L’AQUILA – Polizia di Stato e Carabinieri con il coordinamento della Procura della Repubblica dell’Aquila hanno arrestato 55 persone appartenenti a un’organizzazione criminale transnazionale specializzata nella clonazione di carte di credito.
L’operazione “Cloning Connection” ha portato alla luce una attività avente come base la Bulgaria.
Secondo gli investigatori, negli ultimi due anni l’organizzazione era riuscita a clonare migliaia di carte di credito e bancomat, sottraendo 36 milioni di euro a cittadini di Paesi europei.
Le indagini sono partite dall’Aquila perché proprio nel capoluogo d’Abruzzo si sono verificati i primi episodi che hanno avviato accertamenti.

I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE
Alle 5 di questa mattina sono scattati gli arresti al termine di una lunga fase di indagini che, comunque, si sono svolte nei termini previsti dalla legge.
Manette ai polsi di 55 componenti dell’organizzazione, con base in Bulgaria ma che aveva ramificazioni in Europa e Sud America, dove venivano utilizzate le carte di credito clonate e dove era presente una cellula criminale del Paese dell’Est Europa.
Degli arresti, 38 sono stati eseguiti in Bulgaria e uno in Olanda in regime di mandato europeo; i restanti 16 sono stati invece eseguiti in alcune località italiane.
Gli arrestati sono di nazionalità bulgara, italiana e romena. Per tutti l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di frodi informatiche, alla clonazione e all’indebito utilizzo delle carte di pagamento.
Oltre 70 provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, sulla base delle prove raccolte nel corso delle indagini dirette dalla direzione distrettuale antimafia della procura del capoluogo, coordinate dal sostituto procuratore David Mancini.
Imponente lo schieramento di forze dell’ordine coordinate dalla procura aquilana, che ha lavorato a stretto contatto con la magistratura e la polizia bulgara, che nel corso dell’indagini ha acquisito elementi sulla base dei riscontri effettuati dal servizio polizia Postale e delle comunicazioni, compartimento di polizia Postale di Pescara, sezione di polizia Postale di Teramo, squadra Mobile della Questura di Teramo, supportata dal servizio centrale operativo della Polizia di Stato, Comando Carabinieri antifalsificazione monetaria di Roma e Nucleo investigativo del gruppo Carabinieri di Ostia.
“Le indagini sono partite dall’Aquila perché qui si sono verificati episodi che hanno poi portato agli accertamenti successivi – ha spiegato Fausto Cardella, procuratore ‘capo’ della Repubblica dell’Aquila e della Dda abruzzese, alla prima uscita pubblica dopo l’insediamento – La procura ha svolto un ottimo lavoro, conducendo e chiudendo le indagini nei termini e coordinando Polizia e Carabinieri e mantenendo contatti con le autorità bulgare. Questi sono reati che colpiscono l’economia e i singoli cittadini in maniera molto grave”.
Come ha spiegato il sostituto Mancini, l’organizzazione era capillare: “Una parte si occupava della fabbricazione dei cosiddetti skimmer con i quali venivano clonate le carte di credito, che poi venivano utilizzate in circuiti per lo più extraeuropei, soprattutto in Sud America e in Perù dove risiedevano altri affiliati”.
Quanto all’Italia, “il fenomeno ha interessato soprattutto la zona del Teramano, dove operava un componente dell’organizzazione, le Marche e l’Emilia Romagna, che si occupava di montare gli skimmer sui bancomat. La frode per le banche, e di conseguenza anche per i clienti, si aggirava sui 50 mila euro al giorno”.
La conferenza stampa si è svolta nel centro polifunzionale Casa Onna: le aule del tribunale dell’Aquila erano occupate per le udienze e gli spazi restanti non consentivano di poter organizzare un evento pubblico affollato.
Tra i presenti, anche il vice direttore di Europol, l’agenzia di contrasto dell’Unione europea preposta allo scambio e all’analisi di intelligence in ambito criminale, Michel Quillè che ha sottolineato “l’importanza della collaborazione tra le forze dell’ordine e le magistrature di paesi di versi. Reati di questo tipo costano all’Europa qualcosa come 1,5 miliardi l’anno”.
INDAGINI PARTITE NEL 2010
L’indagine è stata avviata nel 2010, prendendo spunto da una serie di segnalazioni relative a sistematiche manomissioni di sportelli bancomat di agenzie di diversi istituti di credito di Teramo e Roma.
Successivamente, si è scoperto che i codici venivano ‘catturati’ anche nel Regno Unito, Spagna, Olanda, Germania, Olanda e Svizzera. Una scelta non casuale, visto che i vertici dell’organizzazione valutavano dove operare in base alle norme di diritto penale per tali tipi di reati
Gli accertamenti e i servizi investigativi, eseguiti all’epoca dalla Polpost e della Mobile di Teramo, evidenziarono come il fenomeno fosse più articolato e coincidesse con altre indagini avviate contemporaneamente dai Carabinieri per fatti analoghi accaduti sul litorale laziale.
L’organizzazione aveva in Abruzzo uno degli esponenti principali, per questo la distrettuale dell’Aquila ha richiamato nel proprio fascicolo d’indagine le attività investigative condotte da altre autorità giudiziarie e di polizia, tutte concentrate sullo stesso sodalizio criminale.
Nei due anni successivi, altre 49 persone erano state arrestate, tutte coinvolte nella manomissione degli sportelli bancomat.
Nel corso dell’attività le forze dell’ordine hanno effettuato, oltre alla tradizionale ricerca delle informazioni, intercettazioni ambientali e telematiche; particolarmente utili sono risultate le ultime, perché uno dei modi privilegiati per lo scambio di informazioni era il programma “Skype”, che consente di comunicare gratuitamente attraverso il web, con comunicazioni cifrate.
L’organizzazione era talmente radicata che a servizio delle cellule operative c’era anche una sorta di “call center” da contattare per qualsiasi problema di natura tecnica.
Gli affiliati potevano così utilizzare apparati per la navigazione satellitare per trovare in tempi rapidissimi informazioni utili relative al territorio in cui avrebbero dovuto operare.
Con gli skimmer, realizzati in una vera e propria base operativa molto simile a una piccola fabbrica, non venivano clonati solo i codici delle carte bancomat ma venivano creati file cifrati (per proteggere i dati contenuti) che venivano poi trasmessi in Bulgaria.





