TERAMO – I 24 milioni di euro del bando regionale a favore dei Gruppi di azione locale (Gal) potrebbero essere congelati dal Tribunale amministrativo regionale, con il rischio di perdere i fondi relativi al 2017.

È l’inquietante scenario che potrebbe prefigurarsi se, come pare certo, farà nuovamente ricorso al Tar il Gal Gran Sasso Laga, non ammesso al finanziamento dal bando che ha provocato un putiferio perché prorogato il 9 settembre, a poche ore dalla chiusura dei termini, e per soli 3 giorni, a seguito dell’esplicita richiesta da parte del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso.

Una mossa che ha consentito di presentare la sua domanda a un ottavo incomodo, il costituendo Gal Terreverdi Teramane, con capofila la Confederazione italiana agricoltori (Cia) L’Aquila-Teramo. Gal che è stato poi ammesso tra i sette finanziabili, a discapito appunto del Gal Gran Sasso Laga, che pure aveva presentato nei termini la sua domanda.

A suggerire una exit strategy parlando con AbruzzoWeb è Bruno Petrei, presidente del Gal Gran Sasso Velino e dirigente di Coldiretti Abruzzo, tra i firmatari di un primo ricorso respinto dal Tar, che nella deliberazione ha però specificato, in sostanza, che il danno c’è stato, ma andava impugnata la graduatoria, e non, come avvenuto, la proroga decisa dalla Regione, spianando così la strada a un secondo ricorso.

Per lui la soluzione è quella di disinnescare direttamente le ragioni del nuovo ricorso, che questa volta “avrebbe notevoli ragioni di successo”, aumentando il budget destinato ai Gal, per far rientrare anche quello del Gran Sasso Laga.

“Ho già suggerito come esponente di Coldiretti regionale ai consiglieri regionali e anche all’assessore all’Agricoltura Dino Pepe di istruire una procedura scritta urgente per una rimodulazione del Psr, per riuscire e finanziare tutti e otto i Gal che hanno presentato le istanze e sono stati dichiarati ricevibili, ovvero anche il Gal Gran Sasso Laga, e i tanti comuni teramani esclusi da fondi di vitale importanza”.

A ogni Gal spettani per legge non meno di 3 milioni di euro e un massimo di 3,6 milioni, se ricomprendono le aree interne svantaggiate, come il Gal Gran Sasso Laga, che opera tra l’altro in zone montane colpite dal sisma di ottobre.

Fondi da spendere a tappe forzate, anno dopo anno fino al 2020. Dunque andrebbero aggiunti 3,6 milioni ai 24 già stanziati. Se ciò non sarà avvisa Petrei lo scenario rischia di complicarsi, per tutti i Gal.

“Non mi posso certo sostituire a giudici del Tar, ma per come si sono messe le cose ritengo che un eventuale, anzi molto probabile ricorso del Gal Gran Sasso Laga avrebbe grandi possibilità di successo – osserva Petrei – E si aprirebbe uno scenario comunque molto problematico. Con un’eventuale vittoria del Gal Gran Sasso Laga sarebbe estromesso il Gal Terreverdi e, a essere penalizzate sarebbero comunque  tante aziende agricole della provincia teramana. Idem accadrebbe se il Gal Gran Sasso Laga dovesse perdere il ricorso: a rimetterci sarebbe comunque un comparto, quello agricolo delle aree interne che ha bisogno di sostegno”.

E soprattutto avverte Petrei, “come di solito avviene il Tar potrebbe disporre la sospensiva della graduatoria, con inevitabili rallentamenti nell’erogazione dei fondi, e visto che ci sono cronoprogrammi molto precisi nel loro utilizzo, si rischia il disimpegno per tutti i Gal, di parte dei fondi”.