PESCARA – I ragazzi che vivono al Sud, Abruzzo compreso, rispetto a quelli residenti nel Centro-Nord sono stati curati più frequentemente in altre regioni (11,9% contro 6,9%).
E quanto attestano i dati della Società italiana di pediatria, e i dati della pediatria non fanno che riflettere quelli delle cure sanitarie e della mobilità passiva.
Ovvero i dati del portale statistico di Agenas, dedicata alla mobilità sanitaria, mette a disposizione dati che rappresentano il trend degli ultimi 5 anni rispetto all’attività interregionale dei ricoveri ospedalieri, e analizzando i numeri del 2021, gli ultimi consolidati, si conferma il fenomeno dell’esodo da Sud a Nord per curarsi. Sono ben 14 le Regioni che hanno infatti saldi negativi.
Fanalini di coda sono la Campania che nel 2021 registra un saldo negativo di 185,7 milioni di euro
A seguire la Calabria (-159,5 mln), la Sicilia (-109,6 mln), la Puglia (-87,6 mln), la Liguria (-60,7 mln), l’Abruzzo (-49,5 mln), la Basilicata (-40,3 mln), la Sardegna (-34,4 mln), le Marche (-21,1 mln), l’Umbria (-9,8 mln), la Valle d’Aosta (-7,1 mln), il Friuli Venezia Giulia (-6,8 mln), la Pa di Bolzano (-4,3 mln) e la Pa di Trento (-0,03 mln).
In attivo e a guadagnarci di più dalla mobilità è nel 2021 l’Emilia Romagna che scalza la Lombardia dal vertice con un saldo attivo di 293,9 mln. Lombardia che segue con un +274,9 mln. In attivo anche il Veneto (+102 mln), la Toscana (+38,1 mln), il Lazio (+34,2 mln), il Piemonte (24,8 mln) e il Molise (+8,7 mln).
Tornando dunque alle cure pediatriche: il dato aumenta soprattutto quando si considerano i ricoveri ad alta complessità (21,3% vs 10,5% del Centro-Nord). Un terzo dei bambini e adolescenti si mette in viaggio dal Sud per ricevere cure per disturbi mentali (il 10% dei casi) o neurologici, della nutrizione o del metabolismo nei centri specialistici convergendo principalmente a Roma, Genova e Firenze, sedi di Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) pediatrici.
Complessivamente il costo della migrazione sanitaria dal Mezzogiorno, dove risiede circa il 35% dei pazienti più piccoli, verso altre regioni è stato di 103,9 milioni di euro pari al 15,1% della spesa totale dei ricoveri e l’87,1% di questo costo (90,5 milioni di euro) ha riguardato la mobilità verso gli ospedali del Centro-Nord.
CasAmica Odv, associazione che assiste i “migranti sanitari” spiega a questo proposito: “Nel 98% dei casi sono i familiari a sostenere i migranti sanitari e in oltre un caso un dieci (la percentuale oscilla tra il 10-12%) l’assistenza è rivolta a bambini e adolescenti. Una richiesta enorme che ci ha spinto a realizzare a Milano una struttura interamente dedicata ai bambini e ad attivare servizi specifici per i più piccoli anche a Roma. Cerchiamo di offrire tutto il nostro sostegno affinché questi piccoli pazienti possano vivere una vita quanto più normale possibile, nonostante tutto, nonostante la malattia, la lontananza da casa e dalle persone care”.
Nel 2021, lo studio, intitolato “Pediatric interregional healthcare mobility in Italy” e pubblicato sull’Italian Journal of Pediatrics, aveva attestato che per questo ordine di ragioni, un bambino che nasce nel Mezzogiorno, nel primo anno di vita, ha il 40% in più del rischio di morire rispetto a quelli nati nel Nord-Est. Ma ha anche una probabilità del 70% più elevata rispetto a un suo coetaneo del Centro-Nord di dover migrare in altre regioni per curarsi.






