CAPITIGNANO – La questione delle incompatibilità tra ruoli politici e incarichi privati nella ricostruzione, sancita dalla legge Barca, continua a far discutere tra maggioranza e opposizione nel Comune di Capitignano (L’Aquila).
Una vicenda caratterizzata da un lungo scambio di botta e risposta tra il sindaco, Maurizio Pelosi, e il gruppo di minoranza. Oggi il terzo atto con la replica del movimento civico per Capitignano e frazioni alle affermazioni riportate da AbruzzoWeb la scorsa settimana.
LA NOTA INTEGRALE DELLA MINORANZA
La reazione del sindaco Maurizio Pelosi alla notifica della diffida da parte del gruppo di minoranza non necessita di alcun commento. Ogni adeguata risposta è già abbondantemente contenuta nel testo riportato sul quotidiano AbruzzoWeb.
Dalla sua lettura, infatti, ognuno può facilmente dedurre quale sia lo spirito di pubblico amministratore che anima il primo cittadino e come egli subordini l’applicazione delle normative dello Stato ad inesistenti ed infantili aspetti.
Solo su tre fondamentali punti occorre far maggior chiarezza al distratto amministratore.
1) la nota indirizzata al Comune recava all’oggetto la dicitura “atto di diffida”, riferito alla non emanazione di atti amministrativi e contabili. Anche un bambino avrebbe capito che tale documento non necessitava assolutamente di “soggiacere” ad alcun formalismo per essere presentato.
Nella nota stessa era poi contenuto “l’invito”, a porre la problematica delle incompatibilità dei consiglieri Alfredo Pelosi e Antonello Fulvi a un primo Consiglio utile, ma da nessuna parte risulta essere stata scritta la parola “convocazione” sulla quale il sindaco ha goffamente inteso avvitarsi per poi subirne le conseguenze.
L’informale invito era semplicemente per avvisare della esistenza del delicato problema lasciando ampia iniziativa per poterlo risolvere nella giusta sede, che era, e resta, quella del Consiglio comunale.
2) il dubbio, quindi, che il sindaco pone a se stesso nella replica, quando afferma: “e per quel che è mi dato comprendere”, anticipa perfettamente quella che è stata una pessima interpretazione del reale contenuto della nota. Un abbaglio certamente dovuto ad un irrefrenabile istinto a sfogarsi.
3) il movimento civico per Capitignano e frazioni ha ottenuto il 47,6% dei consensi nelle elezioni del maggio 2011. Risultato eccellente per un movimento civico costituito appena un anno prima. Dato elettorale, quindi, che autorizza pienamente i suoi eletti ed i suoi iscritti a partecipare alla vita cittadina; anche se questo aspetto al sindaco può non risultare gradito, come d’altronde non gli risulta di facile comprensione che richiedere l’applicazione di una legge dello Stato italiano non significhi affatto avere un atteggiamento di avversione verso chicchessia.
Tutti gli atti e le azioni che si compiono per legalizzare situazioni contrastanti con le norme sono sempre riconducibili all’interno del concetto racchiuso in quella magica parolina chiamata democrazia (appunto!), il cui significato vero, soprattutto ai persecutori dei sistemi monocratici, resta sempre di difficile comprensione e digestione.
È notizia che qualche giorno fa il prefetto dell’Aquila, avocando a sé la questione, ha inviato una nota piuttosto perentoria al sindaco di Capitignano con la quale gli ha nuovamente citato le identiche normative da seguire che il gruppo di minoranza gli aveva già indicato, richiamando tutti i poteri-doveri che le stesse conferiscono al Consiglio comunale in materia di incompatibilità, imponendogli,inoltre:
a) di notificare immediatamente e personalmente la sua lettera a tutti i Consiglieri comunali;
b) di contestare come passaggio obbligato le incompatibilità dei due Consiglieri in sede di assise civica;
c) di rendicontare al prefetto ogni decisione del Consiglio comunale.
Qualcuno ora dovrebbe fare ammenda e riflettere sul fatto che se il sindaco fosse stato più attento nel “comprendere” il giusto senso civico della lettera-diffida inviatagli, limitandosi a prenderne atto e convocare di spontanea volontà un apposito Consiglio, egli stesso e l’intero gruppo di maggioranza, si sarebbero risparmiati il richiamo prefettizio e l’imposizione, manco a dirlo, dello stesso iter amministrativo da seguire che l’opposizione aveva praticamente “suggerito” a latere della diffida.
Vale la pena di ricordare che il gruppo di minoranza è incline a rileggersi umilmente leggi e regolamenti vigenti, nonché a documentarsi sulle situazioni reali, prima di scrivere o contestare qualcosa, al fine di evitare il più possibile imbarazzanti e penose figuracce pubbliche e non fornire notizie infondate.
È una questione di stile alla quale ogni amministratore che si rispetti come tale dovrebbe attenersi, e anche piuttosto in fretta, soprattutto per rendere onore non a se stessi ma alla entità pubblica che si rappresenta.






