L’AQUILA – È stata rinviata al 26 giugno l’udienza del processo per i crolli alla casa dello studente nella notte del 6 aprile 2009, in cui sono morti otto giovani.
Nell’udienza di oggi si è conclusa tutta la parte relativa alla costituzione delle parti civili, con l’ammissione di tutti i soggetti privati e delle associazioni Codacons e Cittadinanzattiva.
A fare scalpore è stata l’esclusione dell’Università, assieme all’associazione ambientalista Anpana: la posizione dell’Ateneo era particolarmente spinosa, perché oltre a volersi costituire come parte civile, l’Ente dovrebbe essere citato nella prossima udienza come responsabile civile da altre parti del processo.
In attesa di conoscere la legittimità di questa doppia posizione, il Gup Giuseppe Grieco (nella foto) ha ritenuto di togliere dal tavolo le questioni civilistiche, rinviandole a dopo la sentenza penale, e ha escluso l’Università, volendo celebrare il processo in tempi ragionevoli evitando possibili ritardi.
Nel caso dell’Università, il Pm Fabio Picuti aveva chiesto che venisse ammessa a costituirsi come parte civile per tutti gli undici indagati, a eccezione di Navarra e Gaudiano, tecnici nominati dall’Ateneo per verifiche, controlli e progetti, ma il Gup ha deciso di escludere completamente l’Ateneo.
In quest’udienza, per la prima volta Grieco ha menzionato la questione dell’istanza di rimessione del processo presentata in Cassazione dai legali di alcuni indagati, sottolineando che, sebbene non abbia sospeso il processo, dovrà riflettere nel momento in cui dovrà nominare “importanti luminari” per le perizie, in quanto se non fosse ancora arrivato il pronunciamento della Suprema Corte vorrebbe evitare di scomodare gli esperti e poi dover fare marcia indietro. Il Gup ha comunque spiegato che, dopo l’udienza del 26 giugno prossimo, ne convocherà un’altra per luglio e poi vedrà il da farsi.
LE DIFESE: ”BENE L’ESCLUSIONE DELL’ATENEO”
L’AQUILA – “Durante l’udienza di oggi, magistralmente condotta dal Gup Giuseppe Grieco, c’è stato un punto a favore delle difese”. È questo il commento dell’avvocato Fabio Alessandroni, difensore di Luca D’Innocenzo, uno degli undici indagati della casa dello studente, riferendosi all’esclusione dell’Università dell’Aquila dagli enti costituiti parte civile nel processo sui crolli del 6 aprile 2009.
“L’Ateneo aquilano – ha spiegato Alessandroni – aveva riposto nella costituzione di parte civile importanti finalità risarcitorie, sia sotto il profilo patrimoniale, sia sotto quello dell’immagine. Tuttavia, incalzato dal fuoco di fila delle nostre eccezioni, il giudice non ha potuto fare altro che dichiarare inammissibile la richiesta dell’Università”.
Sulla base di quanto accaduto oggi, si profila la chiamata in causa dell’Ente quale responsabile civile: “Bisogna ricordare – continua Alessandroni – che dal 1979 al 1982 la casa dello studente, ex palazzo Angelini, è stato di proprietà dell’ex opera universitaria e quindi dell’Università dell’Aquila. Nella prossima udienza studieremo le varie chiamate in giudizio quali responsabili civili dell’Università”.
I difensori degli indagati stanno verificando l’eventualità di presentare la stessa istanza nei confronti della Regione.
COMITATO VITTIME: ”IL PROCESSO E’ COMINCIATO BENE”
L’AQUILA – C’è approvazione per l’operato del Giudice per le indagini preliminari sui crolli alla casa dello studente, Giuseppe Grieco, tra gli esponenti del comitato delle vittime dei crolli del 6 aprile 2009. A commentare la seconda udienza che si è tenuta oggi è la portavoce, Antonietta Centofanti.
“Abbiamo apprezzato – spiega – che il giudice Grieco abbia in qualche modo dato inizio a questo processo nonostante l’attesa del verdetto della Cassazione sull’istanza di trasferimento per legittima suspicione. Oggi chiudere la costituzione delle parti civili è stato un passo importante, anche perché non sono stati ammessi solo i genitori delle vittime, come temevamo, ma anche altri familiari come nonni e zii. Adesso ci saranno altre due udienze e poi speriamo di avere entro settembre la decisione della Suprema Corte”.
Valutazione positiva anche sulla scelta di non ammettere l’Università del capoluogo tra le parti civili. “Ci sembrava un po’ strana – continua la Centofanti – questa scelta dell’Ateneo: la storia della casa dello studente in qualche modo è stata sempre connessa a quella dell’Università, nei vari passaggi della filiera il legame è stretto. Se fosse stata ammessa la costituzione, ci sarebbe stata sicuramente qualche ambiguità, ora ci si tornerà nelle prossime udienze e credo sarà possibile fare chiarezza”.



