PESCARA – Leggo da lontano la diatriba tra le due società e, proprio per la distanza e per la mancata conoscenza diretta dei dettagli della questione, non entro nel merito tecnico e propongo solo una mia riflessione dettata dai ricordi di anni splendidi vissuti come cronista del Messaggero all’Aquila e delle personali esperienze maturate nella frequentazione sia dell’ambiente rugbistico che ho seguito da inviato nella sua prima conquista del tricolore insieme a Bruno Vespa, concorrente di testata, visto che scriveva per Il Tempo, sia dell’ambiente calcistico.
Il rugby è sicuramente l’espressione sportiva che più qualifica L’Aquila a livello nazionale, e anche internazionale, per i suoi tanti campioni, buon ultimo il Masi che regala mete fantastiche.
Ma anche il calcio, pur limitato nella sua espressione non esaltante, oggi, ma partecipe di ben altre realtà nel passato con una serie B nazionale che era un qualcosa di assolutamente più prestigioso della B attuale, ha la sua valenza.
Sarebbe opportuno che i dirigenti delle due società trovassero il filo giusto del dialogo, in modo da risolvere in modo equo il problema in corso e riuscissero a ben intendere che L’Aquila sportiva è una e che calcio e rugby sono un binomio indissolubile, ben chiaro e ben realizzato all’interno del grande cuore dei tifosi aquilani che amano sia il rossoblù (colori che vennero dati all’Aquila calcio nel passato da un dirigente medico bolognese impegnato in città) e sia il neroverde.
Un unico grande amore, per una tifoseria che non ama spaccarsi nelle due direzioni sportive.
Un piccolo sacrificio, un passo indietro per ognuno dei due presidenti, una soluzione giusta perché vengano salvaguardati i diritti e gli interessi delle due società.
Chiedo scusa per questo intervento che qualcuno potrebbe considerare inutile vista la mia assenza da molti anni dall’Aquila, ma il mio cuore di pescarese non dimentica le sue esperienze giornalistiche aquilane e questo amore sempre ribadito mi ha fatto e mi fa considerare ancora, negli ambienti pescaresi un “Aquilano di adozione”.
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