CHIETI – Sarà solo un brutto e costoso ricordo il megastipendio di Domenico Recchione, direttore generale della super indebitata Ater di Chieti, azienda regionale che gestisce le case popolari che nel 2012 ha percepito uno stipendio lordo annuo di 324 mila euro, a cui si sono agiunti 53 mila euro di arretrati. Più del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che guadagna un compenso pari a 314 mila euro, e del presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, che si deve accontentare di soli 218 mila.
Il Consiglio regionale ha infatti ieri approvato all’unanimità un emendamento che taglierà di netto questa anomalia. E il super-fortunato direttore ora non solo avrà lo stipendio decurtato, ma rischia anche di essere cacciato.
La nuova legge prevede, infatti, all’articolo 1 che per un’Ater in situazione deficitaria il commissario può richiedere alla Giunta regionale il riconoscimento dello stato di dissesto. A quel punto viene nominato un commissario per il piano di rientro, che ha facoltà di rescindere il contratto al direttore generale responsabile del buco, e di procede a vendere i beni dell’Ater a uso commerciale, come garage, locali al pianterreno, terreni non edificabili a fini sociali, fabbricati dismessi.
All’articolo 2 la nuova legge stabilisce che gli stipendi dei direttori e dirigenti dell’Ater sono parificati in ogni caso a quelli dei direttori e dirigenti regionali, ovvero rispettivamente a 103 mila euro e 90 mila euro lordi.
Una legge ritagliata sulla situazione disastrosa dell’Ater di Chieti, in quanto le altre quattro Ater abruzzesi, sono più o meno in equilibrio finanziario e i direttori e i dirigenti in quasi tutti i casi percepiscono già stipendi stabiliti nella nuova legge.
Mentre all’Ater di Chieti, oltre al super stipendio di Recchione, creano scandalo anche quelli di tre suoi dirigenti, due dei quali percepiscono 180 mila euro l’anno, un terzo 128 mila euro l’anno.
In un ente che ha 8 milioni di euro di debiti, e dove sull’incasso complessivo di 1,6 milioni derivanti dai canoni di locazione, 1 milione se n’è andato finora pagare lo stipendio dei quattro super burocrati.
Un pentolone scoperchiato da Antonella Gabini, amministratrice unica dell’Ater di Chieti, subentrata dopo l’arresto, avvenuto il 16 luglio dello scorso anno, del commissario Marcello Lancia. Gabini ha anche denunciato l’anomalia di due delibere del febbraio 2010 con cui nello stesso giorno l’ex commissario Lancia ha deciso di vendere case del proprio patrimonio per ripianare debiti, gestire l’ordinaria amministrazione e pagare anche gli stipendi d’oro ai dirigenti.
Commenta ad AbruzzoWeb il presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano, firmatario dell’emendamento: “Non nascondo un’immensa soddisfazione per questo atto di giustizia. Quegli stipendi erano scandalosi e mi sarei atteso anche le dimissioni del diretto interessato”.
“Abbiamo ripristinato la correttezza amministrativa e sanato una clamorosa anomalia – spiega ad AbruzzoWeb il consigliere regionale del Partito democratico Claudio Ruffini – Ricordo solo che il direttore generale dell’Ater di Milano percepisce un compenso di 180 mila euro, ma deve gestire ben 180 mila alloggi popolari, non 2.600 come il suo collega teatino”.
Assieme al consigliere di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo e il consigliere del Pd Giuseppe Di Pangrazio, Ruffini ha anche presentato al procuratore della Repubblica di Chieti un corposo dossier sulla gestione dell’Ater negli ultimi anni.
Nel suo intervento in aula, Acerbo ha considerato un passo avanti il provvedimento ma si è chiesto: “Come è possibile che per tutto questo tempo all’Ater di Chieti in dissesto finanziario sono stati erogati stipendi di questa entità, sottraendo risorse alle spese obbligatorie per la manutenzione? Dove erano i revisori dei conti, i dirigenti regionali, dov’era assessore al ramo Angelo Di Paolo?”. Filippo Tronca




