MONTEREALE – “Cesaproba esce a testa alta, anche se qualcuno ha voluto rovinare una festa”.
Dopo la comunicazione ufficiale sul rinvio a data da destinarsi dell’incontro Cesaproba-L’Aquila, valevole per la tredicesima giornata del campionato di prima categoria – girone A, l’allenatore del Cesaproba Calcio, Alessandro Feliciani, si toglie qualche sassolino dalla scarpa, commentando gli esiti di una settimana impegnativa.
La vicenda ha avuto inizio a causa della scarsa capienza della tribuna di Cesaproba, che avrebbe potuto ospitare al massimo 78 spettatori: ne era nata una disputa piuttosto accesa tra le due società nella quale la tifoseria rossoblù aveva divulgato un comunicato invitando sostenitori e dirigenti a lasciare vuota la tribuna e assistere alla gara da dietro le reti. L’invito era stato accolto dalla società che aveva deciso di non attivare il servizio di prevendita.
E se in un primo momento la Questura dopo una riunione a cui aveva partecipato anche il sindaco di Montereale, Massimiliano Giorgi, aveva dato il via libera per far disputare l’incontro nella frazione di Cesaproba o nel campo di Montereale, il no definitivo è poi arrivato dal prefetto.
Ma a Cesaproba non si resterà a guardare come spiega ad AbruzzoWeb mister Feliciani.
“Ho chiesto ai miei ragazzi di presentarsi comunque al campo domenica per una partita amichevole di esibizione e di partecipare alla cerimonia di festa per l’accensione dell’albero più grande d’Abruzzo organizzata dall’Associazione Culturale Cesaproba ’96 alle 18 – spiega Feliciani – Vogliamo essere vicini ai nostri concittadini che sono stati feriti nell’orgoglio, nell’indifferenza di chi domenica probabilmente sarà comodo e tranquillo sulla poltrona di casa mentre ha infranto il sogno di tutti quei tifosi e di tutti i bambini che aspettavano da inizio anno l’arrivo di questa giornata storica”.
“Dispiace – aggiunge Feliciani – perché sarebbe stata una grande festa, dentro e fuori dal campo, prima e dopo della partita, chi conosce Cesaproba lo sa e conosce l’ospitalità di questo paese. In settimana ho sentito molti commenti di chi non ci conosce. Qui dal 1995 si portano avanti gli antichi valori, nessun giocatore percepisce o ha mai percepito un euro, si gioca per la maglia e per la nostra terra e si è orgogliosi e fieri dei nostri colori. C’è un’altra idea di calcio, cerchiamo di trasmettere ai giovani la nostra mentalità, fatta di rispetto, onore e combattimento in mezzo al campo”.
“Dispiace per i giocatori che tanto tenevano a questo incontro, e dispiace tanto per la società che fa tanti sacrifici per permetterci ogni domenica di scendere in campo, e questo incontro sarebbe stato il giusto coronamento del lavoro svolto dal 1995 fin qui”.
“Infine, dispiace anche per L’Aquila Calcio e per i suoi tifosi, che rispetto e ammiro, perché si trovano catapultati in una categoria che non appartiene alla Storia ed alla tradizione del nostro capoluogo. Tuttavia quest’anno poteva essere l’occasione giusta per avvicinare a L’Aquila Calcio tanti tifosi dei paesi limitrofi – conclude Feliciani -, ma l’atteggiamento e le decisioni di chi è responsabile dell’ordine pubblico, purtroppo, sta generando e seminando solo antipatia per L’Aquila nel territorio”. (azz.cal)






