L’AQUILA – Un cartello che esorta il direttore generale della Asl, Rinaldo Tordera, a “cacciare le carte” sul project financing per il nuovo ospedale dell’Aquila, posizionato sulla sedia dove si sarebbe dovuto sedere il suo contendente, rimasta vuota, dà la stura al candidato sindaco del centrodestra, Pierluigi Biondi, per esordire con la sanità, uno dei temi su cui ha incentrato la campagna elettorale.

“È già stato sventato un primo piano da parte dei privati di mettere le mani sulla sanità, una operazione da un miliardo di euro che avrebbe ingessato la Asl aquilana e quindi impedito l’acquisto di nuovi macchinari, la possibilità di fare assunzioni, di garantire il tournover, di infrastrutturare l’ospedale, eccetera. Adesso – dice Biondi – è stato presentato un secondo project financing, abbiamo fatto una richiesta di accesso agli atti, Tordera per il momento ha fatto orecchie da mercante, evidentemente aspetta l’ultimo giorno utile previsto dalla legge. Io invece ho chiesto di poterlo conoscere prima delle elezioni, perché gli aquilani al momento della scelta devono avere ben presente chi difende gli interessi dell’Aquila e chi quelli di qualche imprenditore legato al presidente Luciano D’Alfonso”.

Quello che doveva essere il confronto tra i candidati sindaco dell’Aquila, è diventata un’intervista al solo Biondi visto che, com’è noto, il candidato del centrosinistra Americo Di Benedetto, ha deciso di accettare l’invito solo di alcune televisioni.

Biondi, per questo territorio ci sono da anni quasi 200 milioni di euro destinati allo sviluppo inutilizzati. Una ventina stanno per essere impegnati sul bando “Fare centro”, tutti gli altri quando e come li impegnerebbe se domenica dovesse diventare sindaco?

Bisogna riaprire un confronto con i corpi intermedi della città, quindi con gli ordini professionali, con le categorie e le associazioni per individuare esattamente qual è l’obiettivo principale che è quello di generare occupazione ed economia. E questo lo si può fare solamente se si apre un tavolo con chi in questa città questo sforzo già lo fa, che è un tessuto diffuso fatto di piccoli imprenditori, commercianti, professionisti, che sono all’Aquila, rimangono all’Aquila, danno lavoro e possono garantire una stabilità occupazionale che è poi l’obiettivo degli anni futuri. I dati economici sono preoccupanti, però ci sono anche tante risorse e vanno fatti anche investimenti importanti innovativi differenziando i settori di spesa che non possono essere solo quelli industriali ma anche del turismo, della cultura, dell’innovazione, della ricerca, della sperimentazione.

Ci si riempie la bocca di collegamenti e in questa campagna elettorale è tornato a galla come un dejavu l’asse L’Aquila-Roma. Come si fa uscire L’Aquila dall’isolamento?

Bisogna dare una vocazione alla città, per cui sia necessario porla al centro di un sistema di infrastrutture, quindi anche di scambi e di mobilità. Andare oggi a reclamare risorse per il collegamento L’Aquila-Roma, non si giustificherebbe semplicemente con la necessità di una città di uscire dall’isolamento, lo stesso potrebbe chiedere Rieti, Terni, Frosinone o Isernia. Io credo invece che all’Aquila vada data una vocazione di capitale degli appennini nella gestione delle calamità e delle emergenze. Intanto perché L’Aquila è la città più sicura d’Italia, perché ha l’aeroporto, ha un ospedale qualificato, se non ci mette le mani il Pd. Perché ha un’Università di alto livello, ha delle eccellenze. Ha le caserme con i militari, alcuni dedicati proprio a queste attività. Allora proprio in un quadro di collegamenti tra il Tirreno e l’Adriatico L’Aquila potrebbe riacquistare la sua centralità. Ma fare lo spot su progetti, tra l’altro vecchi di anni, che ciclicamente vengono cacciati fuori, sono pubblicità buone solo per le elezioni e hanno il respiro corto.

Lei ha stilato un’Agenda per una città accogliente, quattro i punti cardine: inclusione, ricostruzione, identità e crescita. Diamo un flash per ognuno.

Sono quattro punti che si legano indissolubilmente. Per quanto riguarda l’inclusione abbiamo parlato dell’introduzione della figura del diability manager, cioè colui che deve coordinare tutte le politiche pubbliche per garantire un’accessibilità piena. Per l’identità, bisogna far rinascere un sentimento di appartenenza alla città, che serve anche a convincere le nuove generazioni a non abbandonare la città e ad impegnarsi per essa. Per la ricostruzione, parlerei soprattutto di un nuovo piano di assetto scolastico, con una task force dedicata alla ricostruzione pubblica finanziata con le risorse dell’assistenza tecnica in maniera da mettere finalmente mano a questa porzione importante delle risorse che abbiamo a disposizione. Per quanto riguarda la crescita, spendere i fondi del 4 per cento partendo dai dati concreti e facendo un piano di sviluppo che sia significativo, efficace e valido.

Dopo il “no” a Giancarlo Silveri, l’ex manager della Asl è stato accolto dal centrosinistra all’iniziativa con il presidente della Regione Lazio Zingaretti: è un riposizionamento che era difficile aspettarsi?

Credo sia andato a quell’incontro perché interessato al tema. Dopodiché ho detto chiaramente in campagna elettorale che non avremmo fatto apparentamenti tecnici ma che ci saremmo confrontati con chiunque avesse voluto farlo su basi politiche e programmatiche. Con Silveri lo abbiamo fatto, ci siamo incontrati, avevamo condiviso anche dei passaggi, dopodiché le scelte che si fanno singolarmente attengono alla libertà di coscienza di ognuno. Io credo che però, più che ai candidati sindaco bisogna rivolgersi all’elettorato che li ha sostenuti, perché non è che i candidati possono spostare come se fossero delle truppe il proprio consenso. Io credo che tutti i candidati sindaco che non sono arrivati al ballottaggio abbiano voluto esprimere un sentimento di discontinuità, e quindi sono fiducioso che in grandissima parte voteranno per il centrodestra.

E tra quelli che lei ha persuaso ci sono pezzi dell’elettorato di Trifuoggi…

Sì, ci sono state delle persone che mi hanno incontrato e che hanno anche voluto ufficializzare il loro sostegno. Ma ci sono tantissimi altri, anche candidati, di altre liste, che personalmente, quindi ufficiosamente, mi hanno dichiarato la volontà di volermi sostenere. Non sulla base di un posizionamento politico, ma perché hanno visto con i loro occhi cos’è il centrosinistra, qual è il sistema di potere che si muove dentro al Pd e pensano che la mia persona possa rappresentare invece un taglio netto rispetto a questa massa che ha paralizzato la città.

Possiamo tratteggiare la Giunta che sarà?

Se dovessi essere eletto sindaco significherebbe che la città ha fatto una grande apertura di credito nei confronti del centrodestra, che ci ha assegnato una grande responsabilità e che ci giochiamo la faccia. Quindi dobbiamo essere all’altezza del compito e mettere all’interno dell’esecutivo, ma anche alla guida delle partecipate e in tutti gli apparati pubblici riconducibili al Comune, le persone migliori, più capaci, più in grado di assicurare quella passione, quel lavoro, quella dedizione che oggi sono indispensabili per far ripartire L’Aquila.