L’AQUILA – Il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, di Fdi, irrompe nello scontro tra giunta e consiglio regionale, in particolare la commissione sanità, nella vicenda, incandescente, delle contromisure da intraprendere per colmare il deficit sanitario di oltre 122 milioni accumulato nel 2023, e soprattutto di quello, anche maggiore, che potrebbe esplodere nel 2024.
Con una lettera inviata ai vertici della Asl provinciale dell’Aquila e della Regione, in particolare al governatore, Marco Marsilio, suo compagno di partito e, come lui uomo forte dei meloniani, Biondi nella veste di di presidente del Comitato ristretto dei sindaci nel territorio della Asl, scende in campo in difesa delle aree interne chiedendo in maniera perentoria di controllare preventivamente il piano di razionalizzazione previsto nella delibera approvata dalla giunta e dal consiglio nei giorni scorsi con cui sono stati destinati circa 68,5 milioni di euro per coprire il pesante disavanzo. Misura risultata decisiva per salvare la Regione dal commissariamento, nel tavolo di monitoraggio dell’altro ieri. Biondi, a difesa delle zone interne, quindi vuole giocare la partita e contare dicendo la sua, assieme agli altri sindaci, per quello che riguarda la questione del personale e della spesa farmaceutica.
La lettera che doveva rimanere riservata, e che però è venuta in possesso di Abruzzoweb, è stata inviata a Ferdinando Romano direttore generale della Asl Avezzano Sulmona L’Aquila, ad Alfonso Mascitelli, direttore sanitario, Stefano Di Rocco, direttore amministrativo, e per conoscenza al presidente della Regione, Marco Marsilio, all’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, e ai sindaci di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, di Sulmona, Gianfranco Di Piero, di Castel di Sangro, Angelo Caruso, e al vicesindaco di Pescina, Luigi Soricone.
In essa Biondi, “in qualità di presidente del Comitato ristretto dei sindaci”, chiede che “venga trasmesso il redigendo Piano di razionalizzazione della spesa della Asl prima del relativo invio al Dipartimento Salute della Regione Abruzzo”. E questo “in considerazione dell’importanza delle ripercussioni che il documento avrà sulle risorse a disposizione delle aree interne, in particolar modo per il personale e la spesa farmaceutica”. Si ritiene opportuno dunque che questo piano “sia condiviso con i componenti del predetto Comitato in una specifica riunione”. E conclude la lettera “si resta, comunque, a disposizione per un confronto preliminare sulle misure che si intendono adottare al fine del contenimento delle spese”.
Una lettera dal peso politico notevole, quella di Biondi, perché sintomo della preoccupazione crescente sugli effetti concreti nei territori, per la qualità del servizio sanitario, già gravato dalle liste di attesa e non pochi disservizi che causano la fuga dei pazienti in altre regioni. E di una implicita sfiducia nei confronti dell’assessore Verì, ex leghista, non rieletta alle regionali di marzo con la lista del presidente, ma chiamata da Marsilio come esterna.
L’esplosione del debito della sanità regionale, ha costretto il consiglio regionale, il 23 maggio scorso, con i soli voti della maggioranza di centrodestra di Marco Marsilio, riconfermato a marzo per un secondo storico mandato, ad approvare una manovra da 68,5 milioni di euro, per coprire quello che restava del buco da 122 milioni di euro accumulato nel 2023. Stabilendo altresì che le Asl consegnino “piani di razionalizzazione delle risorse disponibili”, al fine di garantire “l’efficacia, l’efficienza e la sostenibilità dei servizi sanitari offerti”, tassativamente entro 30 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, con altri 30 giorni di tempo per apportare modifiche richieste, al dipartimento Sanità diretto da Claudio D’Amario.
Sulla governance di questo delicatissimo passaggio, del resto, era già entrato in gamba tesa con un sub-emendamento, il presidente della commissione sanità, Paolo Gatti, di Fdi, il secondo più votato alle regionali di marzo, firmato anche, nei banchi dell’opposizione, da Luciano D’Amico, Pierpaolo Pietrucci e Sandro Mariani, e che ha preteso che sia “vincolante” il parere in merito ai piani di risanamento delle Asl, e sul ferreo controllo dell’operato dei direttori generali, da parte delle commissioni Bilancio e Salute. Provocando dunque uno strappo in seno al centrodestra, vista la contrarietà di Verì, che senza successo aveva chiesto, anzi quasi implorato Gatti, di rimuovere la parola “vincolante”, perchè di fatto questa parolina significa “commissariare” la giunta nella valutazione e nella regia del piano di rientro.
E ancor prima il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, aveva di fatto inaugurato la linea dura sulla verifica dell’operato dei quattro direttori generali delle Asl provinciali, oltre a Romano, Thomas Schael, Chieti, Maurizio di Giosia, Teramo, e Vero Michitelli, Pescara, di fatto assolti invece dalla responsabilità del buco di oltre 122 milioni, da parte di Verì e Marsilio.
Sospiri ha infatti detto chiaro e tondo che occorre “una riflessione seria e circostanziata sulle performance dei quattro direttori generali delle nostre Asl, ovvero il Consiglio regionale non intende più fare da semplice passacarte di processi che non abbiamo avuto la possibilità di valutare sin dall’inizio”.
Ed ora a non voler fare il passacarte e subire scelte potenzialmente devastanti senza avere voce in capitolo è anche il sindaco Biondi, nella consapevolezza che i tagli alla sanità avrebbero pesanti conseguenze in termini di consenso in una provincia dove il centrodestra a marzo ha trionfato con il 61,3% contro il campo largo di centrosinistra e M5s del professor Luciano D’Amico, che si è fermato al 38,69%. Nella città dove è iniziata nel 2019 l’ascesa del partito di Giorgia Meloni, amica di Biondi dai tempi della militanza politica giovanile.
E questo al costo di dare qualche dispiacere al suo amico Marsilio, e smentendo l’ottimismo di Verì, che solo due giorni fa, dopo che il tavolo di monitoraggio, istituito dai ministeri della Sanità e dell’Economia e Finanze, aveva dato parere favorevole alle misure adottate dall’Abruzzo, ha ancora una volta assicurato che il piano di rientro non comporterà tagli ai servizi sanitari, né tantomeno aumenti delle tasse regionali, o addirittura il ritorno al commissariamento, da cui l’Abruzzo, malconcio, è uscito nel 2016. Come a dire, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.





