L’AQUILA – “Il deficit delle Asl a 200 milioni? Questa cifra Paolucci l’ha evocato anche ieri in commissione sanità. Io non ho riscontri, nessuno ci ha comunicato cifre ufficiali. Ma una cosa è certa: alla Giunta regionale tutti noi consiglieri regionali di maggioranza a settembre abbiamo detto una cosa molto chiara: se c’è qualcuna delle nostre quattro Asl  che sfora oltre il 20% rispetto all’obiettivo del piano di rientro dichiarato, vanno assunti ‘gli opportuni provvedimenti'”.

Nella filigrana delle parole ad Abruzzoweb dal presidente della quinta commissione sanità, Paolo Gatti di Fratelli d’Italia, la plastica rappresentazione di come il macigno del debito della sanità è tornato ad agitare con venti di tempesta la politica regionale. Rinfocolando di fatto uno scontro tra i consiglieri dio centrodestra in consiglio regionale e la giunta di Marco Marsilio, di Fdi anche lui e dell’assessore alla Salute Nicoletta Verì. Con più di esponente di centrodestra in consiglio che di fatto imputa alla giunta di non avere la capacità di controllare i quattro direttori generale delle Asl, nonostante le task force di dirigenti messe in campo per risanare i conti.

A rompere la cortina di silenzio dell’attesissimo esito dei piani di rientro imposti ai quattro direttori generali delle Asl, approvati a settembre e da portare a termine il 31 dicembre, per circa 79 milioni complessivi, incidendo sulle varie voci di spesa, fatta salva quella per il personale assunto, è stato ieri il capogruppo del Partito democratico, Silvio Paolucci.  In base a indiscrezioni che provengono dagli stessi uffici dell’assessorato alla sanità, assicura che i piani del rientro delle quattro Asl sono tragicamente falliti e il debito resta quello tendenziale ovvero inchiodata alla peggiore delle ipotesi, il tendenziale di 200 milioni di euro, che invece con un risparmi di 79 milioni doveva essere portato a 121 milioni e poi ulteriormente abbattuto sotto i 20-30 milioni, con le risorse del Fondo sanitario regionale, le maggiori entrate del payback sanitario e i 20 milioni messi a Bilancio dalla Regione.

Al quotidiano Il Centro smentisce il quadro fosco offerto da Paolucci il capogruppo di Fratelli d’Italia, Massimo Verrecchia. che definisce le sue affermazioni una “litania”.

“Dobbiamo solo attendere i dati definitivi e le rettifiche di alcune poste in bilancio che consentiranno di chiudere a meno di un terzo quanto vorrebbe far credere il Pd”.

E ritiene strano che “Paolucci non menzioni lo spettro di commissariamento che scatterebbe intorno ai 130 milioni di euro, proprio perché sa benissimo il deficit non è quello di cui lui parla”.

Certo è che anche nel centrodestra i nervi sono molto tesi, e da quanto si apprende anche i consiglieri di maggioranza sussurravano lunedì in conferenza dei capigruppo cifre monstre non tanto lontane da quella squadernata da Paolucci. Ma nessuno ha di fatto le carte.

Da indiscrezioni poi sarebbe stato chiesto all’assessorato al Bilancio cifre aggiuntive, ben superiori rispetto ai 2o milioni di euro già preventivati.  Proseguono intanto le trattative con il governo amico del centrodestra di Giorgia Meloni per ottenere quanto più possibile per il capitolo sanità.

Sulla graticola restano coloro che dovevano portare a casa i piani di rientro, ovvero i quattro direttori generali Ferdinando Romano per la Asl provinciale dell’Aquila, rinnovato a giugno per un altro anno Thomas Schael per la Asl provinciale di Chieti, che andrà via entro marzo a fare il commissario della città della Salute di Torino, Maurizio di Giosia per la Asl di Teramo, confermati ad agosto 2023, Vero Michitelli per l’Asl di Pescara, nominato sempre ad agosto 2023.

Ed allora dovrebbe scattare a rigor di logica il diktat della commissione congiunta Bilancio, presieduta da Vincenzo D’Incecco capogruppo della Lega, e Sanità, che ha segnato una spaccatura con la Giunta, da parte di un consiglio regionale che non vuole fare da passacarte in una partita così importante e delicata. In quella sede si è chiesto perentoriamente alla Giunta regionale di “valutare le opportune iniziative”, leggasi commissariamento e tutti a casa, se i quattro manager delle Asl, a fine dicembre sforeranno del 20% il disavanzo dichiarato nei loro piani di rientro. E per tutti e quattro c’è l’obbligo anche di ridurre nel 2025 almeno al 70% il disavanzo macinato 2024.

Si è poi preso atto “favorevolmente dell’assenza di criticità sul conseguimento degli standard sanitari”, ovvero della garanzia messa nero su bianco dai quattro dg che i piani non incideranno sulla qualità del servizio, concentrandosi nella razionalizzazione della spesa farmaceutica, nell’esternalizzazioni delle forniture, dei vari servizi delle consulenze, senza toccare il personale, ad eccezione dei dipendenti delle coop e società esterne.

Un parere vincolante, e non più solo obbligatorio, quello della commissione congiunta, dopo che è stato approvato a giugno un emendamento su iniziativa dello stesso Gatti e con il forte appoggio del presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia,  contro la posizione espressa in quella sede dall’assessore Verì.

“Con quella commissione congiunta  – ribadisce Gatti – abbiamo dato tutti gli strumenti al governo regionale per intervenire sia sul 2024 che sul 2025.  Quando il governo regionale vedrà i numeri, e potrà verificare se sono andati bene, così così, male o malissimo, sa cosa deve fare. Certo, se un dg ha sforato del 2% è chiaramente un conto, si possono chiedere ulteriori misure e aggiustamenti, non è necessario il commissariamento, Cosa diversa se ha forato dell’89% perchè in questo caso c’è il lancio dalla rupe Tarpea”.

Sullo sfondo c’è anche lo scontro oramai aperto tra la Lega e il dg Romano, dopo la sua mancata partecipazione alla quinta commissione Sanità di ieri, con le dure reazioni del consigliere regionale della Lega, Carla Mannetti, a cui ha fatto seguito la nota del segretario cittadino dell’Aquila, Roberto Jr Silveri e del capogruppo in consiglio comunale Daniele Ferella, contro il manager che pure fu nominato nel  giugno 2021  in quota Lega, poi passato a Fdi, e prorogato l’anno scorso per un altro anno fino a giugno di quest’anno.

“Da troppo tempo e senza dovute spiegazioni  stiamo registrando delle criticità di gestione da parte dell’Asl dell’Aquila. Oltre al debito di 3 milioni di euro maturati nei confronti dell’Ex Onpi del Comune dell’Aquila dal 2021, oltre ai ritardi per la ricostruzione della residenza assistenziale sanitaria di Montereale, si aggiunge il mancato e/o parziale pagamento dei servizi di manutenzione e pulizia. Tema questo che può sembrare residuale ma così non è perché in ballo oltre alla qualità dei servizi erogati al cittadino c’è il futuro di 70 lavoratori a rischio licenziamento”.

Paolucci nella sua nota di ieri ha ricordato che “era scontato che la tardiva approvazione dei piani delle quattro Asl, avvenuta solo nel settembre scorso, da un lato avrebbe prodotto tagli draconiani sulla pelle dei cittadini, dall’altro non avrebbe comunque consentito il rispetto degli obiettivi perché non era tecnicamente possibile recuperare”.

E ancora: “i maggiori trasferimenti dal Ministero come ad esempio quelli derivanti dal cosiddetto “pay-back” farmaceutico serviranno solo a ridurre il deficit complessivo, ma restano due nodi: verranno contabilizzati dalle Asl per salvare i management oppure no?.  Poi, nonostante i maggiori ricavi, resta un deficit di 80-90 milioni di euro per coprire il quale all’interno del bilancio della Regione ci sono appena 20 milioni. Dove si prenderanno tali e tante risorse? Non si pensi di ripianare un divario così imponente pescando dai fondi FSC o da altri stanziamenti necessari ai tanti investimenti essenziali per la Regione e magari attraverso una delibera di Giunta”.

Per Paolucci serve il confronto in Commissione Sanità: “in quella sede è necessario conoscere le situazioni specifiche di ogni Asl, oggettivamente diverse, affinché ognuno si assuma le sue responsabilità, a partire dal management. Non è una situazione facile. E purtroppo dobbiamo constatare che le nostre denunce si sono dimostrate tutte fondate. Il deficit è ormai significativo e strutturale, il saldo della mobilità esplode arrivando a – 104 milioni, i Livelli Essenziali di Assistenza scendono e i cittadini pagano il costo più elevato del drammatico fallimento della Giunta Marsilio sulla sanità abruzzese”.