L’AQUILA – Nota in tutto l’Abruzzo e anche oltre regione, la “famiglia nel pallone” Miocchi potrebbe quasi formare a una squadra di calcio e giocare una partitella tra parenti, magari riunendosi in occasione del Natale alle porte.
Una vera e propria passione, quella per lo sport più diffuso nella nostra penisola che vede padri e zii passare il testimone a figli e nipoti.
Originaria di Colle di Preturo (L’Aquila), la “dinastia” di calciatori prende il via dai fratelli Feliciano, Massimo, Antonello, Luciano, Maurizio e Francesco, che oggi hanno passato la palla alla seconda generazione composta da Ugo, Davide e Daniele.
Un albero genealogico pieno di talento che, fatta eccezione per i pali, non lascia nessun ruolo scoperto in campo. A illustrare con orgoglio la tradizione calcistica di famiglia sono Feliciano e Ugo, padre e figlio, entrambi rispettivamente con un passato e un presente in difesa.
Ad aggiudicarsi la palma del Miocchi più “talentuoso” di prima generazione è Massimo, ex centrocampista classe ’61, con trascorsi nel Montereale, nelle giovanili del Francavilla, nel Fermo, nel Porto San Giorgio, nel Gualdo e nel Gubbio con cui ha vinto il campionato in C2.
Di due anni più giovane il fratello Luciano, ex attaccante classe ’63 delle giovanili del Francavilla, è stato quello con la carriera più breve a causa di un infortunio che lo ha definitivamente allontanato dai campi di gioco.
Come Massimo, anche il fratello Antonello, classe ‘58, ha giocato in passato a centrocampo in forza nel Montereale, nel Fasano, nella Juve Stabia nell’Angizia e nell’Aquila Calcio, ma oggi tifa per suo figlio Davide, attaccante esterno classe ’95, che dopo essere stato nelle giovanili rossoblù e nel San Benedetto, per la terza stagione consecutiva si trova nel Siena e attualmente si batte nella formazione degli Allievi nazionali.
Le aspettative dei Miocchi sono puntate anche su Daniele, centrocampista classe ’97, attualmente alla ricerca di una squadra; fino alla passata stagione nei Giovanissimi dell’Aquila Calcio, il baby Miocchi spera di raggiungere a Siena suo cugino, oppure di andare nel Parma, con cui ha sostenuto un provino. Se dovesse restare in Abruzzo, però, potrebbe esserci spazio nel Pescara di Zdenek Zeman.
Ex centrocampista e padre di Daniele, Maurizio, classe ’60, come da tradizione di famiglia ha militato nel Montereale per poi andare nel Sulmona, nel San Sepolcro e nell’Angizia. Fratello di Maurizio, Francesco, difensore classe ’66 che ha giocato nell’Amiternina, con L’Aquila Calcio in Promozione e con il Montereale.
Lente d’ingrandimento della “casata” su Feliciano e Ugo, che condividono entrambi piaceri e dispiaceri in difesa.
Cresciuto calcisticamente con Guido Attardi, papà Feliciano ha giocato nelle giovanili dell’Aquila Calcio fino alla formazione “Berretti”, trasferendosi nella prima squadra del Montereale con Attardi, che ha seguito anche nel Celano in Promozione, in serie D e C.
Lo stopper classe ’54 ha lasciato in eredità il posto al centro della difesa al figlio Ugo, classe ’93, attualmente numero “5” nella “Berretti” rossoblù, pronto a rispettare la tradizione di famiglia.
Sei un giovane emergente con una famiglia calcisticamente importante. Chi ti ha trasmesso la passione per il pallone?
Feliciano: La madre sicuramente no!
Ugo: La famiglia Miocchi.
C’è qualche familiare che viene a vederti giocare?
U.: Sì, mi segue sempre zio Maurizio, mentre papà viene a vedere le partite quando può.
Li segui i consigli dei tuoi parenti?
U.: Sì, me ne danno tanti. Papà aveva il mio stesso ruolo, ma con caratteristiche opposte. Spesso mi dice che sono lento. Quando giocava lui era meno fisico e più veloce di me, mentre io sono più tecnico e meno veloce.
F.: Se sta bene fisicamente in futuro potrà fare qualcosa di buono. Deve prendere forza e un po’ di velocità, perché un difensore richiede rapidità a breve.
A volte senti il “peso” del cognome che porti?
U.: Non, non sento la pressione. Anche se ci sono sempre tanti paragoni e quando vado a giocare nella Marsica e fuori regione mi chiedono se sono il figlio o il parente di qualche Miocchi.
F.: All’Aquila non è facile trovare una famiglia come la nostra che ha giocato dal campionato di Promozione fino alla serie B!
Anche se sei giovanissimo hai già tanti anni di calcio all’attivo…
U.: Sono stato nove anni nell’Amiternina con Fabrizio Scarsella, poi ho giocato mezza stagione nelle giovanili della Valle del Giovenco, ma ho dovuto fermarmi per un infortunio. Tramite una selezione sono arrivato negli Allievi dell’Aquila Calcio, dove ho giocato due anni. Ora sono al secondo anno nella formazione “Berretti” con l’allenatore Sergio Lo Re, che l’anno scorso era preparatore atletico. Con il mister mi trovo bene credo sia un valido professionista. Con lui sto crescendo, questa estate, nonostante il campionato fosse fermo, con alcuni compagni ci ha portato in palestra.
Soffermiamoci sul campionato “Berretti”. Sei uno dei pochi aquilani titolari della squadra, come vedi questa stagione?
U.: Sì, insieme ad Alessio Di Gregorio e Fabio Marcotullio. Quest’anno speriamo di arrivare alle fasi finali a cui accedono le prime quattro formazioni. Il campionato è formato a 14 squadre e le più forti sono Perugia, Ternana, Siena, Pescara, Lanciano e San Marino. Solitamente giochiamo con un 4-2-4 offensivo o con un 4-3-3.
Spesso voi della “Berretti” affrontate in amichevole L’Aquila di Maurizio Ianni e la domenica siete a bordocampo nelle gare di Seconda Divisione. Com’è il rapporto con la prima squadra?
U.: Rispetto alla passata stagione c’è più considerazione. Conosco vari ragazzi giovani come Andrea Tomarelli, Leonardo Buggin, Stefano Blaiotta. Mi trovo bene con Lorenzo Perfetti che reputo umile.
Dove ti piacerebbe giocare in futuro?
U.: Non saprei, sicuramente sarebbe bello giocare con la squadra della mia città, ma è difficile. Ho avuto l’opportunità di giocare in Eccellenza e in serie D, ma al momento preferisco un campionato nazionale.
F.: Molto probabilmente non avrà futuro all’Aquila e dovrà andare a giocare fuori.
Chiudiamo con papà: il calcio di oggi è quello dei suoi tempi?
F.: No, oggi i tempi sono differenti ed è difficile giocare a calcio fin dall’inizio. Ci sono tante spese per il materiale e per avviare un bambino all’attività sportiva con la scuola calcio. Quando giocavo io le scarpe ce le fornivano, oggi invece bisogna comprarle. Bisogna aggiungere che se non hai un procuratore anche da giovane non vai da nessuna parte!



