L’AQUILA – “Si sta creando un allarme che non ha senso di essere: gli studi dell’Istituto superiore per la sanità si riferiscono a fenomeni risalenti al 2007, ma vengono pubblicati come se fossero una novità”.

Queste le parole del commissario delegato per il risanamento del bacino Aterno-Pescara, Adriano Goio, sul report dell’Iss che, per conto dell’Avvocatura dello Stato, ha analizzato le acque contaminate dalla mega discarica di Bussi sul Tirino (Pescara).

Una relazione da brivido che, mettendo nero su bianco, in circa 70 pagine, l’analisi scientifica degli stessi veleni presenti nella zona, va ad evidenziare innanzitutto quella che è la pericolosità derivante dalla lunga presenza di rifiuti tossici nel fiume Aterno-Pescara e nelle zone immediatamente limitrofe.

La questione relativa alla tossicità dei 25 ettari di discarica e delle relative acque è però di vecchia data: era il 2007 quando la Forestale la scoprì, decidendo di mettere sotto sequestro l’intero sito.

“Nel 2007 io stesso ho fatto chiudere i pozzi di Sant’Angelo perché erano inquinati – continua Goio – Gli approfondimenti dell’Iss rappresentano solo una quantificazione o al massimo una conferma di un danno ambientale di cui già si era a conoscenza e, in ogni caso, garantisco che già da allora si è provveduto per dare una soluzione al problema”.

“Sono stati investiti 7 milioni per i ripristino delle sorgenti sulla Majella, mentre attualmente stiamo cercando di studiare il modo migliore per procedere più precisamente nella stessa zona di Bussi  – conclude – Ho saputo che la senatrice Stefania Pezzopane ha fatto un’interrogazione parlamentare in merito alla questione e vorrei mettere in chiaro che i soldi, i famosi 50 milioni di euro, sono arrivati sei mesi fa e, anche se sono stati decurtati parzialmente per via della legge di stabilità, a breve saranno destinati ai lavori di bonifica e risanamento del teritorio”.

“Stiamo rasentando l’assurdo, quella di Bussi è acqua buona”, dice invece il sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta.

Secondo i dati dell’Iss, infatti, non solo negli anni scorsi l’acqua sarebbe stata distribuita, senza controllo o limitazioni d’uso, a circa 700 mila consumatori tra cui persino utenze sensibili come ospedali o scuole ma “la serie di azioni poste in essere nel sito industriale e nella mega discarica hanno pregiudicato tutti gli elementi fondamentali che presiedono e garantiscono la sicurezza delle acque, determinando così un pericolo reale e concreto per la salute”.

“C’è un paese in subbuglio che mi sta chiedendo chiarimenti in merito a questa vicenda, ma personalmente non capisco perché si stia cercando di creare tutto questo inutile allarmismo – continua il sindaco – Gli studi dell’Istituto si riferiscono a campioni prelevati dalle falde e pozzi chiusi già nel 2007. Da allora sono stati aperti altri tre pozzi, quelli di San Rocco, che posti sopra al paese danno indiscutibilmente acqua purissima”.

“Probabilmente a qualcuno non va giù proprio il fatto che ci stiamo mobilitando per la bonifica e la reindustrializzazione dell’intera zona – ha detto infine Lagatta – Questa settimana chiederemo l’istruttoria e, nel frattempo, stiamo cercando di scegliere aziende chimiche che riescano a far convergere questione ambientale e questione occupazionale, in modo tale da attuare un taglio rispetto al passato negativo che caratterizza la zona”.

DOMANI RIAPRE PROCESSO SU DISCARICA

Riapre, domani a Chieti, la prima udienza di discussione per la mega discarica di Bussi (Pescara) ed è “il primo caso in Italia in cui si tiene un processo dinanzi alla Corte d’Assise per inquinamento ambientale” in cui “si ipotizza una condotta volontaria su acque inquinate destinate all’uso potabile umano”.

Lo sottolinea il Wwf che si costituisce parte civile nel processo ricordando di aver denunciato nel 2006 la situazione della più grande discarica inquinata d’Europa.

Gli atti del processo, afferma il Wwf, “sono contenuti in ben 110 faldoni, per complessive 110 mila pagine di documentazione” e riguardano i reati di “disastro ambientale e avvelenamento doloso di acque destinate all’uso potabile”.

Le indagini furono avviate nel 2008 dal Corpo forestale dello Stato stimolate anche dalle segnalazioni del Wwf Abruzzo di inquinamento dell’acqua, emerse nel 2006. Da allora il Wwf ha promosso campionature epidemiologiche, raccogliendo i dati e finanziando le prime analisi sui campioni d’acqua.

Il Wwf ha poi partecipato sin dalla prima udienza preliminare, per un totale di 45 udienze, e con la produzione di circa 15 memorie. L’avvocato Tommaso Navarra, difensore del Wwf Italia e di Legambiente al processo, ricorda che “in altri casi di inquinamento, da Porto Marghera a Priolo, gli imputati venivano accusati di imperizia o imprudenza. Qui la questione è ben altra: gli imputati sapevano e con coscienza hanno inquinato volontariamente l’acqua delle falde che alimentano gli acquedotti di un’intera valle di 700 mila persone, contaminandola con valori di inquinanti chimici, tra cui il cloroformio, di 2-3 milioni di volte superiori ai limiti di legge”.

La discarica di Bussi e l’area interessata all’inquinamento delle falde si trova all’incrocio di ben tre parchi nazionali: della Majella, del Gran Sasso Monti della Laga e d’Abruzzo, “un crocevia di biodiversità ferito da un insediamento industriale che per anni ha inquinato le falde acquifere – rileva il Wwf – Bussi è la ‘terra dei fuochi’ abruzzese”.

L’associazione ambientalista osserva che “gli accertamenti sono estremamente complessi e richiedono tempo, ma siamo fiduciosi perché si dovrebbe arrivare, grazie al rito abbreviato, ad una sentenza entro l’estate”.

Per il Wwf “è fondamentale che il processo si concluda in tempi rapidi – ha dichiarato Luciano Di Tizio, presidente abruzzese dell’associazione – Ci auguriamo che l’istanza di ricusazione avanzata in questi giorni venga respinta e che gli avvocati della difesa si rendano conto che è anche un loro interesse definire se ci sono eventuali colpevoli e chi è veramente innocente e fare così finalmente giustizia”.

LE REAZIONI
 

GIANNI CHIODI: “L’ACQUA DI PESCARA E’ OTTIMA”

“Nessun motivo di allarmismo perche’ la qualita’ dell’acqua che arriva nelle case degli abruzzesi residenti nel bacino Chieti-Pescara e’ ottima”. Lo afferma il presidente della Regione, Gianni Chiodi, dopo un colloquio con il Commissario straordinario Aterno-Pescara, Adriano Goio.

“Il documento dell’Istituto superiore della Sanita’ – ricostruisce Chiodi – fotografa la situazione al 2007, ma tutti sanno che dopo l’insediamento del 2006 del Commissario straordinario Aterno-Pescara, lo stesso dispose la chiusura dei quattro pozzi di Sant’Angelo, posti a valle della discarica e degli stabilimenti di Bussi, perche’ le indagini dell’Arta avevano rilevato che quei pozzi erogavano acqua inquinata. Per non ridurre la portata e la pressione dell’acqua, il Commissario ne aprì subito altri quattro in località San Rocco e i valori dell’acqua tornarono nella normalità.

Dal 2007, quindi, la popolazione del chietino e pescarese beve acqua purissima, potendo contare anche su una portata consistente che evita crisi idriche durante i periodi estivi. Ora – conclude Chiodi – e’ in corso un processo in Corte d’assise a Chieti e l’Istituto superiore della Sanita’ ha depositato nel processo il documento, che ripeto fa riferimento alla situazione del 2007, per la richiesta di danno ambientale”.

IL FORUM DELL’ACQUA: “CHIODI NON POTEVA NON SAPERE”

Augusto De Sanctis, del Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua, attacca pesantemente il presidente di Regione Gianni Chiodi il quale ha sostenuto di non sapere nulla dei dati relativi all’inquinamento di Bussi e di non aver mai ricevuto segnalazioni dall’Istituto superiore della sanità, altrimenti avrebbe preso provvedimenti.

“Queste dichiarazioni ci lasciano senza parole – tuona De Santis – non sapere ci pare quanto meno incredibile. Il sito è stato perimetrato nel 2008 come sito di interesse nazionale per le bonifiche. Inoltre la Regione Abruzzo viene invitata costantemente alle conferenze di servizio che si tengono al ministero dell’ambiente. La stessa Regione nel 2012 ha fatto lo studio epidemiologico che poi noi abbiamo rivelato”.

“I Pozzi S.Angelo inquinati – ha ricordato De Sanctis – sono stati definitivamente chiusi nel 2007, grazie alle nostre denunce. Gli enti dal 2004 avevano gia’ contezza della contaminazione. Inoltre l’Istituto superiore di sanità già a fine 2007 aveva dichiarato l’acqua dei pozzi Sant’Angelo inidonea al consumo umano e l’Apat, Agenzia per la protezione dell’ambiente, nel 2005 già aveva messo nero su bianco che nei pozzi Sant’Angelo vi erano cancerogeni oltre i limiti di legge. Tutto questo la dice lunga sul livello di scandalo che si è raggiunto a Bussi e nella Val Pescara”.

L’esponente del Forum ha inoltre sostenuto che i nuovi pozzi scavati a monte dell’area inquinata, i pozzi San Rocco, che oggi riforniscono la Valpescara, “saranno a rischio se si realizzeranno interventi, proposte, che noi stiamo contrastando, come quella del cementificio. Installare industrie inquinanti o rischiose a 600 metri in linea d’aria dai nuovi pozzi, ci pare diabolico: sbagliare è umano ma perseverare è diabolico”.

De Sanctis, dopo aver ricordato i dati del primo rapporto epidemiologico dell’Agenzia sanitaria regionale sui tumori nella regione, redatto nel 2012 e divulgato dal Forum, ha concluso ribadendo la necessita’ “del completamento della caratterizzazione e della bonifica delle aree inquinate del Sito di Interesse Nazionale perimetrato nel 2008, che contiene zone ‘dimenticate’ ma altrettanto importanti come Piano d’Orta, dove le scorie sono ancora oggi alla luce del sole a pochi metri dalle case.

In tutto sono almeno 2 milioni di tonnellate di materiali contaminati, a cui se ne potrebbero aggiungere altri. Il vero cantiere, anche per l’occupazione, è proprio la bonifica, che costerebbe a chi ha inquinato circa 500 milioni di euro, con centinaia se non migliaia di posti di lavoro creati per risanare un territorio martoriato. Intanto è urgente avviare le procedure e colmare i clamorosi ritardi accumulati, usando i 50 milioni di euro pubblici già disponibili per intervenire in primis sulla discarica Tremonti”.

I PARLAMENTARI PD: “SUBITO UNO SCREENING SULLA POPOLAZIONE”

Chiedono interventi urgenti   i parlamentari del Pd abruzzese Maria Amato, Antonio Castricone e Vittoria d’Incecco.

“Settecentomila persone interessate dal rischio – si legge in un a nota – laddove sia davvero confermato tale rischio negli fino al 2007, vanno sottoposte a screening a seconda del grado di tossicita’ delle acque. Quindi vogliamo conoscere i contenuti veri dell’indagine dell’Istituto superiore di sanita’ e sollecitare azioni per la messa in sicurezza, sempre che ce ne sia la reale necessita’, delle popolazioni coinvolte in queste gravissime vicende”.

I parlamentari del Pd abruzzese specificano che “tale azione è volta soprattutto ad evitare inutili atti di terrorismo psicologico nelle popolazioni. A oggi le acque sono pure e non tossiche, ricordiamo che, quelli che oggi vengono contestati, sono fatti risalenti al 2007.

PRC: “CHIODI E PD DEVONO SOLO VERGOGNARSI”

“Chiodi e Pd dovrebbero solo tacere e vergognarsi: il primo un fantasma, i secondi premio nobel d’ignavia”.

A sostenerlo sono il segretario regionale del Prc, Marco Fars, e quello provinciale, Corrado Di Sante.

“Il Pd pescarese – si legge in una nota congiunta – pare intento a proseguire la colpevole opera di minimizzazione che i suoi esponenti ai vertici di Aca e Ato portarono avanti nel 2007. È stupefacente che l’onorevole Castricone (dipendente Aca) invece di chiedere scusa ai cittadini della Valpescara abbia pure la faccia tosta di chiedere al ministro della Salute Lorenzin, di fatto, di silenziare l’Istituto superiore di sanità. Infatti è inquietante che si usino espressioni come ‘laddove sia confermato tale rischio’ e ‘conoscere i contenuti veri’ parlando della relazione dell’Iss. Purtroppo la contaminazione delle acque a uso potabile era, come si evince dai documenti sulla vicenda, già nota agli amministratori del Pd ai vertici di Ato e Aca che con arroganza e ignavia minimizzarono le nostre denunce nel 2007 accusandoci ieri come oggi di ‘ingiustificato allarmismo’”.

“Tacere e vergognarsi sarebbe quantomeno doveroso – sostengono Fars e Di Sante – mentre invece il Pd pescarese non pago ha recentemente deliberato di candidare alle elezioni regionali Donato Di Matteo e Giorgio D’Ambrosio entrambi ai vertici degli enti acquedottistici negli anni in cui ci facevano bere acqua contaminata”.

“Incredibile poi – proseguono i due esponenti del Prc nella nota – che Chiodi caschi dal pero. Il presidente della Regione evidentemente è molto distratto, visto che praticamente non ha mai partecipato alle conferenze di servizi presso il ministero dell’Ambiente convocate appositamente sulle bonifiche dei Siti di interesse nazionale, limitandosi a inviare funzionari di secondo livello come Franco Gerardini. La distrazione di Chiodi prosegue a tutt’oggi visto che non si accorge che l’ente che lui amministra ha contestato nel merito tecnico l’operato del commissario Adriano Goio“.

“Tra distrazioni e minimizzazioni – si conclude nella nota – per Chiodi e il Pd la più grande discarica di rifiuti tossici d’Europa è solo una pozzangherina con un po’ di terriccio sporco in barba alle 700 mila persone che ne pagano le conseguenze a cominciare dagli abitanti di Bussi. Occorre invece la massima informazione e consapevolezza della gravità del problema per concentrare tutti gli sforzi sull’immediata bonifica dell’intero Sin”.