PESCARA – È in edicola il nuovo libro di Gianni Lussoso, storico giornalista sportivo abruzzese che firma su AbruzzoWeb la popolare rubrica Zemaneide.

Il volume si intitola “La storia della Pescara calcio dal 1920 al 2011”, edito da Ape, con 188 pagine e 20 euro.

Lussoso ripercorre tutti gli avvenimenti più importanti della squadra di calcio presentando i dirigenti, le “rose”, le formazioni tipo, i risultati e le note più importanti con le schede degli allenatori dal 1936 a oggi.

Nel corso del volume sono trattati anche gli avvicendamenti tecnici e i moduli che i vari allenatori hanno adottato.

Una fonte inesauribile di notizie per tutti coloro che amano il calcio in generale ed il Pescara in particolare.

LA PREFAZIONE

di Dante Capaldi

Gianni Lussoso lo accetti o no. Con i suoi interventi televisivi, o a stampa, sempre precisi, pungenti, dentro la notizia, sempre alla ricerca del perché delle cose che spiega con un linguaggio chiaro, preciso, forbito ma non pedante, traducendo spesso i suoi pensieri in modo che l’ascoltatore medio possa capire, si conferma ogni giorno di più come una voce vera, competente, libera da ogni sudditanza.

Raro vederlo nelle “cerimonie ufficiali”, segue e commenta i fatti sportivi, non i salottieri comportamenti dei dirigenti che, se non lo amano non possono, di certo, non stimarlo.

A volte noti che si sono risentiti salvo, poi, rivederli in atteggiamento di rispetto: o lo ascolti per amore o per odio.

Non puoi evitare di seguire le sue riflessioni televisive perché, altrimenti, hai la sensazione di aver perso un punto di contatto o di confronto.

A Pescara, in Abruzzo, ci sono molti bravi giornalisti. Gianni, però è diverso. Lui stesso, in più di una occasione, ebbe a dirmi: “Non sono più bravo degli altri, ma solo più libero spiritualmente di dire la mia”.

È vero, infatti, che ci sono alcuni giornalisti, pur bravi, che si perdono per un nonnulla: una pacca sulla spalla del padrone di turno, un atteggiamento amichevole del giocatore che va per la maggiore… Sciocchezze che, per alcuni, sembrano il segno di un successo personale e che, invece, dimostrano l’incapacità di essere al di sopra delle normali, spicciole, convenzioni e di seguire solo la necessità di osservare, analizzare, studiare il fatto sportivo e commentarlo con “scienza e coscienza”, come spesso dice Gianni.

È indubbio che è un giornalista “scomodo” perché non si presta a giochetti di parte. Lui parla, scrive, commenta, con il pensiero sempre rivolto al suo ascoltatore o al suo lettore che ha sempre considerato i suoi punti di confronto. Non ha interesse a farsi amico il potente di turno.

“Una lingua dolce spezza le ossa”, mi ripete spesso, e il suo parlare “dolce” per i tifosi, che da lui riescono a sentire e a capire le verità vere, diventa amaro e pesante per i dirigenti che lo subiscono. Ma non possono fare a meno di seguirlo perché è un confronto quotidiano che, spesso, li aiuta anche a evitare errori.

“Senza presunzione – mi ripeteva – ho la sensazione che in questi 50 anni di attività qualche cosa di buono ho imparato ed è giusto farne partecipi anche i dirigenti che, spesso, si trovano catapultati, per il fatto di avere soldi e per l’incapacità di dire no a chi li chiama in società, dinanzi a problemi astrusi, perché un conto è dirigere, anche con successo, un’azienda commerciale ed un altro dirigere una società di calcio. Il calcio, è vero, è un’impresa commerciale, ma con dei risvolti e con delle ‘intromissioni’ pubbliche che condizionano le scelte e gli atteggiamenti di un dirigente che, se non lo capisce presto, si ritrova a dover subire critiche e anche pesanti scortesie dai tifosi, pur rimettendoci soldi suoi”.

Chiudo qui questo mio intervento certo che il nuovo lavoro di Gianni Lussoso vi appassionerà come hanno fatto i precedenti suoi libri sui Biancazzurri e vi daranno la possibilità concreta di capire di più e meglio le varie situazioni della Pescara Calcio.

Buona lettura a tutti e ricordatevi che Gianni Lussoso non si commenta, si legge e si ascolta volentieri. È la lezione che i veri tifosi biancoazzurri hanno capito e di cui hanno fatto tesoro.

AVVERTENZA DELL’AUTORE

Ho scritto molto sulla Pescara Calcio e molto di più avrei voluto fare. Ma ho sempre dovuto far fronte sulle mie sole risorse, sempre limitate, non avendo mai voluto scrivere a comando e quindi gli sponsor non mi stato possibile reperirli e poi, si sa, i tifosi parlano molto di calcio ma leggono pochissimo.

Comunque, pur tra tante difficoltà, ho voluto dare alle stampe questo nuovo lavoro che penso possa servire ai giovani sportivi per meglio conoscere il passato della squadra che amano.

È indubbio, infatti, che, solo conoscendo il passato, si può apprezzare il presente e capire il futuro.

Dagli anni Venti a oggi la Pescara Calcio ha vissuto momenti importanti e altri meno. Momenti esaltanti, e altri che avremmo voluto non fossero mai capitati, ma la Storia è questa ed io ve la propongo con umiltà ma anche con la consapevolezza di aver fatto cosa gradita a chi ama il calcio.

Molte pubblicazioni in questi anni ci sono state, anche e soprattutto sulle pagine web, moltissimi hanno fatto ricorso alle mie pagine pubblicate, ma quasi nessuno si è ricordato di citare la fonte. Fa niente. L’importante è che abbiano trovato utilità nell’usare i miei scritti.

Scrivendo questo testo non ho la pretesa di sapere tutto e di aver tutto capito delle varie vicissitudini calcistiche, ma ve le propongo come mezzo di provocazione per alimentare l’interesse attorno alla società calcistica che ho amato dal 1950 e che tuttora amo profondamente anche quando sono stato critico con essa per motivi professionali.

Un conto è essere tifoso e un altro essere cronista e, nella mia professione, ho cercato sempre di tenere distinte le due realtà.

Nel corso delle mie trasmissioni televisive qualche tifoso di scarso comprendonio ha messo in dubbio il mio amore per il Pescara piccato da qualche mia critica; mi sarebbe stato facile fargli capire che anche un padre critica e punisce il figlio e non lo fa certo perché non lo ama, anzi. Ma ho evitato di dare parità polemica a chi non la meritava.

Mi resta, comunque, la consapevolezza che la stragrande maggioranza di coloro che hanno seguito il mio lavoro giornalistico, ha capito bene il mio rapporto con il calcio della mia città e ha apprezzato il mio lavoro e, a onor del vero, se anche fossero pochi i miei estimatori, sarei felice lo stesso, perché in pace con la mia coscienza di uomo, di appassionato studioso del calcio, e di tifoso del Pescara che seguo personalmente dal 1947 e il mio mito era Alfredo De Angelis, il più grande centromediano metodista, anche se, quando scendevo in campo, prima per la Tiburfuoco, poi per l’Amiternina e poi ancora per la Carispaq, ricoprivo il ruolo di portiere, anche se solo a livello dilettantistico. (g.l.)