L’AQUILA – Un clamoroso e insolito dietrofront da ” contrario” ad “astenuto”, sull’emendamento al Bilancio regionale arrivato a notte fonda il 28 dicembre, che ha previsto il ridimensionamento della riserva naturale del Borsacchio, di Roseto degli Abruzzi, dagli attuali i 1.100 ettari a soli 24 ettari, tagliando fuori tutta la fascia collinare, e che ora sta provocando una bufera politica, con centrosinistra sugli scudi pronto a dare battaglia, e con il centrodestra bersagliato da accuse, a cominciare dai consiglieri firmatari.

Quanto però accaduto quella notte mette ora sul banco degli imputati anche gli esponenti del centrosinistra, perché quell’emendamento, annunciato sbrigativamente dal presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, spiegando solo che l’argomento era “l’istituzione della riserva orientata del Borsacchio”, aggiungendo che i consiglieri avevano il testo caricato on line, ha visto inizialmente il voto contrario dei consiglieri di opposizione in aula, ma poi è accaduto che il consigliere Dino Pepe, del Partito democratico, ha chiesto a Sospiri di cambiare in “astenuto”, il suo voto, e anche quello dei dem Pierpaolo Pietrucci e Antonio Blasioli  e di Americo Di Benedetto, di Legnini presidente. Mentre invece il capogruppo del Pd, Silvio Paolucci, e Sandro Mariani di Abruzzo in Comune, erano usciti dall’aula, non partecipando alla votazione dell’ennesima raffica di emendamenti arrivati in aula. Il movimento 5 stelle ha invece confermato il voto contrario.

E così l’emendamento, firmato da Mauro Febbo ed Emiliano Di Matteo, per Forza Italia, da Simona Cardinali e Federica Rompicapo per la Lega, da Umberto D’Annuntiis di Fdi, è passato a maggioranza, senza discussioni, senza levate di scudi che si sono scatenate solo il giorno dopo.

E l’impressione è che complice la stanchezza e la mancanza di lucidità dopo una maratona di 18 ore, il contenuto dell’emendamento non sia stato forse compreso nella sua portata,  votato in modo inconsapevole, essendo solo uno delle decine di emendamenti che sono arrivati a pioggia una volta che le armi erano state deposte e si era già raggiunto il solito accordo sul maxiemendamento pare da 15 milioni di euro, che con i lunghissimi elenchi di contributi a fondo perduto decisi a discrezione da tutti i consiglieri, a favore di associazioni, eventi culturali e ludici, spettacoli di arte varia, opere pubbliche per comuni e tanto altro. Di cui si potrà avere contezza solo quando gli uffici del Consiglio regionale metteranno insieme tutti gli emendamenti e la legge di Bilancio sarà pubblicata nella sua interezza sul Burat.

Quanto accaduto sta però provocando polemiche anche a sinistra, e ad attaccare Dino Pepe è ad esempio l’ex consigliere regionale Luciano Monticelli, ora di Italia viva.

“Ma avete capito cosa avete votato? Non può essere che Dino Pepe non si sia accorto della demolizione che ha votato contro la collocazione turistica e ambientale della costa teramana
Due domande esigenti: potete dirmi che almeno avete incassato una convenienza indicibile e per questo vi ritirerete dalla politica e contemporaneamente vi autodenunciate? Potete dirmi che in quelle ore siete stati impossessati della vostra autonomia di giudizio? Per molto meno in America si chiede scusa in pubblico per il mal fatto”, ha scritto Monticelli su facebook.

Al che ha risposto Pepe: “Luciano, io ho espresso voto contrario alla Legge di Stabilità (contenente la norma sul Borsacchio), approvata dalla maggioranza di centrodestra.
Sui singoli emendamenti, apparsi in Aula alle 3 del mattino, non abbiamo avuto la possibilità di presentare modifiche o di discutere il merito. Abbiamo potuto solo astenerci, non conoscendo il contenuto dei documenti. Ti chiedo di correggere quanto scrivi perché è falso”.

Al che Monticelli ha controreplicato: astenersi equivale “ad essere d’accordo al 50% sulla sua eliminazione e contrario al 50% per mantenerlo in vita la Riserva del Borsacchio. È stato un messaggio forte per chi doveva capire. E poi facciamola finita con “i mi piace” amichevoli. Anche perchè quello che ho scritto è condiviso in privato da pezzi da “90” del tuo partito.
Vogliamo parlare casomai della legge Omnibus ? La legge mancia, cosa che il sottoscritto in Consiglio Regionale non ha mai fatto ricorso. Leggeremo anche questi atti del Consiglio e chi ha preso le risorse, tanto è facilissimo capire. Bisogna avere la schiena diritta quando si rappresenta una comunità e soprattutto quando si è in opposizione”.

A lanciare bordate, dalla sinistra estrema il segretario nazionale ed ex consigliere regionale abruzzese Maurizio Acerbo: “il video della votazione sull’emendamento che ha praticamente azzerato la Riserva Naturale del Borsacchio mostra quanto l’opposizione non abbia fatto nulla per impedirla.  Possibile che nessuno abbia chiesto la parola per contestare la norma intrusa e chiedere di ritirare l’emendamento? Tra l’altro bastavano uno o due interventi per preparare decine di sub emendamenti e bloccarla”.

 Gianni Melilla, ex consigliere regionale e parlamentare, ha parlato di “mancanza di professionalità dei consiglieri di opposizione”, “in quanto l’emendamento soppressivo meritava almeno l’ostruzionismo dei consiglieri di centrosinistra che purtroppo non c’è stato. Da uomo di sinistra e ambientalista mi dispiace molto. Una brutta storia in tutti i sensi”.