazzi, sia vittime sia sopravvissuti”.

Per il crollo dello studentato di via XX Settembre, avvenuto con il terremoto del 6 aprile 2009, la Cassazione, l’11 maggio 2016, ha condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione gli ingegneri Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rosicone, e a due anni e sei mesi Pietro Sebastiani, il presidente della Commissione collaudo dell’Adsu. (m.sig.)