L’AQUILA – Resta congelata, almeno per il momento, l’apertura del primo sportello della Banca dell’Aquila, previsto entro la fine del 2014.
Manca all’appello, infatti, ancora il 30% dei versamenti dei 1.301 soci che hanno sottoscritto le azioni, ma non hanno ancora versato loro somme, allontanando di fatto le procedure di costituzione della società.
In attesa dei ritardatari, sembra lontano, per ora, il raggiungimento del tetto minimo di capitale, fissato dal comitato promotore a 4 milioni di euro e che, nel frattempo, è stato portato a 5 da disposizioni transitorie della Banca d’Italia.
Una bella gatta da pelare per il comitato presieduto dall’avvocato aquilano Roberto Madama, che nei prossimi giorni inizierà ad analizzare ogni singola posizione dei 300 soci ritardatari “per decidere se perseguirli o ricollocare le loro azioni – afferma ad AbruzzoWeb – Li invito ad affrettarsi perché resta davvero poco tempo e inoltre, con il loro comportamento, stanno penalizzando i mille soci che hanno già dato le somme. Entro 2 mesi tutte le loro posizioni saranno analizzate”.
Il comitato dovrà dunque raccogliere i primi 4 milioni di euro e fare un aumento di capitale a 5 milioni, come richiesto dalle disposizioni di palazzo Koch. Un passaggio, questo, che potrebbe richiedere tempo ulteriore, prima di poter aprire la società che, comunque, non potrà operare fino a quando non avrà ottenuto l’autorizzazione ad esercitare l’attività bancaria.
“Ci muoveremo in un tempo massimo di 60 giorni per regolarizzare tutte le posizioni – spiega l’avvocato – Sono step necessari dai quali non si può prescindere, primo fra tutti quello di reperire i soldi. La costituzione del credito cooperativo dura 4-5 anni, noi siamo a metà dell’opera. Contiamo di fare l’atto costitutivo della banca entro il 31 dicembre prossimo”.
Tra i soci ritardatari, inoltre, ce ne sono alcuni (il 2%) che non hanno più i requisiti richiesti, con la conseguenza che dovranno essere sostituiti da nuovi soci.
La tipologia degli investitori è “trasversale” e va dal lavoratore dipendente, all’artigiano, dal commerciante al piccolo e medio imprenditore, fino ad arrivare a qualche ‘big’ cittadino.
“Abbiamo già richieste di nuovi ingressi che stiamo valutando – precisa Madama – Questi soci non rispondevano più ai requisiti essenziali, come la residenza nella città dell’Aquila e sul territorio aquilano, il vincolo economico continuativo con il territorio o possedere un immobile”.
“Sarebbero preferibili nuovi soci da inserire al posto di quelli che non hanno più i requisiti, piuttosto che un aumento di azioni degli altri – ammette poi – anche perché ciascun socio può contribuire fino a un massimo di 50 mila euro, cioè 100 azioni, proprio per evitare la formazione di gruppi di comando all’interno della banca”.
Madama esclude comunque “nel modo più assoluto” un fallimento dell’operazione anche perché, conclude, “se fallisse, finirebbe un’opportunità unica per l’Aquila e per il suo territorio a sostegno delle piccole e medie imprese. Una cosa così non sarebbe ripetibile per i prossimi 20-30 anni”.





