L’AQUILA – Progetto C.a.s.e. dell’Aquila senza pace.
Nei giorni in cui gli inquilini dei 4.500 alloggi costruiti nel 2009 dalla Protezione civile per dare un tetto a migliaia di sfollati seguito del terremoto del 6 aprile 2009, minacciano di non pagare più le bollette del gas e della luce se saranno calcolate non secondo i consumi reali, bensì al metro quadrato, la Guardia di finanza, su disposizione della Corte dei conti, come riferisce il quotidiano Il Messaggero, ha fatto visita agli uffici del Comune dell’Aquila per acquisire documentazione relativa alla gestione del complesso e materiale utile alle indagini in possesso del comitato di inquilini.
Questi ultimi, rappresentati dall’avvocato Fausto Corti, in una conferenza stampa avevano denunciato che il Comune, già dal 2010, avrebbe tutti gli strumenti per comprendere i costi di gestione altissimi del progetto C.a.s.e., superiori ai 6,5 milioni di euro l’anno, ma nulla avrebbe fatto per cautelarsi e rendere sostenibile economicamente il passaggio di consegne dalla Protezione civile, prima della gestione e poi della proprietà.
La magistratura contabile, tuttavia, si sarebbe mossa in modo autonomo, visto che dal Comitato, confermano ad AbruzzoWeb i legali rappresentanti, non hanno finora presentato esposti.
Acquisito anche il carteggio tra il funzionario comunale alle Opere pubbliche Mario Corridore e l’ex assessore comunale ai Lavori pubblici Ermanno Lisi.
Corridore, già nel febbraio 2010, ha sollecitato di “procedere urgentemente a una stima delle spese di gestione del Progetto C.a.s.e.” e di individuare la copertura finanziaria, poiché, avvisava, “si potrebbero generare grossi rischi natura di sostenibilità finanziaria”, chiedendo anche di “individuare la modalità di versamento delle quote condominiali, del pagamento delle utenze, della gestione delle risorse”.
Punto più delicato, dove in particolare si potrebbe configurare il reato di danno erariale, è il non utilizzo delle cauzioni depositate delle ditte per fare le manutenzioni sempre più onerose.
“Venuto in possesso del progetto C.a.s.e., il Comune ha disposto in questi anni numerose manutenzioni, non avvalendosi però di cauzioni rilasciate dalle ditte che si sono aggiudicate gli appalti – chiarisce Corti ad AbruzzoWeb – Il Comune, anzi, a quanto ci risulta, le polizze le ha smarrite e, come già spiegato a settembre, abbiamo le prove che la Protezione civile gliela aveva consegnate. Da ciò consegue che i lavori di manutenzione eseguiti con denaro pubblico potrebbero costituire un danno erariale, perché in realtà dovevano essere a carico delle ditte”.
Inoltre, ricorda l’avvocato, “i vizi strutturali degli immobili, vedi i balconi mal costruiti e di cui uno è addirittura crollato da solo, come dice il Codice civile vanno denunciati, dopo adeguati collaudi e controlli, entro l’anno all’impresa esecutrice, ma il Comune proprietario del complesso non ha fatto nessuna contestazione. È chiaro, per esempio – prosegue – che in alcuni edifici i consumi sono quattro volte superiori rispetto ad altri costruiti bene, perché è evidente che c’è vizio costruttivo, che il Comune doveva denunciare subito, ma non lo ha fatto”.
“E ora eventuali e costosissimi lavori di adeguamento saranno a carico della collettività, perché il Comune ha perso la possibilità di rivalersi sulla polizza decennale postuma stipulata dalle ditte con le compagnie assicuratrici”, conclude Corti.
Nel dettaglio per i 4.450 alloggi del C.a.s.e e dei 19 nuovi quartieri post sismici si spendono 2,5 milioni di euro di manutenzione ordinaria, 1 milione di manutenzione straordinaria, 380 mila euro di amministrazione parti comuni, 250 mila euro di illuminazione, 1,9 milioni di utenze gas riscaldamento. In totale, 6,5 milioni di euro circa. Per i 1.130 Map del solo Comune dell’Aquila, invece, 600 mila euro di manutenzione ordinaria, 350 mila euro di manutenzione straordinaria, 80 mila di illuminazione, per un totale di 1 milione di euro circa. Filippo Tronca



