L’AQUILA – Sta creando durissime reazioni politiche bipartisan l’ipotesi di trasferimento nelle carceri in Sardegna di un alto numero di detenuti al regime del 41 bis​, circa 110  sui circa 730 totali​ in Italia -, riservato ad individui condannati o imputati per reati gravi legati alla criminalità organizzata, terrorismo ed eversione. Questo rispetto agli attuali 91 reclusi nel supercarcere di Sassari e i 9 in quello di Nuoro.

Un massiccio trasferimento finora ancora non ufficializzato, in una vicenda molto riservata tanto che non trapela nulla, ma si presume che essa riguarderà, in uscita, innanzitutto il supercarcere dell’Aquila, le “Costarelle”, nella frazione di Preturo, di gran lunga il primo per detenuti in regime di 41 bis, rispetto agli altri 11 supercarceri italiani: ben 150 (su 300 detenuti complessivi) tra cui pezzi da novanta della della criminalità organizzata e del terrorismo, l’unico con una sezione femminile.

Carcere salito, ancora una volta alla ribalta delle cronache a seguito dell’arresto del superboss di Cosa Nostra da trent’anni latitante Matteo Messina Denaro, avvenuto il 16 gennaio 2023 nei pressi di una clinica privata di Palermo​, recluso e poi morto di cancro all’Aquila il 25 settembre dello stesso anno.

Ad alzare le barricate la presidente della Regione Sardegna, in quota M5s Alessandra Todde, che ha parlato di “decisione grave, che rompe la leale collaborazione tra Stato e Regione e ignora le conseguenze sulla sicurezza, sulla sanità e sulla tenuta sociale del territorio”, ma a protestare anche il deputato di Forza Italia Pietro Pittalis, che ha depositato un’interrogazione con risposta orale chiedendo chiarimenti sul progetto. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha replicato a Todde accusandola di “ingiustificato allarmismo”, ma poi ha aggiunto che “l’impatto sul territorio resterà invariato poiché rimarranno i medesimi istituti e sarà aumentata solo la capienza in attuazione di un preciso disposto normativo,  che dispone che i detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione devono essere ristretti all’interno di istituti a loro esclusivamente dedicati, collocati preferibilmente in aree insulari”. Dunque confermando i motivi di allarme. Ed infatti sono già cominciati in Sardegna, trasferimenti di detenuti di media sicurezza dal carcere di Badu ’e Carros di Nuoro, si ipotizza proprio per  liberare spazi in vista dell’arrivo di detenuti al 41 bis dal continente.

In base all’ultimo rapporto di Antigone, sono reclusi in regime di 41 bis 733 detenuti, il supercarcere dell’Aquila è di gran lunga il primo, con 150 detenuti, di cui 12 donne, essendo l’unico ad avere una sezione femminile, seguito da quello di Opera a Milano (96), Sassari (91), Spoleto (78) e Novara (68). Gli altri supercarceri sono quelli di Nuoro, Terni, Viterbo, Roma Rebibbia, Tolmezzo, Cuneo, Parma ed Ascoli.

La struttura dell’Aquila è stata ultimata nel 1986 ed è entrata in funzione nel 1993: dal 1996 è stata adibita quasi interamente alla custodia di detenuti sottoposti a particolari regimi di alta sicurezza, che alloggiano in celle singole. Da una capienza iniziale di 150 detenuti si è poi passati a un massimo di 300, compresi però i carcerati comuni.

All’Aquila è detenuta Nadia Desdemona Lioce, brigatista rossa condannata all’ergastolo per gli omicidi D’Antona e Biagi, e con lei tanti boss della criminalità organizzata di altissimo livello e altrettanta pericolosità, come, per Cosa Nostra, Filippo Graviano, uno dei mandanti delle stragi del 1992  e per l’uccisione di don Pino Puglisi, il palermitano Carlo Greco, reggente del mandamento di Santa Maria del Gesù, Sandro Lo Piccolo figlio di Salvatore Lo Piccolo, potentissimo boss del rione San Lorenzo a Palermo, Paolo Di Lauro, detto ‘Ciruzzo o’ milionario’,  a capo del clan Di Lauro di Secondigliano e Scampia, protagonista della sanguinaria faida che ha ispirato il film e la serie tv Gomorra, il boss del clan dei casalesi Francesco Schiavone, detto Sandokan​.

Alle Costarelle sono poi stati reclusi, pur per brevi periodi, il “capo dei capi” Totò Riina, morto nel 2017 e Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova camorra organizzata, morto nel 2021.

E ancora il boss della ‘ndrangheta Pasquale Condello, detto ‘U Supremu, trasferito al supercarcere di Opera, l’esponente della Mala del Brenta Felice Maniero, “Faccia d’Angelo”,  il boss della Camorra Feliciano Mallardo.

Nel territorio aquilano di conseguenza si sono trasferiti familiari dei detenuti al 41 bis ed inoltre  ci sarebbero anche pentiti sotto protezione.

L’obiettivo del regime del 41 bis è quello di impedire il passaggio di ordini, informazioni o di ogni altro tipo di comunicazione tra i detenuti e le organizzazioni di appartenenza nel territorio.

Prevista dunque la detenzione in celle singole sorvegliate dalla Polizia penitenziaria 24 ore su 24. I contatti con le guardie carcerarie sono ridotti al minimo indispensabile. Le visite sono ridotte nel numero di una al mese e della lunghezza di un’ora, in luoghi attrezzati all’impedimento di passaggi di oggetti e senza possibilità di contatto fisico, solo con familiari e conviventi, gli elementi che possono essere ricevuti dall’esterno (che siano somme, beni o oggetti) sono limitati se non nulli​. E ancora, i detenuti sono sottoposti alla censura della corrispondenza, ad eccezione di quella con i membri del Parlamento o con ulteriori autorità nazionali o europee che hanno facoltà in materia di giustizia, la presenza all’aperto non può eseguirsi in gruppi più elevati di quattro persone e ha una durata non maggiore di due ore al giorno. La partecipazione alle udienze è esclusivamente “da remoto” in videoconferenza.

Una tipologia di reclusione che molte polemiche ha sollevato per l’estrema durezza​, tanto da essere parificabile ad una sorta di “tortura”,​ contraria alla ​Costituzione​e e alla finalità e funzione riabilitativa della pena.