L’AQUILA – “Chi non la voterà non potrà più fare parte della maggioranza”: il presidente Marco Marsilio di Fdi sceglie il pugno duro contro la sua maggioranza di centrodestra e conferma che l’aumento dell’addizionale Irpef, per coprire il buco della sanità, ci sarà e basta, da approvare martedì prossimo in giunta, e chi non è d’accordo si accomodi pure fuori dalla porta.
Lo ha detto, chiaro e tondo – ma a suo dire non è una minaccia, perché “sono certo che tutti l’accetteranno”, addirittura “petto in fuori” -, in una intervista pubblicata oggi dal quotidiano Il Centro, e ieri messa in onda dalla trasmissione di Rete 8, che fa parte della stesso gruppo editoriale, condotta dal direttore Carmine Perantuono e con intervistatore d’eccezione il direttore del quotidiano abruzzese Luca Telese, senza altri ospiti a fare da contraddittorio.
Un aut aut che, c’è chi scommette, renderà sempre più conflittuale il rapporto tra Marsilio e la sua maggioranza, dove ampio e trasversale è in realtà il fronte del no all’aumento delle tasse, e che arriva prima che, dopo Forza Italia e Noi Moderati, dovranno riunirsi la Lega, oggi, e Fdi lunedì prossimo. Quando ci sono ancora quattro anni di legislatura davanti, ad un anno dalla storica riconferma alle regionali del marzo 2024.
L’aumento delle tasse agli abruzzesi è considerata infatti anche nel centrodestra una decisione impopolare, contraria ai principi politici liberali, e la si vorrebbe evitare in tutti i modi, proponendo invece una spending review del bilancio nei vari dipartimenti, apparte quello della Sanità, come aveva suggerito del resto l’assessore alla Salute Nicoletta Verì, di fatto zittita da Marsilio, invece di portare, sopra i 28.000 euro di reddito, l’aliquota dall’attuale 1,73% al 2,62% e oltre i 50.000 euro al 3,33%, con un aggravio per i cittadini abruzzesi dai 15 euro ai 1.000 euro l’anno circa, e con l’Abruzzo che diventerà la seconda regione con l’imposta più alta in Italia, raggiungendo Lazio, Campania e Toscana, alle spalle della “capolista” Molise, dove si è al 3,63%.
Un innalzamento delle tasse, si argomenta ancora, che solo in parte servirà a coprire il buco nella sanità, computato tra i 57 e 61 milioni di euro per il 2024, di cui 39 per gli adeguamenti salariali del personale medico, ma anche a rimpinguare il bilancio ordinario, messo a dura prova dalla necessità di coprire quota parte dei 122 milioni di deficit relativi alla annualità 2023. Per la sanità servirebbero, c’è chi calcola, solo 20 milioni per far quadrare i conti. Dopo i 20 milioni presi dal bilancio, i piani di rientro delle Asl, e le risorse prese dal Fondo sanitario regionale e dalle maggiori entrate del payback farmaceutico.
Per Marsilio è questa invece la scelta che va fatta, entro l’11 aprile, quando è stato fissato il Tavolo di monitoraggio del Ministero a Roma, e nell’intervista per indorare la pillola ha anche annunciato che nello scaglione sotto i 28.000 euro che riguarda l’85% dei contribuenti, ci sarà abbassamento dell’aliquota dall’1,73%, la massima consentita per legge, all’1,63%”, pochissimi spiccioli l’anno, ma è il segnale è quello che conta, mentre per gli scaglioni di reddito superiori, ha osservato Marsilio che “una persone che guadagna 8mila euro al mese neanche si accorge degli 84 euro in più che gli prelevano”. Non ha perso poi occasione per scagliarsi contro le opposizioni e in particolare contro il Pd, che hanno annunciato l’armageddon in consiglio regionale e anche manifestazioni di piazza: “se il Pd vuole la politica dell’Austerità deve dirci dove fare i tagli. Noi, per le tasse regionali, applicheremo le stesse aliquote di Toscana ed Emilia Romagna. Ma il Pd attacca l’Abruzzo…”.
Ieri intanto si è riunita Forza Italia e Noi Moderati, in un confronto molto sofferto, perché in particolare gli azzurri hanno nella tradizione il no ad ogni aumento di tasse. I due partiti di centrodestra hanno invero aperto all’aumento, ma prendendo tempo e aspettando la proposta della giunta regionale martedì prossimo. Hanno però chiesto un piano strutturale per risanamento definitivo dei conti, e anche l’eventuale rimozione degli attuali manager. C’è poi la proposta “di distinguere fra le diverse fasce di reddito, con una progressività che superi l’attuale aliquota piatta”.
Oggi sarà la volta della riunione della Lega, e lunedì di Fratelli d’Italia.
Sofferta in modo particolare la scelta della Lega, dopo quello che è accaduto nel summit del 18 marzo, con l’aggressione verbale di Marsilio contro il consigliere regionale della Lega Carla Mannetti, innescate dalla sua intervista al Tgr Abruzzo, in cui aveva detto che il centrodestra non avrebbe dovuto mettere le mano in tasca agli abruzzesi, contraddicendo dunque la linea già tracciata dal presidente. Marsilio, davanti agli impietriti esponenti di maggioranza, dopo aver esordito “Alla prossima intervista ti prendo a calci nel c… e me lo posso permettere perché ti conosco da trent’anni”, ha rincarato la dose prima che Mannetti lasciasse la riunione indignata, seguita poi dal capogruppo Vincenzo D’Incecco e dal vicepresidente Emanuele Imprudente, dicendogli: “Adesso ci farai la tua lezione e ci spiegherai come facciamo ad evitare di pagare le tasse”.
Marsilio, che all’indomani si è scusato con un comunicato stampa, ha detto nell’intervista che Mannetti le scuse “le ha accettate. Il suo errore è stato quello di aver criticato in pubblico la manovra prima ancora di conoscerla. E mi è scattata la pressione”.
Entrando nel merito dei conti della sanità ha assicurato che “non esistono i 200 milioni di debiti causati da una cattiva gestione della sanità”, e che il deficit è stato determinato “da 39 milioni di euro anticipati per le spese del personale, dall’aumento del costo dell’energia, dall’inflazione e da decine di milioni di euro investiti in opera e attrezzature sanitarie”.
Le opposizioni ribattono invece che l’aumento delle tasse per coprire il deficit arriva in una regione l’Abruzzo “dove la sanità in perenne affanno, che genera una mobilità passiva enorme, meno prestazioni, meno servizi, meno farmaci, che lascia 60mila abruzzesi senza medico di base e che costringe 120.000 persone a rinunciare alle cure. Siamo agli ultimi posti in Italia per quanto riguarda i Livelli Essenziali di Assistenza relativi alla prevenzione e alla rete territoriale, ma mentre chiede sacrifici ai cittadini, aumentando le tasse e le tariffe del trasporto pubblico, questa giunta regionale spende decine di milioni di euro per sagre, festival e ritiri delle squadre di calcio”, con riferimento ai 14 milioni di euro che fino al 2032 saranno sborsati per il ritiro estivo precampionato del Napoli a Castel di Sangro.
Marsilio infine ha indicato nel potenziamento della sanità privata la soluzione per limitare la mobilità passiva: “è un meccanismo perverso che deve finire, la mobilità passiva si può abbattere, ma occorre acquistare prestazioni da strutture convenzionate per evitare sia di pagarle di più e fuori regione sia di costringere i pazienti a viaggiare. I primi 20 milioni sono già stati impegnati. Ma finalmente c’è un governo che non ha pregiudizi ideologici”.
Ha promesso infine Marsilio, in carica dal marzo 2019: “Datemi due anni di tempo e vi riporterò tutti i conti in pareggio”.





