L’AQUILA – Natale in prima commissione bilancio. Non è l’insolito titolo di un cinepanettone, ma la concretissima minaccia che è arrivato a paventare un esasperato presidente Maurizio Di Nicola di Centro democratico, dopo otto ore di estenuante seduta in aula per l’approvazione del documento di programmazione economica e finanziaria 2016-2018. Poi è fatta strada l’ipotesi di una seduta  alle ore 11 del 23 dicembre. Infine anche  a seguito della ribellione dei consiglieri di maggioranza e dei dipendenti, si è deciso di rimandare il tutto alle 12 di lunedi 28 dicembre. 

I consiglieri di opposizione di centro destra e del Movimento 5 stelle hanno condotto un durissimo ostruzionismo armati di oltre 2 mila emendamenti. Sempre per la medesima ragione, che sta trasformando l’iter di approvazione delle leggi di bilancio un calvario: la maggioranza, accusa l’opposizione, si rifiuta forzando le regole di consegnare la documentazione completa, capitolo per capitolo, voce di spesa per voce di spesa, del bilancio di previsione 2016, una manovra da 7,9 miliardi, che arriverà in prima commissione lunedi 28 dicembre, e poi in aula il 29 dicembre.

A disposizione dei consiglieri, anche quelli di maggioranza solo scarne paginette con le voci aggregate.

Il clima si è surriscaldato in particolare intorno alle 18, quando la maggioranza ha provato a disinnescare l’ostruzionismo dell’opposizione, votando un maxi sub emendamento integralmente sostitutivo dell’intero testo del Depfr, agganciato ad uno dei tanti emendamenti ostruzionistici presentati dall’opposizione, questa volta dal capogruppo di Forza Italia Lorenzo Sospiri. Ma su suggerimento di Sara Marcozzi dell’M5s, l’emendamento è stato subito ritirato, e così il tentativo della maggioranza è andato a vuoto.

A quel punto un furibondo Di Nicola ha paventato la riconvocazione della seduta di approvazione del Dpefr alle ore 20 di oggi. Come a dire: voi fate ostruzionismo irresponsabile, e noi vi facciamo saltare la cena della vigilia, e se non basta vi facciamo passare qui dentro il santo Natale.

Un’ipotesi che Leandro Bracco del gruppo misto, ha subito considerato inopportuna.

“Se questa ipotesi diventerà realtà ovviamente sarò qui al mio posto, a fare il mio lavoro, ma non ritengo comunque giusto costringere un cattolico praticante come me a trascorrere il natale lontano dai mie cari, con il rischio anche di non poter andare a messa”.

Poi la decisione  di rimandare tutto a dopo Natale.