L’AQUILA – Gli anni di gloria non si dimenticano, specie se li hai vissuti da ragazzino.

Corrado Fogola, aquilano d’adozione ormai da tempo (lavora in banca e insieme a sua moglie Roberta Melchiorre ha segnato la storia del commercio aquilano del centro storico fin dalla seconda metà degli anni ’80), ha il cuore laziale e la tecnica da calciatore cresciuto nelle giovanili della Lazio a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. E i suoi anni di gloria non può certo dimenticarli.

Come non può dimenticare il simbolo di quegli anni lì, Giorgio ‘Long Jonh’ Chinaglia, il burbero Giorgione, protagonista, insieme agli altri della ‘banda’ della Lazio scudettata del ’74 guidata dal sontuoso enfant prodige Tommaso Maestrelli, il giovane tecnico che morì a due anni di distanza dallo storico scudetto.

Chinaglia se n’è andato due giorni fa, il 1° aprile, un brutto pesce d’aprile. Il cuore, biancazzurro, lo ha tradito. Ha spiccato il volo verso il biancazzurro del cielo, o dell’inferno che comunque sarà biancazzurro e non giallorosso, da un letto di malattia in Florida. Se n’è andato da vero giramondo, da italiano cresciuto nei sobborghi scozzesi. Uno che ha viaggiato, insomma. Dagli States (con Pele’, Franz Beckenbauer, Carlos Alberto e Johan Cruyff, sul viale del tramonto), all’Ungheria, passando anche qui in Abruzzo, a Villa San Sebastiano, nella Marsica (in seconda categoria) e a Lanciano (da presidente). Un uomo che ha segnato la sua carriera con un modo di fare senza mezzi termini sia in campo che fuori, un tipo capace di mandare a quel paese il c.t. della nazionale Ferruccio Valcareggi davanti agli occhi del mondo e di rovinarsi la vita con avventure e amicizie pericolose, vedi vicenda legata alle frequentazioni con il clan camorristico dei Casalesi. Chinaglia è stato un calciatore fortissimo e anche, purtroppo per lui, una persona che nella vita non ha mai trovato la via giusta per starsene tranquillo e godersi la fortuna di essere stato un grande del nostro calcio.

“Giorgione, uno dell’epoca mia – racconta Fogola, una famiglia che tifa Lazio da qui fino alla fine del mondo – era uno dei nostri. Un bomber fortissimo nell’anima e nel fisico, la stessa forza del ‘monumento’ Gigi Riva, o del miglior Bobo Vieri. Un uomo burbero, Giorgione, incazzoso, determinato e determinante per la nostra immensa Lazio firmata Maestrelli”.

Già, la Lazio di Maestrelli. La ‘Lazietta’ che diventa grande con una manciata di ‘terribili’ come Re Cecconi (ucciso nel ’77 in una finta rapina finita male ai danni del gioielliere, suo amico, Bruno Tabocchini), D’Amico, Wilson, Martini. E, ovviamente, ‘Long John’.

“La mia ‘Lazietta’ del presidente Umberto Lenzini, era figlia della sofferenza dei tempi, era ‘calda’ e incazzata, piena di ragazzi del Sud d’Italia – continua nel suo racconto Fogola – e aveva il germe sano di una vera famiglia. La Roma a quei tempi aveva molte possibilità in più, era già una società affermata. Ricordo che la domenica mattina alle 11 i ‘grandi’ venivano a incoraggiare noi della Primavera prima della partita. Poi, dopo il match, noi ragazzini andavamo all’Olimpico per fare i raccattapalle e ammirare quelli della prima squadra. La sede della società era in un appartamento in via Brescia, vicino piazza Fiume. Si viveva tutti uniti, insieme, come una vera famiglia, da provinciale che poi diventa grande e vince uno scudetto che non ti aspetti”.

“Un peccato, però – commenta con un po’ di amarezza l’ex primavera laziale – che Chinaglia abbia preso una strada non così onorevole. Col passar del tempo l’ho volutamente accantonato. Ha cercato di diventare il presidente della Lazio qualche anno fa attraverso l’acclamazione, non con un progetto chiaro e ben definito. Chissà, magari ne aveva uno serio, ma il nome di Chinaglia era ormai troppo ‘chiacchierato’, c’erano questi accostamenti con la malavita che non potevano non portare guai con la giustizia. Dispiace per com’è andata e per la sua morte lontano da qui, perché è stato lui il condottiero, il giocatore-simbolo della mia grande Lazio dei ragazzi terribili del ’74”.

Ma Fogola, dopo la Lazio, dov’è andato a giocare?

“La vita (ride) mi ha portato a lavorare e a cambiare posto, a mettere su famiglia. Ho continuato a giocare nelle serie minori in Sardegna, poi, piano piano, mi sono affidato al calcetto con gli amici. Anche qui all’Aquila, il rapace che vola più in alto di tutti. Come la mia Lazio, che quest’anno si gioca un posto in Champions League”.

LA NOTIZIA DELLA MORTE DI CHINAGLIA

È morto Giorgio Chinaglia, mito della Lazio e record man del calcio Usa della fine degli anni ’70.

‘Long John’, come era stato soprannominato dagli ammiratori, era nato a Carrara nel 1947 e a 9 anni si trasferì con la famiglia in Galles, a Cardiff dove a metà degli Anni ’60 iniziò la sua carriera calcistica.

Tornato in Italia, prima di approdare in serie A con la Lazio nella stagione 1969-1970, militò in serie C con la Massese e l’Internapoli.

Il debutto nel calcio che conta fu sorprendente, ma la stagione della conferma fu quella del 1971-1972 quando con 21 reti riportò nella massima divisione la squadra di Tommaso Maestrelli.

Fu quello anche l’anno della prima convocazione in Nazionale.

Il suo nome rimarrà legato per sempre alla storia della Lazio. La Lazio di Wilson, Re Cecconi, Pulici, Garlaschelli e D’Amico, la squadra della ‘Banda Maestrelli’ che vinse il campionato nel 1974 dopo aver perso quello dell’anno precedente all’ultima partita.

Ai mondiali in Germania del ’74 indossò la maglia da titolare, ma non fu un campionato memorabile, soprattutto per il cattivo rapporto con il commissario tecnico Ferruccio Valcareggi, con il quale ebbe anche un duro scontro verbale in campo.

Nel 1976, prima della fine della stagione calcistica, lasciò l’Italia. La notizia della malattia del suo allenatore e mentore Maestrelli, lo convinse a partire per gli Stati Uniti dove lo aspettava la moglie e un contratto con i New York Cosmos dove trovò stelle del calibro di Pele’, Franz Beckenbauer, Carlos Alberto e Johan Cruyff.

Oltre oceano stabili’ record su record: miglior marcatore della storia della North American Soccer League con 193 gol in 213 partite, miglior marcatore per cinque stagioni e miglior giocatore del torneo nel 1981.

Due anni dopo tornò in Italia, alla Lazio ovviamente, ma questa volta come presidente.

I tifosi lo accolsero con tutti gli onori, ma le speranze di rilanciare la società durarono meno di un anno. Nel 2006 rimase coinvolto in una vicenda giudiziaria per una presunta scalata della società biancazzurra. Da anni viveva in Florida, ultimamente si era impegnato nel rilancio dei Cosmos.