L’AQUILA – I medici accomunano i disservizi e le difficoltà lavorative ad una situazione paragonabile “all’età della pietra”. I tecnici ed i manager della cyber sicurezza assicurano invece che tutto è stato risolto a tempo di record. In mezzo ci sono i pazienti e gli utenti, sempre più scoraggiati per una assistenza molto lontana dall’essere a regime e quindi efficace.

Questo lo scenario contraddittorio che emerge negli ospedali e presidi sanitari, ad oltre un mese dall’attacco degli hacker russi  che ha bloccato il sistema informatico della Asl di Avezzano, Sulmona e L’Aquila, con la diffusione nel dark web di oltre 500 gigabyte di dati sensibili di pazienti e personale medico, alla mercé di chiunque, e con il rischio ora di un maxi contenzioso.

Spiega infatti a questa testata un gruppo di medici, che preferisce rimanere nell’anonimato,  dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila: “Secondo i calcoli del direttore generale Ferdinando Romano, la settimana scorsa avremmo avuto rete, programmi e archivio storico per ripartire. Non c’è nulla. Interi reparti – compreso il nostro – sono ancora all’età della pietra”.

Per i medici “al di là degli annunci”, tanti sono insomma i problemi irrisolti per garantire i servizi sanitari in condizione di relativa normalità.

Il disagio è emerso anche nel corso della manifestazione indetta da sindacati e associazioni, in difesa della sanità pubblica, a rischio collasso a causa del sottofinanziamento, mancanza personale, in particolare il mancato rimpiazzo dei medici di base. Il manager Ferdinando Romano incontrerà oggi sindacati e consiglieri comunali, per fare il punto della situazione, e fornire le attese risposte con crisma istituzionale.

Le accuse dei medici sulla tutt’altro che conclusa emergenza hacker stridono intanto con le rassicurazione dei vertici della Asl che parlano di ritorno oramai alla quasi normalità, e con quelle del dottor Riccardo Urbani che guida la task force dell’emergenza hackeraggio, e che al quotidiano on line Il Capoluogo, ha parlato di “una risposta collettiva straordinaria”, dicendosi orgoglioso del risultato ottenuto, ovvero del 70% dei dati sul cloud del Polo strategico nazionale e il restante 30% ripristinato sui computer.

Spiegando altresì che “siamo riusciti a ripartire in 25 giorni, quando le prime stime davano due o tre mesi per la riattivazione del sistema informatico, Spesso si dice che da un male può nascere anche qualcosa di positivo. In questo caso la buona notizia è che la Asl 1 è la prima struttura di azienda sanitaria entrata nel Polo strategico nazionale. Data la compromissione di tutti i server che sono stati cifrati e non si potevano nemmeno toccare, in quanto oggetto di indagine, la scelta più logica è stata quella di muoversi verso il polo strategico, anticipando la legge che impone lo stesso passaggio a tutte le strutture entro il 2026. Adesso quindi L’Aquila si trova con un sistema informativo all’avanguardia”.

Il Garante della Privacy intanto ha dato un ultimatum alla Asl aquilana, affermando esplicitamente che l’azienda ha quindici giorni di tempo per comunicare alle persone coinvolte la violazione dei propri dati personali. Incombe infatti “il possibile pregiudizio ai medesimi che non sono stati finora informati, considerati i possibili rischi di discriminazione, disagio psicologico, umiliazione, danni alla reputazione o altri danni materiali o immateriali derivanti dalla compromissione della riservatezza dei dati personali’”.

E’ tornato infine ad attaccare il manager Romano, il consigliere regionale M5s, Giorgio Fedele: “tutti esigiamo che il direttore Romano fornisca pubbliche spiegazioni sull’accaduto, su come si sta agendo per ripristinare una situazione di normalità e, soprattutto, quali azioni sono state intraprese per restituire ai cittadini i propri dati sensibili. Un’arroganza inaccettabile, soprattutto se pensiamo che sono  stati rubati 522 GB di file, pari a circa 1,5/ 2 milioni di pagine e documenti, eppure non hanno fatto altro che attaccare chi, come il sottoscritto, è sceso dalla parte della gente comune per chiedere che venisse difeso il loro diritto alla privacy”.

Lo stesso ha fatto il capogruppo del Partito democratico in Regione, Silvio Paolucci, per cui l’intervento del Garante, “dice molto sull’importanza di una tutela che nei fatti è mancata e che, non sapendo come si stia uscendo da questa impasse, potrebbe mancare ancora. Di certo, oltre a questa sonora bocciatura e a centinaia di richieste di risarcimento partite da parte dei pazienti e dell’utenza messa in chiaro dagli hacker, c’è il fatto che un sistema che dovrebbe erogare servizi è tornato all’era della carta e che gli effetti di questa paralisi si sentono ancora a L’Aquila e nelle altre Asl, lasciate in balia di un fatto che ha dimostrato l’incapacità della Regione e della Asl di gestire dati ed emergenza con le dovute tutele”.