L’AQUILA – Il suggerimento, che può essere però definito un diktat alla Giunta regionale d’Abruzzo, di “valutare le opportune iniziative”, leggasi commissariamento e tutti a casa, se i quattro manager delle Asl, a fine dicembre sforeranno del 20% il disavanzo dichiarato nei loro piani di rientro. E per tutti e quattro c’è l’obbligo anche di ridurre nel 2025 almeno al 70% il disavanzo macinato 2024.

Questi i passaggi chiave dei quattro documenti firmati dai rappresentanti del centrodestra, nella seduta fiume, iniziata alle 11 e terminata alle 18,  della commissione congiunta Bilancio e Sanità,  dove sono stati auditi i quattro direttori generali Ferdinando Romano per la Asl provinciale dell’Aquila, Thomas Shael per la Asl provinciale di Chieti, Vero Michitelli per l’Asl di Pescara e Maurizio di Giosia per la Asl di Teramo. Messi sulla graticola, ad illustrare i loro piani di rientro che devono evitare che il deficit esploda ai 199 milioni a fine anno, mantenendolo complessivamente entro i 130 milioni di euro, tagliando dunque in tre mesi circa 69 milioni.

In base ai nuovi numeri emersi nella seduta, che si discostano anche se non di molto da quelli dei piani di rientro presentati a fine agosto, evidentemente in evoluzione, la Asl dell’Aquila deve centrare l’obiettivo dei 30,8 milioni di deficit, Chieti di 46,8 milioni di euro, Pescara dei 19,8 milioni e la Asl di Teramo dei 32,8 milioni.

Una seduta caratterizzata dal voto contrario e dalle bordate delle opposizioni, come da copione ma anche delle accuse, che ha messo in imbarazzo il centrodestra, del consigliere  di  Francesco Prospero e il dg chietino Schael.

Tra i più agguerriti e incalzanti, Paolo Gatti di Fratelli d’Italia, presidente della quinta commissione Sanità, che ha più volte obiettato polemicamente alle dichiarazioni dei dg.

Del resto è stato lui, esploso il bubbone del debito della sanità, a capitanare il fronte interno al centrodestra del riconfermato Marco Marsilio, del suo stesso partito, l’offensiva volta a dare centralità al consiglio regionale, che non ha nessuna intenzione di fare da spettatore e da passacarte, in una partita difficile e tutta in salita.

Tanto che su iniziativa dello stesso Gatti e con il forte appoggio del presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, a giugno è stato approvato un emendamento che rende quelli delle commissioni, “pareri vincolanti” per la Giunta e non più semplicemente “obbligatori”. E questo contro la posizione espressa in quella sede dall’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, che ha mantenuto la delega e il posto in giunta come esterna, non essendo stata rieletta il 10 marzo nella lista del presidente, dopo un primo mandato con la Lega. Come pure è stata affondata la proposta di Marsilio di istituire una Struttura di missione sul debito, a lui rispondente, e con direttore dal lui nominato, di fatto un commissariamento del consiglio, dei dg e anche del dipartimento Salute.

Le opposizioni hanno fatto anche notare l’assenza, dopo quella di martedì, dove sono stati auditi i sindacati, dell’assessore regionale al Bilancio, Mario Quaglieri, di Fdi.

I quattro documenti sono stato firmati da Vincenzo D’Incecco della Lega, presidente della prima commissione Bilancio, che ha voluto questa commissione con l’audizione dei dg, da Paolo Gatti,  presidente della quinta commissione Sanità, dalla vicepresidente del Consiglio, Marianna Scoccia, di Noi moderati, da Emiliano Di Matteo, capogruppo di Forza Italia, da Massimo Verrecchia, capogruppo di Fratelli d’Italia, da Luciano Marinucci, capogruppo di Marsilio presidente.

In essi  si prende anche atto anche “dell’assenza di un esplicita dichiarazione di sostenibilità dei piani di rientro, come sarebbe previsto dalle norme vigenti, da parte del dipartimento Sanità”, ora presieduto dal vice-direttore, Ebron D’Aristotile, dopo che il direttore Claudio D’Amario, di fatto sfiduciato da Giunta e Consiglio, si è dimesso il 17 settembre, e si è ora in attesa del bando per scegliere il successore. Le commissioni sollecitano anche  “un monitoraggio continuo e costante”. Di fatto una tirata di orecchio, e comunque non certo un attestato di piena fiducia,

In tutti e quattro i documenti sottoscritti oggi, formalmente, i piani di rientro hanno avuto “parere favorevole” e si legge in tutti: “si prende atto favorevolmente della dichiarazione sull’assenza di criticità sul conseguimento degli standard sanitari”, ovvero che i piani non incideranno sulla qualità del servizio, concentrandosi nella razionalizzazione della spesa farmaceutica dell’esternalizzazioni delle forniture, dei vari servizi delle consulenze, senza toccare il personale, ad eccezione dei dipendenti delle coop e società esterne.

Discorso a parte per la Asl provinciale dell’Aquila, per la quale, e solo per essa, si osserva che in base ai dati forniti dal dipartimento Sanità, “si ritiene sottostimata la previsione disavanzo di 38,8 milioni di euro”, e si fa riferimento a una non specificata “aleatorietà di alcune manovre”.

Momenti di tensione quando Prospero, consigliere regionale di Vasto ha attaccato Schael per le mancanze delle politiche sanitarie nel suo territorio. Prospero poi è andato via scuro in volto.

La tensione, questo è certo, resta alta, e la partita è delicatissima: se in quattro manager centreranno gli obiettivi, infatti, come assicurato da D’Aristotile e dall’assessore Verì nella riunione di martedì, non saranno necessarie altre dolorosissime manovre correttive a metterci una pezza da parte del Consiglio regionale, come quella da 122 milioni adottata a giugno, perchè si potranno utilizzare i fondi ancora disponibili della cassa sanitaria regionale per 37 milioni, e poi ci saranno 70 milioni di entrate proprie della sanità ed altre economie, determinando così una diminuzione del disavanzo ad appena 20 milioni di euro. Cifre a dir poco ottimistiche, per l’opposizione di centro sinistra e M5s,  che parla di “baratro”.

Come ribadito oggi: i rappresentanti del Patto per l’Abruzzo, ovvero Partito democratico Movimento 5 stelle, Azione, Alleanza verdi e sinistra e Abruzzo insieme, hanno  espresso un voto contrario ai piani di rientro, osservando che “del resto le stesse osservazioni presentate alla maggioranza confermano tutte le nostre rimostranze e palese è il  clima di lavoro viziato alla volontà di scaricare la responsabilità dei fallimenti tra direzione Asl, giunta e partimenti. Di fatto abbiamo assistito al fallimento del modello Abruzzo della sanità abruzzese tanto decantato dal centrodestra, che in realtà è semplicemente un modello di inefficienza e pressapochismo che ha portato la nostra azienda accumulare un disavanzo potenziale di 199 milioni di euro”.

“E’ stato fatto un ottimo lavoro”, ha dichiarato il presidente della Commissione Sanità Paolo Gatti al termine dei lavori.

“Abbiamo audito i direttori delle Asl, abbiamo letto i loro Piani di razionalizzazione e le valutazioni del Dipartimento – ha aggiunto Gatti – abbiamo fatto un lavoro di approfondimento e di confronto complessivo sulla sanità regionale che credo non sia mai stato fatto in passato. Un ottimo modo di rappresentare i cittadini che si rivelerà anche molto utile perché su ciascun Piano di razionalizzazione abbiamo espresso parere favorevole ma con delle osservazioni che abbiamo trasmesso alla Giunta regionale, con una serie di suggerimenti e consigli che penso possano dare un contributo al governo regionale per migliorare sia i livelli di assistenza che la compatibilità economico-finanziaria”.