L’AQUILA – “Mi dispiace dei cori sul terremoto del 2009, me ne vergogno. Mi dissocio assolutamente da quello che è accaduto ma voglio chiarire che non sono stati i calciatori in campo a offendere, ma solo dei ragazzini che ho già cacciato dalla mia scuola calcio”.

A parlare è Fabio Brunetti, presidente del Lycia Calcio, formazione marsicana di Lecce dei Marsi, che domenica tra le mura amiche ha perso lo spareggio contro la formazione aquilana del Pianola per la permanenza in Prima Categoria.

La partita ha acquisito grande rilevanza sulle cronache perché in una nota la formazione aquilana ha accusato appunto di ingiurie alla tifoseria avversaria con pesanti allusioni al terremoto aquilano e di aggressione con lancio di petardi contro il medico sociale della squadra, che poi è un volto noto, l’assessore provinciale Guido Liris.

“Purtroppo qualche parola offensiva verso il Pianola è stata detta da alcuni ragazzi di 12-13 anni che fanno parte della nostra scuola calcio. Gli adulti invece hanno tifato per i nostri colori, ma senza offendere gli avversari”, chiarisce Brunetti.

“È un fatto molto brutto, ma è stata una ragazzata – prosegue – Sono andato al campo a rimproverare questi ragazzi e li ho mandati a casa senza far svolgere loro l’allenamento per punizione, perché non si scherza sul terremoto. Mi hanno fatto rabbrividire”.

E sull’aggressione a Liris, il presidente del Lycia conclude affermando che “non è andata così: anche nel nostro paese un gruppo di persone ha voluto festeggiare lo Scudetto vinto dalla Juventus ed è venuto al campo e ha lanciato dei bengala. Sono rammaricato anche perché Liris lo conosco. Noi della società del Lycia ci siamo comportanti bene e non abbiamo fatto nulla di male”.

Ancora sulla chiamata ai carabinieri, “li hanno chiamati loro ma non sono serviti a niente, finita la partita è finito tutto. Il Pianola ha meritato di vincere i play out restare nella categoria, il Lecce cercherà di fare domanda di ripescaggio. È ingiusto sporcare il paese per quattro ragazzini, il terremoto ha fatto pure qui anche se non come nel capoluogo”.