ROMA – “Le Piattaforme Regionali di Telemedicina entrano nella fase decisiva della sanità digitale italiana. Oltre 300mila cittadini saranno coinvolti nei programmi nazionali di telemedicina previsti dal PNRR, ma interoperabilità, sicurezza dei dati e integrazione con il Fascicolo Sanitario Elettronico restano le sfide decisive per evitare una sanità digitale frammentata”.

Lo sostiene l’associazione imprese sanitarie indipendenti (Aisi) che riunisce ambulatori mono o polispecialistici, presidi sanitari residenziali e semi-residenziali e gli studi medici del territorio, per voce della presidente nazionale Karin Saccomanno, del direttore generale Giovanni Onesti e il segretario Fabio Vivaldi.

Le prospettive delle Piattaforme Regionali di Telemedicina saranno tra i temi principali dell’Assemblea nazionale Aisi in programma il 28 maggio a Roma, che vedrà il confronto tra istituzioni, professionisti, esperti di innovazione sanitaria e rappresentanti delle imprese del settore sui temi dell’interoperabilità, dell’integrazione con il Fascicolo Sanitario Elettronico, della sicurezza dei dati, della governance digitale e dei nuovi modelli organizzativi destinati a ridisegnare l’assistenza territoriale italiana.

Per l’Aisi dopo gli investimenti del Pnrr e l’avvio delle nuove infrastrutture digitali regionali il l vero banco di prova consiste nel far dialogare tra loro le nuove piattaforme regionali di Telemedicina, gli ospedali, le Case di Comunità, l’assistenza domiciliare e servizi territoriali e in particolare il Fascicolo Sanitario Elettronico. Ovvero lo strumento attraverso il quale  il cittadino e paziente può tracciare e consultare tutta la storia della sua vita sanitaria, condividendola con i professionisti sanitari per garantire un servizio più efficace ed efficiente. Il Fse è l’insieme dei dati e delle informazioni cliniche che costituiscono la storia sanitaria personale, raccolti in formato digitale e in cui si possono trovare documenti di tipo sanitario, di tipo amministrativo e le prescrizioni mediche e farmaceutiche.

All’interno del Fascicolo si possono compiere varie operazioni: dall’inserimento alla ricerca di documenti, alla verifica degli accessi e di tutte le operazioni che sono state compiute nel corso del tempo. Il  Fse accedendo alla sezione “Taccuino del cittadino”  può essere implementato, autonomamente, anche con altre informazioni utili per completare il quadro sanitario, ad esempio documenti sanitari e socio-sanitari relativi a visite o esami fatti nel passato o in altri paesi o da strutture che non sono in grado di accedere al Fascicolo.

“La telemedicina rappresenta uno dei pilastri della Missione Salute del Pnrr – spiega dunque l’Aisi -. L’obiettivo nazionale è coinvolgere oltre 300mila cittadini nei nuovi percorsi assistenziali digitali, con particolare attenzione ai pazienti cronici, fragili e non autosufficienti, favorendo cure più vicine ai bisogni delle persone e riducendo accessi impropri alle strutture ospedaliere”.

“La vera rivoluzione però non consiste nell’aumentare il numero delle televisite, ma nel costruire un ecosistema sanitario capace di seguire il paziente lungo tutto il percorso assistenziale – dichiara Saccomanno -. Le piattaforme regionali possono rappresentare una straordinaria opportunità di modernizzazione, ma solo se saranno realmente interoperabili e accessibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.

“La qualità della sanità digitale si misurerà sulla capacità di integrare informazioni cliniche, strutture sanitarie, professionisti e servizi territoriali all’interno di percorsi realmente continui – aggiunge Onesti -. La vera innovazione non consiste nell’avere più piattaforme, ma nel fare in modo che quelle esistenti lavorino insieme in maniera efficace e orientata al paziente.”

La realizzazione delle infrastrutture regionali rappresenta un passaggio fondamentale ma pone anche una sfida cruciale: garantire standard comuni e piena interoperabilità tra sistemi differenti.

Per l’Aisi il rischio è che “la trasformazione digitale proceda con velocità diverse nei vari territori, generando nuove disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari innovativi. La digitalizzazione non può trasformarsi in una somma di progetti regionali scollegati tra loro, I cittadini devono poter contare sugli stessi livelli di servizio, qualità e accessibilità indipendentemente dalla Regione in cui vivono. Senza una visione condivisa il rischio è quello di costruire ventuno sanità digitali diverse.”

Parallelamente alla crescita dei servizi digitali, assume sempre maggiore rilevanza il tema della protezione dei dati sanitari. Il rafforzamento del quadro normativo nazionale sulla telemedicina e sulla gestione delle informazioni cliniche ha confermato la centralità di sicurezza informatica, governance dei dati e tutela della privacy.

Un tema che riguarda anche l’entrata a regime del fascicolo sanitario elettronico, visto che è ancora alto il numero di cittadini che non ha dato il suo consenso all’utilizzo dei propri dati, nonostante l’assoluta sicurezza garantita dalla piattaforma, e tenuto conto che nel fascicolo c’è la possibilità di escludere alcuni documenti che il cittadino non vuole che vengano visualizzati.

“La crescente quantità di informazioni sanitarie che transiteranno attraverso piattaforme digitali impone infatti standard elevati di protezione, tracciabilità e controllo degli accessi. Parliamo dei dati più sensibili che una persona possiede – sottolinea Vivaldi – La fiducia dei cittadini sarà determinante per il successo della telemedicina. Per questo sarà necessario continuare a investire in cybersecurity, formazione degli operatori, protezione delle informazioni e trasparenza nella gestione dei dati clinici”.

Le Piattaforme Regionali di Telemedicina saranno inoltre uno strumento fondamentale per sostenere lo sviluppo dell’assistenza territoriale previsto dalla riforma sanitaria e dal PNRR.

“L’integrazione con Case di Comunità, Centrali Operative Territoriali, assistenza domiciliare e percorsi dedicati ai pazienti cronici consentirà di rafforzare la medicina di prossimità, favorendo il monitoraggio a distanza e una gestione più efficace delle condizioni cliniche nel contesto di vita del paziente. L’obiettivo è rendere sempre più concreta la transizione verso un modello nel quale la casa diventi il primo luogo di cura, con il supporto di tecnologie capaci di garantire continuità assistenziale e tempestività degli interventi”, conclude la presidente Saccomanno.