L’AQUILA – Non sussiste l’accusa di associazione a delinquere per Ercole Di Nicola, ex responsabile dell’area tecnica dell’Aquila Calcio arrestato come una delle pedine-chiave nell’ambito dell’inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sul calcioscommesse.
Lo ha deciso, nel concedere gli arresti domiciliari, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Venezia, Barbara Lancieri, che ha alleggerito di molto la posizione di Ercole Di Nicola, rinchiuso per due giorni nel carcere della città lagunare dopo le manette scattate al casinò di Venezia.
La Lancieri non ha inoltre ritenuto che ci fossero elementi per la convalida del fermo e inoltre ha stabilito che si ridetermini la competenza territoriale, alla luce del venir meno dell’associazione che, secondo il pubblico ministero, si sarebbe consumata a Catanzaro.
È lo stesso legale di Di Nicola, Libera D’Amelio del foro di Teramo, a renderlo noto con toni molto soddisfatti appena letta l’ordinanza del gip emessa oggi dopo l’udienza di convalida di ieri.
Ora si dovrà vedere se la procura ricorrerà in Cassazione per opporsi a questo verdetto.
Va sottolineato che si tratta ancora della fase di indagini preliminari: il giudice Lancieri non sta valutando il merito dei fatti ma solo se ci sono le esigenze cautelari per l’ex ds, in attesa che un altro magistrato decida se va rinviato a giudizio e quindi processato per i fatti che gli vengono contestati.
“È una vittoria importante, visto che è decaduta l’accusa più grave – spiega l’avvocato mentre è in viaggio con lo stesso Di Nicola verso la casa di Morro d’Oro (Teramo) dove sconterà i domiciliari -. È una grande gioia essere riuscita a riportare Ercole a casa”.
L’ex capo dell’area tecnica, ritenuto nelle carte dell’inchiesta uno dei cardini dell’organizzazione, si era avvalso dalla facoltà di non rispondere sia nell’interrogatorio di garanzia sia nell’udienza di convalida dell’arresto: questo per esigenze difensive, visto che Di Nicola aveva detto con forza al suo legale che si trattava di “un colossale fraintendimento”.
Nel corso dell’udienza, invece, l’avvocato D’Amelio aveva sottolineato “le numerose incongruenze a partire dall’inesistenza dell’associazione a delinquere visto che non c’è struttura organizzativa, una presenza gerarchica, una conoscenza di un luogo principale per decisioni e riunioni”.
“C’è un passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare in cui si dice che ‘Di Nicola non sembra sapere quali siano i giocatori contattati’ per truccare le partite, abbiamo sottolineato che non ci sono prove che il mio assistito abbia pagato giocatori o dirigenti o che abbia fatto scommesse sulle partite incriminate, a maggior ragione essendo stato controllato dal dicembre dello scorso anno”.






